ETERNITY 17


La vita eterna del tatuaggio
La ricerca di sé, talvolta risulta essere la principale difficoltà che s’incontra nel percorso della vita, che cela tutte le più improbabili scoperte che ciascuno può fare. Quando decidiamo di diventare ciò che, per primi, non ci aspettiamo d’essere.
La vita di Alessandra e Simone può ben essere rappresentata in tal modo, se la si legge con gli occhi di chi dalla vita ha, innanzitutto, ricevuto quegli affronti brutali che solo essa sa dare, ma che si rivelano necessari per comprendere quale direzione debba intraprendere. Il percorso di un tatuatore talvolta s’intrinseca di profili inaspettati di curiosità e sorprese, laddove la decisione di seguire questo percorso d’arte nasce da una spontanea e inaspettata esigenza di riscoprire se stessi e di rinnovare quell’io interiore che solo chi vive nell’eternità può comprendere e cercare. La scelta del nome dello studio , infatti, è emblematica se la si vive come un indizio della loro esistenza. L’eternità è ciò che li lega nella vita, così come il tattoo raffigura lo strumento tramite cui lasciare il loro segno di passaggio in questa quotidianità, ben troppe volte oscurata dalla superficialità.
Mi capita spesso d’incontrare persone che non sfiorano minimamente l’idea del tatuaggio come manifestazione d’arte, e rigettano ciò che invece permette di ottenere: un segno eterno nel proprio corpo fatto da coloro che nell’eternità dei sentimenti ne fa oggetto di vita e , come ben visto, di professione. Ne è dunque una profonda dimostrazione la scelta nominativa del luogo in cui il mondo esterno può accedere per dimostrare ciò in cui credono e si rivelano: l’eternità. Essa può avere le più dispiegate interpretazioni fatte da tutti coloro che decidono di prenderne atto, ed è lì , proprio lì, che ho capito il senso del loro agire, della loro voglia di fare e mostrarsi per ciò che sono, eternamente legati da un’emozione che li rende vivi e li fa sentire tali a chi vi fa ingresso. Eternity 17 si è svelato come quel luogo in cui puoi comodamente interagire senza pregiudizi, né spiegazioni, ma semplicemente decidendo di dare al proprio corpo un senso esatto del loro essere, permettendogli di decorarlo. Il disegno, creato artisticamente e liberamente dalla mano di Alessandra Bellisai emerge da questo, ovverossia dalla scelta personale di ognuno di noi.
Siamo noi a decidere cosa merita l’eternità nel proprio corpo.”


Lei, semplicemente, decide di adeguarlo ad ogni persona. Scelta, questa, che si collega ancor più a quel senso di eterno che il tatuaggio deve emanare. Ciò che sorprende è la semplicità e la gioia con cui la tatuatrice realizza quel che, a parer mio, è un magico lavoro di creazione. Non tutti possono comprendere quanta emozione e ansia di realizzazione, il disegno sul corpo possa generare, in quanto d’altro non si tratta.
Le mani di Alessandra disegnano fin quando la loro forma racchiudeva a mala pena la matita per dar vita a ciò che la mente le richiedeva di realizzare tramite la fantasia di una bimba di tre anni. La
sua capacità artistica nasce con lei, la vita ha solo temporeggiato nel farglielo capire, distogliendola dal disegno a causa della durezza che essa troppe volte racchiude per un oscuro motivo che tutt’oggi non si può capire, se non nella rivelazione di ciò che ti permette di diventare. Evidentemente la spigolosità degli eventi quotidiani che Alessandra ha dovuto fronteggiare sola con se stessa e la sua grinta, le ha bilanciato una forza di rinascita consolidata dall’incontro di colui che nelle sue fedeli mani, racchiude la loro eternità: Simone.
Decidono, quindi, di dar vita a qualcosa che rimarrà nel tempo visivo e corporeo delle persone, il disegno sul corpo. Del quale, personalmente, mi nutro emotivamente e ringrazio chi come loro, ha avuto il coraggio di attuarlo. Questa decisione segna la nascita della loro eternità nel quotidiano altrui, che emerge ogniqualvolta un corpo si appresti ad accettare la loro arte, la quale attuano con l’intento di personalizzarla e individuarla.
Come può essere eterno un disegno se non adeguandolo alla persona che lo richiede e lo accetta per darne un senso perdurato nel tempo?


È un insegnamento, questo, che Alessandra ha ricevuto nel corso degli anni, mettendo in pratica la sua necessità di disegnare in modo perpetuo; e lottando contro l’ ansia di non riuscire nell’intento prefissato. La pratica, dunque,è ciò che questo lavoro richiede per essere vissuto nella sua totalità; perciò superare la prima barriera “del non deturpare la pelle”, risulta essere, il primo traguardo che un aspirante possa raggiungere. Così, iniziò a decorare il corpo altrui non pensando che un giorno, tramite il suo impegno e la sua naturalezza d’animo, sarebbe riuscita a vincere il Black work category al FOVEA TATTOO SHOW 2017. Se ci si chiede, dunque, dove Alessandra vive nel mondo del tatuaggio, possiamo risponderci attraverso la scoperta dei suoi disegni…

Questo è ciò che Alessandra e Simone fanno, nel luogo in cui il giudizio, i limiti mentali e le privazioni di sé mosse dal sistema sociale quotidiano, non esistono: nell’eternità dell’arte.

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