Andrea Matacena

L’artista del racconto per immagini

 Il racconto ha sempre qualcosa di magico al suo primo dire. Un lungo vivere di parole condotto dalla narrazione condotta da chi dirige il dialogo espositore d’immagini, luoghi, paesaggi che consentono al lettore d’addentrarsi nella pura immaginazione. La stessa che permette a chi legge d’immedesimarsi nella beatitudine che concede il lessico verbale, quale mezzo comunicativo di una storia immaginata ma parlata in termini descrittivi. Quando, però, lo strumento di narrazione non è più la parola, cosa accade? Quando la descrizione verbale viene sostituita da quella figurativa sostenuta da un’impronta emotiva talmente nobile da presentarsi così argutamente divisa dall’abilità dell’artista che sta dietro l’obiettivo, che cosa può accadere in siffatta fattispecie d’osservazione della storia che si vuole raccontare? Succede che le immagini ti aprono l’anima e ti spengono la ragione. Questa è l’abilità primaria di Andrea, l’artista che racconta Napoli attraverso le immagini.

Il racconto scritto solitamente conduce, tramite l’immaginazione connessa al suono delle parole, all’interno della storia avente come massima espressione illustrativa, l’attività mentale riconosciuta nelle parole d’immagini idealizzate. Il racconto per figurazione differisce. E questa è la differenza che fa Andrea, anteponendo l’occhio del fotografo alle parole. La differenza…questo concetto pervase la mia mente mentre l’artista del racconto fotografico mi parlava…La mia mente si perse nella sua entusiastica capacità d’emozionare l’interlocutore con la sua passione vorace ed estrosa. Quindi, compresi nel corso dell’intervista di quanto il suo mondo artistico nasconda e svelarvelo è per me un orgoglio, derivante da un amore innato comune, quello per il teatro a cielo aperto che si affaccia sul Vesuvio.

Napoli, è una di quelle città che si mostra a primo impatto nella sua autenticità. È una realtà paesaggistica straordinaria quando la si percorre lungo i viali della vita quotidiana delle genti. Quando ti addentri nella luce vesuviana il respiro si mozza, la mente si libera e inizi a riflettere su quanta maestosità possa esserci in un luogo così semplice, tanto da essere sublime. La realtà che Andrea mostra attraverso la sua abilità riconoscitiva d’arte è quella di una città ricca di sentimento di vita tanto da essere sotto costante altrui giudizio ottuso e incomprensibile. Andrea riesce a farti immergere nell’atmosfera magica popolare, artistica  e strutturale del capoluogo campano, che nella sua unicità d’usi e costumi riesce a mostrarsi al mondo come una culla d’arte includente ogni tipologia creativa. La terra vesuviana, infatti, offre una molteplicità culturale-artistico manifesta tra le mura della città, che Andrea percorre con lo sguardo di chi cattura la magia visivo-emotiva. Gli occhi sono gli strumenti attraverso cui egli riesce a elevare a emotività le immagini. Sapete cosa potete carpire dalle sue figurazioni? L’anima della poetica di De Filippo con la cui metrica catturava il senso vitale del volgo campano, quello vorace di vita. O, ancora la Voceanima di Clementino lungo i viali che si trasformano in teatri dei giovani amori, dei baci rubati e della musica celebrati come poetica d’immagini.

Andrea è capace di tracciare un profilo artistico-poetico anche laddove non si trovi una sintassi da poema o prosa, sostituita dalle luci impresse negli scatti rubati alla città d’anima.

Napoli ha molti problemi, ma neanche troppi. Io miro alla valorizzazione del territorio. Una sua riqualificazione che mette in risalto il bello della mia città. Questo è il mio amore per Napoli.”

Quale  asserzione meritevole di stima e ammirazione quella espressa dal Matacena che qualifica il suo amore per la sua terra come un’esigenza espressiva di trasmissione emotiva dell’arte impressa nelle memorie di chi Napoli la custodisce nella mente e nel suo futuro immaginario fatto di quadri impressi negli occhi, dipinti dalla natura. Perché definisco ripetutamente “visiva” la sua arte? Perché è dai suoi occhi che essa nasce. E capite, è questa la magia che Andrea riesce a rendere concreta nelle sue foto. Attraverso l’occhio guarda il mondo e gli dà forma con le immagini… “io guardo il mondo a 360° …anzi il Vesuvio!”.

Qualunque sia il segreto di questa sua dote, illumina le menti in virtù del suo spessore culturale insito nel pensiero di Andrea. Egli vive nelle sue foto, così come Napoli in lui, tanto da tramutare le parole in un racconto fotografico della terra del sorriso.

“Io nasco come musicista proveniente dal conservatorio, in procinto di ottenere il diploma in Viola, ecco perché ogni cosa per me è poesia. Essendo un musicista, lo capto naturalmente. Io più che studiare, ho analizzato e dagli occhi è nata la mia fotografia. Essi sono il segreto… le mie emozioni. La fotografia deve essere occhi se no, non è nulla.” Essa deve dare un messaggio. Deve raccontare.”

Ecco la sua magia!. Egli non fotografa solo, bensì parla per mezzo delle immagini rappresentative la bellezza di Napoli. Racconta la sua città. Questa è la sua arte: il racconto per figurazione.

“L’arte riesce a dare emozioni. Ci può essere un’arte in tutto, ma se crei un’emozione è già di per sé arte. Ci sono cose irripetibili.”

Appunto, irripetibili. Come la tua arte di far sognare alle genti la città del Vesuvio attraverso la tua fotografia che la racconta più di quanto possa fare una molteplicità di parole.

“Io amo trovare la novità. Il bello d’essere diverso è questo. Ma amo altrettanto ricevere l’amore delle persone che nel corso del tempo hanno apprezzato ciò che faccio e dall’avere dei mentori sono arrivato a esserlo per altri in modo da aiutarli a evitare di fare i miei stessi errori. A me rende felice aiutare gli altri come hanno fatto con me. E Instagram è una grande piattaforma sociale in cui ho incontrato tante persone valide perché siamo riusciti ad andare oltre alla digitalizzazione. A me non interessa il numero, ma l’affetto delle persone. Soprattutto in post produzione ho dato consigli a chi ha il mio stesso obiettivo, ossia valorizzare Napoli e dire al mondo cara città mia ho raccontato di te….”

Talvolta il luogo non è la meta, ma è il percorso che si sceglie; il filo conduttore tra emozioni e realtà. Quella linea di pensiero che se, riflessa, su Andrea mi porta a delucidare l’indole estrosa dell’artista talmente aperta al mondo da pensare, appunto, di mostrarla con gli occhi dell’amore paterno conferitogli verso la sua città dalla natura.

Un artista per essere tale deve sapere e poter raccontare una realtà, anche quando è la sua.”

L’artista di cui parla Mahmood in questa frase saggia è proprio lui: Andrea Matacena, l’artista del racconto per immagini.

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