ANAFESTICO

“Attraverso il suono possiamo sentirci
più uniti da un legame sottile.”
Anafestico


Libera la mente
sostieni il pensiero
fallo vibrare
chiudi l’orecchio
ascolta lo spirito
che ti parla
a suon di musica


Potendovi raccontare Anafestico ho deciso d’introdurlo così, in modo poetico, come del resto il suo talento merita.

Il poeta musicale

La leggerezza vibrata in nota musicale
La poesia in metrica…Quale assunto incredibile può essere intrinsecamente fatto, quando si legge quella musicale! Talmente insita nelle note del poeta che ripercorre il sé lungo le riflessioni non composte di parole, bensì sonore.
Anafestico mi concede una possibilità che ricerco nel mondo, ossia quella di riflettere filosoficamente per mezzo sonoro e conduce la prosa lungo i versi musicali dell’handpan, che da quando ho conosciuto non riesco più ad abbandonare emotivamente. Esso è diventato una necessità curativa delle crepe taglienti la pelle che sostiene con cura la sembianza di compattezza voluta ostinatamente mostrare. Lo strumento magico libera, scava nell’oscurità riflessa da una luce decisa intenzionalmente, ma ben distante dal concetto di vero. Laddove ci si ricopra di una luce orchestrata ad arte per velarsi l’Io di una solarità desiderata, l’handpan la spegne e t’inonda di musica la mente. Ti permette di parlare con te stesso, con un linguaggio poetico per chi ne ha l’assoluta proprietà come Anafestico.
Se ascoltate le vibrazioni dell’Universo grazie allo strumento, sapete bene come l’handpan possa di suo armonizzare l’aura propria dell’essere umano e sintonizzarla ala frequenza dell’equilibrio tra chakra, energia e persona. Non è un caso, dunque, che il mio scritto sia supportato per tale artista dalla similitudine tra musica e poesia in cui l’una addiviene, o meglio assurge a sosia dell’altra nella sfera musicale. Paragonare la musica alla poesia può consistere in un’assurdità? Non può che essere più consono al mio essere l’assurdità stessa! Essa è un ambiente vitale in cui la caratteristica più adatta per sopravvivervi è la follia. Dote con cui sorrido, ma mal capita dal dire altrui. In questa comfort zone mi riscalda l’animo chi mi sollecita a visionare il mondo da una prospettiva di nicchia, quella della musica meditativa. Non può essere qualificata in tale senso essa stessa come poesia? Ebbene si.
Il poetico dire di Anafestico si svela nella sua radice originaria quando ci spiega la sua condizione che gli impedisce la totale gestualità esecutoria. In realtà la sua poesia è proprio qui che si dispiega nelle sue parole musicali scritte da un movimento che dovrebbe esser delimitato. Il talento, invero, musica in altro modo quando pare sia sintetizzato nella piena capacità d’esercitarlo. Quello proprio di Anafestico parla per via d’Epiteto, la sua guida nell’arte, la sua musa.
Vedete è così arguta la lingua italiana da colmare di significato termini, apparentemente slegati tra loro, ma riconducibili a un unico ragionamento se usati nella ricerca contenutistica, purché non letterale. Il surplus della nostra lingua italiana! Tutto ciò che amo di più d’essa, ossia il suo ampio contenuto da cui parto con una sua estensione sostanziale per condurvi in un collegamento linguistico curioso.
L’Epiteto si identifica nell’attributo caratterizzante un nome a scopo principalmente esortativo, per delimitarne la caratteristica propria. Nel caso, il nome artista viene riempito dal nome Anafestico, il cui epiteto è la sua stessa musa ispiratrice, la sua guida ossia il suo Handpan. Uno dei sinonimi di musa è però non a caso, “Dea delle arti”. Quindi con tale presupposizione si conclude in modo beato che Epiteto è al contempo caratteristica di Anafestico e motivo ispiratore, la musa che lo conduce nell’arte, quindi in senso lato è la Dea stessa delle Arti a donarle la grazia musicale. Avendo Anafestico chiamato Epiteto il suo handpan, si può farlo coincidere nel contenuto e nei suoi sinonimi con una caratteristica di sé e in similitudine di contenuto con la Dea delle arti, nonché musa.
In altro modo detto, laddove il sostantivo “musa” venga considerato un sinonimo della Dea delle arti, inculsive della poesia, essendo Epiteto la sua musa ispiratrice è anch’esso divino. Tanto da garantirle l’assoluto talento andando oltre a qualsiasi condizione fisica.
Il suo strumento è il regalo che l’Arte gli ha fatto, cioé quello di far poesia con la musica.

Il motivo ispiratore è lo strumento stesso
che incanta, affascina,
per la sua sonorità e
per desiderio di ricerca continua.”

Anafestico

Anafestico: un nome d’arte inusuale, quasi in coerenza con la specialità della musica che suoni. Come mai questa scelta?
Anafestico è un nickname che uso nella maggior parte delle piattaforme e che utilizzo da anni. Letteralmente non significa nulla, è tratto dal film “Amici Miei” ed è una “supercazzola”, ovvero una frase priva di senso, pronunciata con convinzione, al fine di confondere l’interlocutore. Funziona!! Sono felice che abbia suscitato curiosità.


Come e quando hai conosciuto l’Handpan?
L’ho conosciuto una dozzina di anni fa, curiosando in rete ed è stato subito amore per il suono e il metodo di utilizzo. Ho iniziato poi a guardare video e filmati, ma è trascorso molto tempo prima che ne possedessi uno.


Quale legame hai con esso?
Ho un legame d’amore e di profondo affetto con il mio handpan, al punto da avergli dato un nome: “Epiteto”. Ho suonato per molti anni la batteria, frequentando anche l’Accademia di Musica Moderna, ma ho interrotto perché ho un problema di salute, la sclerosi multipla, che mi impedisce dei movimenti e non mi permette di suonare come un tempo. Quando conobbi l’handpan, ho subito pensato che potesse fare al caso mio, ma, nonostante ciò, non ne acquistai mai uno fino a quando la mia compagna mi organizzò una festa di compleanno a sorpresa con decine di invitati tra amici e musicisti con cui ho suonato o collaborato più molti altri che non erano presenti, ma che parteciparono alla realizzazione del regalo che fu proprio un handpan. Non scorderò mai quel giorno di intensa emozione, commozione e adrenalina. Ecco perché ho un legame d’amore, profondo affetto e rispetto.


Cosa provi quando lo suoni?
Esattamente come per la batteria, riesco ad evocare una sorta di estasi meditativa, sento che mi allontano dalla realtà nota dell’essere umano e mi addentro nei piaceri della leggerezza di ciò che, fintanto che siamo su questo piano/Pianeta, non possiamo ancora comprendere appieno.
Cosa invece vuoi trasmettere attraverso il suo magico suono? Ognuno di noi percepisce cose diverse, benché comuni. Quello che mi piacerebbe arrivasse, è la leggerezza, perché facciamo parte di un tutt’uno, siamo tutti nelo stesso posto e che attraverso il suono possiamo sentirci più uniti, da un legame sottile, invisibile, impalpabile, ma che comunque unisce.
Natura e Musica: quale legame esiste?
Esiste un legame vibrazionale, esattamente come per l’Universo intero e per qualsiasi essere vivente, vegetale o animale.


L’handpan è uno strumento particolare che induce all’introspezione, ma sempre con l’aiuto dell’energia. Cosa ne pensi?
Poiché l’introspezione è l’osservazione dei fatti di coscienza e del proprio sé, penso sia corretto dire che l’handpan la induca, proprio tramite le sue vibrazioni e la sua energia, che è dentro e tutta intorno a noi. Sono dei fondamenti per me.

L’accordatura aurea. Cosa pensi in merito? Ininfluente o determinante?
Credo che non si possa parlare di un’accordatura aurea sola, unica, ma che dipenda da ognuno di noi, dalla propria vibrazione, così come da molti altri fattori che influiscono sulla nostra emotività e che riflette sull’energia. In alcuni momenti o situazioni si ha necessità di un’accordatura aurea che sia armonicamente compatibile con lo stato d’animo o al lasso di tempo o circostanza che si sta vivendo o verificando al fine di avere l’effetto desiderato.


L’handpan è un momento a mio avviso di grande connessione con l’Universo che ben pochi altri strumenti concedono così intensamente. Sei d’accordo?
Dipende da come lo si suona o utilizza, così come per molti altri strumenti. Tutto sta nell’intenzione del musicista e può valere sia per l’handpan che per qualsiasi altro strumento. Tutto sta in cosa il musicista desidera trasmettere. Nella vita mi è successo di ascoltare musicisti che mi hanno trasmesso questa connessione, altri invece solo tecnica fine a sé stessa che, a mio parere, può comunque avere un senso ed un significato. Sta ad ognuno di noi scegliere cosa ascoltare o quale approccio avere con uno strumento.


Ci sono dei luoghi in cui preferisci suonarlo?
Certamente, mi piace suonarlo in solitaria, tra le mura di casa, oppure all’aperto in un luogo poco frequentato, come un bosco o un parco.


Vi è un’emozione che più di tutte preferisci trasmettere quando suoni l’handpan?
Il senso di leggerezza e bellezza, di stupore di esse. Mi piacerebbe che l’ascoltatore pensasse che è bello e spensierato ciò che sta ascoltando e che sia bella e leggera l’energia che gli arriva.


Cosa è per te la musica?
Da bambino mio padre mi imprestava le sue audiocassette dei Beatles, dei Rolling Stones, dei Deep Purple e dei Led Zeppelin che ascoltavo nel walkman. Ho iniziato a suonare a 13 anni la batteria e nel corso del tempo ho plasmato i miei gusti, i mieigeneri, le mie composizioni e le mie scelte musicali, ho affinato le mitecniche e ho suonato con decine di musicisti, ho avuto la fortuna e l’onore di registrare con persone meravigliose e che ho conosciuto grazie all’unione musicale. Non saprei dire esattamente cosa sia per me la musica, ma non potrei vedermi senza.


Attualmente ritieni che l’handpan sia uno strumento giustamente
quotato o ben pochi lo comprendono?

Fino a qualche anno fa era poco conosciuto, ora, invece, lo è sempre di più, grazie ai musicisti che lo suonano che sono in aumento, grazie ai costruttori che sono davvero molti e grazie anche a chi per un qualsiasi motivo si avvicina ad esso. Ha un suono magico, è difficile non rimanerne affascinati.


Cosa manca in questa società tanto da non consentirle una maggiore propensione alla musica così speciale?
Credo che l’unica cosa che manchi sia la volontà. E’ molto più facile ascoltare il musicista di successo di turno (e che magari fa anche guadagnare produttori e case discografiche) che a volte ha la durata di una stagione, che addentrarsi in un ascolto più profondo e saggiarne le varie sfumature, ma è anche una questione di gusto, nel senso che non a tutti può piacere la stessa cosa ed è giusto che sia così.


Come vedi attualmente il rapporto tra società e musica?
Non è un periodo storico semplice quello che si sta vivendo, soprattutto per i musicisti, sia per la quasi spietata concorrenza, sia per il riscontro che ricevono, a volte troppo spesso sottovalutato.


Cosa significa per te essere un musicista?
Significa avvicinarmi a ciò che la mia costrizione mentale non concepisce, che mi fa costantemente progredire nel mio essere tutto nell’essere tutto.
Vi è un motivo ispiratore all’uso dell’handpan o lo suoni a prescindere?
Il motivo ispiratore è lo strumento stesso, che incanta e affascina per la sua sonorità e per il desiderio di ricerca continua in esso.


Per chi non conosce l’handpan puoi fornirci cenni storici evolutivi dello strumento?
Non so molto a riguardo. So che è stato ideato nei primi anni 2000 ed ha avuto una lenta evoluzione che ha fatto sì che sia stato affinato fino a quello che conosciamo oggi. I metalli venivano comunque percossi già molto tempo prima, non ne sappiamo molto, ma possiamo andare indietro parecchio nel tempo. I maggiori utilizzatori, nonché i migliori forgiatori di metalli nella musica percussiva melodica o idiofona, restano gli orientali.


Musica e terapia. L’handpan viene utilizzato anche in tale senso. Ritieni che la musica potrà mai curare il male sociale?
Lo spero. Qualsiasi altro mezzo che possa essere utile per curare un male sociale è il ben venuto. Stiamo vivendo un periodo. Quello in cui saranno messe alla prova le nostre credenze ed il nostro effettivo livello di coscienza, di spiritualità, di umanità. Non mi metterò ad usare toni apocalittici e non dirò che siamo alla “resa dei conti” come spesso si legge in giro o si sente dire. Dopotutto, le voci si spargono come il letame. Non è né l’Apocalisse, né la fine dei tempi. Nessuno e, ripeto, nessuno sa cosa stia realmente accadendo, quindi niente toni allarmistici, perché il solo allarme che vale la pena di far suonare è quello contro l’inconsapevolezza umana che esiste da ben prima dei problemi attuali e che è molto, molto più pericolosa. E’ possibile scegliere se essere come foglie sbattute dal vento delle emozioni e pensieri collettivi, dell’opinionismo spicciolo, oppure essere persone che, presupponendo aver fatto un lavoro su di sé, decidere cosa pensare, come sentirsi e come agire. Abbiamo a disposizione degli strumenti: la musica, il metodo Yin, lo Zhineng Qigong, per esempio, o l’uso dell’energia, le forme pensiero, il potere della presenza e dei campi di coscienza. Se non vengono usati questi strumenti ora, significa che si è sprecato tempo prezioso, durante questa permanenza.

Cosa è per te la felicità?
Suonare, forse?! La felicità è effimera, preferisco la serenità che ha una costanza più salda. Personalmente traggo serenità anche dalla musica.
Chi suona questo magico strumento ha sempre un certo legame equilibrato con l’Universo. Raccontaci di te e del tuo universo.
Come già detto, molti altri strumenti lasciano questa possibilità. Il mio Universo è un’enorme armonia fatta da molti elementi che risuonano assieme, a volte sincronizzati, altre diacronici, a volte accordati, altre dissonanti, ma comunque un’enorme melodia. E soprattutto c’è un ritmo il cui metronomo non serve perché non saprebbe gestire il tempo. O forse no, ma a me piace pensarlo.

“Voglio ringraziare Mostrarte per questa bella possibilità e tutte le persone che mi sono vicine. C’è in programma una collaborazione con una band locale che seguo e con un mio caro amico che vive a Londra. Ho in mente un belprogetto in termini musicali, di cui però non anticipo nulla, perché vorrei a mia volta fare una sorpresa ad un centinaio di persone, le stesse che hanno contribuito all’acquisto di Epiteto e alla realizzazione della festa.Partirà la prossima primavera e l’unico termine che mi sono posto è quello di esternarlo solo nel momento in cui mi riterrò pienamente soddisfatto.”

Instagram Page: Anafestico

Link: squilibrato.blogspot.com

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