GALANG GANG


Il reggae concettuale


Lo spirito sembra esser cosa ben poco considerata dall’attualità mondana del vivere. Sembra quasi una parvenza trascendente dell’essere. In quanti percepiamo il vero significato d’esso in un mondo avvilito dallo “spreco concettuale”?
Quando sentii pronunciare questa locuzione da Clemy rimasi interdetta, quasi stentavo a credere d’aver udito tale massima filosofica, a parer mio, da una giovane di soli ventun anni. Rimasi stupita dalla naturalezza con cui pronunciò tale intensa significazione della realtà immonda che ci circonda. In un momento d’apatia concettualistica, generata da un pressante impoverimento culturale, Clemy è riuscita a riportarmi alla beatitudine della riflessione. Quando sussiste uno scaglione generazionale così spesso, supponi a torto che possa sussistere una differenza di vedute, a seguito della posizione prospettica da cui si guarda il mondo. Lo si suppone per presunzione d’età, che null’altro è che un modo ignorante del vivere. La considerazione mentale altrui deve prescindere dall’appartenenza culturale, sociale e generazionale. Quando si assume ciò si raggiunge una tale libertà mentale che concede una rarità, ossia la possibilità discorsiva senza preconcetti. Quanto detto è accaduto nell’interloquire libero e naturale con chi si propone la libertà come base della felicità. Lo spreco concettuale è la pochezza generalizzata d’impegno cognitivo che s’estende in vari settori esistenziali, che siano essi pratici del viver quotidiano o riflessivo-filosofici. Mentre Pasquale e Clemy parlavano, scoprivo man mano con le loro riflessioni che esiste ancor’oggi la possibilità di discorrere fine a se stessa. Ero estasiata dall’ascolto e non succede ogni giorno quando t’affacci al mondo, soprattutto quello delle nuove leve. Ma, come sempre l’inaspettato sconvolge con costanza l’ordinario e abitudinario pensiero, creatosi con il background pregresso.
Il concetto è definito come il “Pensiero, in quanto concepito dalla mente; più in particolare, anche dal punto di vista filosofico, la nozione che la mente si è formata dell’intima essenza di una data realtà (materiale o astratta), afferrando insieme i vari aspetti e i caratteri essenziali e costanti di questa realtà” (Treccani). Pensiero e mente, due termini di sostegno per la mia visione del mondo, ritenuta estremista e univoca dagli stessi che non fanno altro che dimostrarmi che essa sia appunto così: priva, oramai di mente e pensieri. Il concetto, dunque, è un’elaborazione mentale d’attribuzione significativa elaborata da un sunto d’analisi di studio fatto, sulla cultura sociale e sulla vita in genere. La riflessione concede l’uso della mente per qualificarsi come persona, perciò il “cogito ergo sum” cartesiano emerge dalla capacità dei giovani ragazzi di dare centralità concettuale al pensare con coscienza per mezzo del loro canto sociale. Il concetto, però, è altresì definibile come il “Giudizio, opinione riguardo a persona o cosa, che si forma soprattutto per via d’osservazione” oppure come il “Pensiero in genere, idea, il contenuto di ciò che qualcuno dice o vuol dire” (Treccani). Capire cosa sia il concetto per la lingua italiana ci permette di appropriarcene e farlo proprio in modo da comprendere come l’osservazione possa mostrare anche in tal senso la sua pressante importanza. Attraverso essa si può generare un concetto, un’idea contenutistica che alcuni possono tramutarla in scritti, altri, in versi musicali. L’osservazione serve dunque anche in tal caso come perno unificatore tra la mente e l’arte, avente come elemento esplicatore la fotografia, ma non quella propria tecnica bensì quella mentale che Pasquale usa per eleborare la sua musica.
A questo punto della lettura, avrete sicuramente compreso che siamo di fronte a qualcuno che attribuisce contenuto all’esistenza, a prescindere dal contorno reale, e così facendo riesce a credere ancora che vi possa essere spazio per la mente nel mondo. Ne danno riprova Pasquale e Clemy, nel loro discorrere musicale, che propongono al pubblico con tale energia da non riuscire a frenarla nella sua fluidità.


Pasquale Torrente
Il fotografo della musica


Amo il contatto con le persone, stare insieme a chi mi fa star bene e ho bisogno di star sempre in giro per fotografare la realtà per poi trasformarla in musica.”
La fluidità sopracitata è la definizione che diedi spontaneamente alla mentalità artistico-musicale di Pasquale quando gli chiesi cosa fosse per lui la musica. Ecco, questo termine è collocabile nel linguaggio comune come uno dei principali strumenti evasivi della realtà che ci circonda. Invece, con Pasquale siamo di fronte a una fluida qualificazione della musica che nasce dall’abilità fotografico-mentale dello stesso. In che senso possiamo noi comprendere tale attività mnemonica?
“Durante la quarantena da Covid-19, temevo lo star solo con me stesso, essendo io abituato a star in continuazione a contatto con amici e parenti. A differenza di quanto pensavo ho scoperto quanto possa essere produttivo poter fotografare la realtà. Ora devo solo trasformarla in musica.
Una sintesi concettualistica alquanto esemplificativa di quanto da me asserito circa la fluidità concettuale di Pasquale. Egli possiede l’abilità di procedere allo “scatto” di ciò che lo attira per imprimerlo nel tempo, così come fa un fotografo. La sottile differenza sta nel fatto ch’egli non usa la macchina fotografica per immortalare il tempo, bensì usa la testa. Quale sublime scoperta fu per me quella di aver recepito d’aver davanti due promotori del concetto mentale nella vita e nella musica! La chiamo rarità attuale, che faccio mia e custodisco come un’elevata soddisfazione personale, contrapposta all’aridità mentale che riscontro oggigiorno. E mi compiaccio quando denoto la forza con cui si cerca sempre la positività, intesa come ricerca assidua di felicità riscontrabile solo nelle persone che ti fanno star bene per Pasquale, che ha come obiettivo quello di osservare il mondo scattando istanti di vita nella mente per poi tramutarli in versi musicali.
“Io cerco di bloccare il tempo con la mente e di assimilarlo per poi far nascere tutto. E nasce tutto così…”
La nascita della creazione musicale in modo siffatto naturale lascia sopraffatti! Il “nasce tutto così” di Pasquale lo considero un’innata fluidità dell’arte in esso custodita. Egli tramuta in versi musicali la positività del reale per mezzo della fotografia mentale. Da qui nasce la sua concettualistica metrica rivolta al progresso culturale nella musica usata per salvarsi l’anima e tramandare messaggi.
” La musica per me è salvezza e libertà al contempo, io l’ascolto perché mi libera…”
La salvezza dell’anima…quale concetto illustre impresso nelle menti dei due giovani ed emergenti che prediligono concetti tutt’altro che altisonanti!. Poiché a loro non importa il “suono” di una parola o messaggio, ma il contenuto. Tanto da definire la musica come un anello di salvezza anche dalla società. Così Pasquale la definisce, mentre con la ripetuta fluidità artistica sostiene che essa s’innalzi ad “anima sociale”, come esplicazione di una collettiva mente alla ricerca di ragionare sulle note musicali. Potete denotare quale livello concettualistico Pasquale imponga nella sua vita, avendo come intermezzo lo scatto mentale del tempo sintetizzato poi in parole nelle sue canzoni, che gli consentono di salvare sé e mentre le canta gli “sembra di stare tra le nuvole, come se stessi viaggiando…” lungo un tragitto che lo conduce a completarsi grazie a quell’anima sociale che specifica nell’individualità l’altra metà vocale e di vita di Pasquale.

Cosa significa per te la musica?
La musica è un tassello imporante nella mia vita in quanto ricopre vari significati, fa da colonna sonora a tutti i miei giorni e fa anche da rifugio tenendomi lontano da questo mondo ostile.
La musica è capace di liberarti e salvarti anche per un solo instante da tutte le cattiverie e pressioni che ogni giorno hai davanti e sei tenuto a superare. La musica ti fa sognare, divertire. Essa è aggregazione, pace. Ogni istante della tua vita può essere ricondato attraverso la musica o attraverso suoni. Non si può vivere senza musica!

Credere sempre nel positivo. Come ti riesce?
Cercare di essere positivi non è facile in questo mondo, ma se provi a circondarti di sole persone giuste tutto diventà più semplice e naturale. Cerco di trovare positivà ovunque, anche in quelle cose o in persone che in quel momento mi suscitano negativà. Devo tanto a Clemy per la sua positività , è lei che in primis me l’ha trasmessa e me la sta facendo scoprire.

Quali sono i ricordi più belli che la musica ti ha regalato?
Ci sono stati tanti bei momenti che la musica mi ha regalato oltre ovviamente alla nostre esibizioni. Il ricordo più bello senz’altro è quello di aver farto parte di un gruppo di amici, uniti da tanto spirito, sacrificio e passione.
Quali sono i valori in cui credi maggiormente?
I valori in cui ho sempre creduto, rispettato e lottato fermamente sono l’amore, il rispetto e l’umiltà. Sono tre valori molto importanti oggigiorno a mio avviso, in quanto possono essere fondamentali nel frenare e allontanare ogni situazione marcia che ci circonda.

Babylon. Come combatterlo?
Babylon simboleggia la mondanità e il male. Viviamo in un mondo corrotto e mantenuto da leaders che invece di essere costruttivi sono al contrario distruttivi. Servirebbe al giorno d’oggi una politica fresca, sana e non malata. Servirebbero persone colte ed umili capaci di ascoltare ed essere la voce del popolo e non di persone che pensano solo ai loro interessi. Babylon va combattuto cercando di stare lontano da questo meccanismo malato, stando lontando da questo mondo materialista e fatto di business. Deve partire da noi, dal piccolo, imparando ad essere più rispettosi ed essere più umili possibili. Io continuerò a combattere babylon con la mia musica, la voce è la mia arma. Lotterò babylon ribellandomi, restando fedele alle mie radici e cercando di di stare lontano da stupidi compromessi.

Dediche, momenti, ricordi…
Dedico tutto questo alla mia famiglia a tutti i miei amici e a ogni singola persona che ci sostiene e crede in noi. Ringrazio la nostra associazione A&L Events in particolare il nostro manager Salvatore Perez per il suo aiuto costante in tutto. Ovviamente ringrazio te Veronica per averci concesso questa piacevole chiacchierata. One love and Blessing!!

Pasquale Torrente

Clemy Toscano
La ragazza dal canto libero


L’eco dell’anima è quello che rimbomba per le pareti dello studio, il quale diventa il magico incontro dello spirito con la voce. Sulle vibrazioni delle corde vocali di Clemy s’imprime l’anima sociale nella sua individualità. Si espone per la metratura insonorizzata che diffonde il suono nelle vene di coloro che vivono la musica in un’unica anima. Clemy è il volto femminile del progetto musicale, rivolto a dar voce ai concetti. Mi si presenta agli occhi un’anima nobil, una di quelle che secondo la mia empatica percezione delle persone, sono talmente limpide che una come me, tormentata dal mondo, si spaventa di specchiarvici. Vissi l’impatto emotivo con Clemy come l’incontro tra l’anima nera e il suo opposto. Quella oscurità schiva e impermeabile s’illumina al contatto della lucente intelligenza naturale della ragazza dal canto libero. Parlo d’ “intelligenza naturale”, non per ignoranza etimologica, bensì ai fini qualificatori della sua come una di quelle intelligenze natie che non si sviluppano con l’esperienza o con lo studio, ma la devi alla natura. Clemy nasce con l’abilità cognitiva d’elaborazione concettualistica, tanto da apportarla come concetto basico della sua musica.
Ebbi quasi un imbarazzo iniziale nell’immediato istante in cui recepii l’anima libera di Clemy, dovuta a una purezza caratteriale salvifica per coloro che scelgono la “beatitudine dell’eterna dannazione” (come asseriva Fedez in Assenzio) a causa della vita che ti costringe a indossare la maschera protettiva. Ma Clemy non ne indossa e con la sua timida educazione riesce a colpire la mia attenzione non solo emotiva, ma soprattutto intellettuale. E lo fa con un’esclamazione forte e diretta relativa alla funzionalità della musica alla quale dà la strumentale e contenutistica finalità di trasmettere messaggi. Diversamente sarebbe “uno spreco poiché si perderebbe il concetto fondamentale…”
A soli ventun anni Clemy riesce a comprendere ciò che molti non hanno fatto in quaranta o per una vita intera. Il concetto è il fondamentale sostenitore di un’esistenza piena di contenuto incline a conoscere il mondo, opposta alla superficialità di chi si accontenta d’apparire non avendo altro a disposizione. Clemy sostiene una visione profonda della musica, considerata essenziale per comunicare in quanto “nella realtà sono rimasti pochi concetti, dunque bisogna ostinarsi nel portare avanti uno stile di pensiero. La musica deve trasmettere qualcosa in modo da permettere a ciascuno di rispecchiarsi. E le persone devono farlo liberamente poiché la vera felicità è la libertà. Ciò che delimita l’infelicità è la paura del giudizio altrui. Fino a quando le persone le daranno peso, rimarranno infelici”.
La felicità che Clemy cerca è quella della libertà del vivere senza pesantezza. Una libertà che la musica le concede, vibrando quel canto che le permette di esserci, in quanto la musica dona ciò, ossia ” la possibilità di dire io ci sono, Questa sono io.” E Clemy c’è con la sua voce che si manifesta nel suono timbrico della ragazza dal canto libero.


Cosa significa per te la libertà?
La libertà per me, è la libertà di tutti. Non credo possa essere solo la mia libertà. È una sensazione. Significa vivere esprimendosi senza vincoli e senza paure. È amor proprio, senza pesantezza.
Quali emozioni vivi maggiormente mentre canti?
Mentre canto provo qualcosa di forte, troppo forte per riuscire a spiegarlo. Vorrei poter elencare tante emozioni, nessuna però riuscirebbe a far comprendere del tutto ciò che sento davvero.
Un po’ dipende dal pezzo che canto e quello che riesce a trasmettermi, solitamente è un mix di emozioni.
No Barrries, un testo alquanto serio e mirato. Quali sono le peggiori barriere che vedi in questa società?
Credo che una delle peggiori barriere in questa società sia il pregiudizio e la presunzione di capire tutto di tutti senza nemmeno conoscere una persona. Mi spaventa a volte la barriera culturale, quella ignorante però, che è chiusa, gretta e che non lascia spazio ad una visione che possa andare oltre ciò che abitualmente si vede.
Cosa ti rende felice?
La felicità è una sensazione, io sento di essere felice quando so di non avere limiti e vincoli. Quando sono da sola e sto bene con me stessa. Lo sono quando sono circondata da persone positive con le quali riesco ad essere me stessa. In questo periodo, con il nostro progetto, sono felice quando la nostra musica riesce a colpire l’ascoltatore e viene travolta dal senso dei testi.
La voce, strumento per nascondersi o per esprimersi?
La voce è assolutamente espressione! L’ho tenuta nascosta fino ai 18 anni prima che riuscissi, appunto, ad esprimermi.

Dediche, momenti, ricordi…
Non dimenticherò mai chi, fin dal primo momento, ha creduto in me più di quanto io potessi credere in me stessa. Chi mi ha sempre ascoltato e spinto a provare qualcosa in più, che non fosse il cantare in doccia o in giro per casa. Ho conosciuto tante nuove persone che anche con poco mi hanno dato la motivazione giusta per non nascondermi più.
Voglio ringraziare chi ci aiuta e segue costantemente, il progetto è vivo grazie a tutti loro.
Veronica ringrazio anche te che farai per sempre parte di questo percorso.

Parto dal principio….
Mi chiamo Clemy Toscano sono nata il 22 aprile del 1999.
Ho 21 anni, vivo tra Roma e Limatola, un paese davvero piccolo nella provincia di Benevento. Una parte di me invece è in Belgio, dove vive la mia famiglia.
Sono diplomata al liceo linguistico di Sant’Agata dei Goti . Adesso studio a Roma e sono al secondo anno del DAMS con percorso in teatro, musica, danza.

Clemy Toscano

Il Reggae come concetto di positività
La scelta musicale di genere di Pasquale e Clemy ricade su un genere altamente apprezzato nel mondo, ossia il Reggae. Di matrice giamaicana, il canto del Messia Bob Marley, ha dato loro un’impronta concettuale da seguire. L’affascinante cultura promossa dai giovani emergenti è quella della concezione rastafariana del vivere in opposizione al modello Babylon, ossia il mondo moderno ossessionato dal denaro. Una netta contrapposizione ideologica che vede il mondo spirituale scansarsi intenzionalmente da quello materiale.


“Il modello Babylon rappresenta tutto ciò da cui vogliamo star fuori. Uno schema di virtù e vizi che opprime la società, determinandola nell’oppressiva necessità di possedere il materiale. Ecco io vedo la felicità come un concetto privo di materialità, ma raggiungibile solo stando vicino alle persone che ti fanno star bene”. Pasquale Torrente


“Il Reggae permette di far ciò che la musica deve fare in realtà, ossia promuovere un concetto e renderlo stile di vita. Così come ha fatto Bob Marley definito il Messia proprio perché ha trasformato l’originaria accezione del genere rendendolo un vero e proprio canto religioso, un richiamo al Signore. Il modello Babylon rappresenta la parte negativa della società in contrasto con Zion, simbolo del Paradiso per alcuni, ma ad ogni modo un sigillo d’unione, pace e libertà” .Clemy Toscano.


Emerge durante la lettura dei loro pensieri, una profonda speranza di positività da recepire e di contro trasmettere al pubblico, con grande senso di libertà. Lo stesso con cui entrambi vivono la musica.

Galang Gang


Dalla loro esigenza d’espressione artistico-musicale nasce l’unificazione sonora delle loro anime, unite nella vita e nella musica. La decisione di dar voce a un duetto Reggae style, parte dalla necessità di dar vita a una libera comunicazione popolare, mediante il cantato. Una voce che unisce all’unanimità i vari concetti predetti. Abile nel trasmettere messaggi, tanto quanto di promuovere uno stile di pensiero. Hanno deciso, perciò, di dar vita al duo raggae Galang Gang nel 2019. In altri termini, i due ragazzi hanno cercato di fondere le loro vedute personali in un’unica soluzione, cioé la fotografia del canto libero. Se da un lato Pasquale fotografa la realtà e la tramuta in versi; dall’altro Clemy libera la voce dando forma timbrica ad essi. In tal senso, secondo la mia personale qualificazione del loro talento, vedo una fotografia cantata.

No Barries


Diventa quasi un motto da promuovere se lo si legge d’impatto senza dar luogo nell’immediato a una profondità riflessiva. Già il titolo del pezzo realizzato dal duo, denuncia una libertà mentale in prima linea. “No Barries” è un testo promotore dell’universalità territoriale, una protesta alla limitazione circolatoria mondiale del resto “ la musica è un’arma, ma pacifica con cui ribaltare il modello Babylon”. A detta di Pasquale la musica è il veicolo di salvezza delle anime, vincolate dai limiti imposti dalla mentalità comune. E, tal concetto si lega benevolmente al ritmico senso liberatorio del canto di Clemy. Un canto che con “No Barries” sancisce l’unione mentale della loro spiritualità in un’unica anima sociale, ossia la musica.

Durante la quarantena da Covid-19 il mondo ha avuto modo di bloccarsi, paralizzando la libertà personale e di circolazione d’ognuno di noi. La possibilità ch’essa ha concesso alle genti è quella di convivere con se stessi. Quale possa essere il risultato di questa prova di vita lo sa solo chi ne ha sfruttato le potenzialità di comprensione e di sviluppo interiore. Chi non ne ha gli strumenti per farlo, beh!..non capirà neanche cosa io intenda dire! Ma non è un caso che i due ragazzi dallo spirito libero come Pasquale che fotografa la vita in uno scatto musicale e Clemy che ha dato luce alla sua prima cover, ne abbiano carpito il positivo. Essa è il rifacimento della canzone “I am” di Jorja Smith. Credo che non serva specificare la scelta intellettuale che sta dietro alla scelta di siffatto lyric. Il testo specifica il proprio essere nel mondo e in fase di quarantena Clemy ha dato priorità alla conoscenza di sé tramite il mezzo più libero che conosca: la sua voce. Ripeto, quella della ragazza dal canto libero. Due vite, una strada in comune da percorrere seguendo i sentieri della libertà. Due corpi uniti in un’unica anima per vivere la musica. Tutto ciò sono i Galang Gang, ossia l’ennesima riprova di quanto possa essere importante credere in ciò che si fa e che si ama fare. Nel loro percorso evolutivo d’affermazione hanno, però, riscontrato una difficile complicazione nel promuovere il loro progetto, ravvisata nella mentalità comune e sociale. Lo scontro figurato principale è stato quello con la credibilità. Un concetto astratto che diventa un nemico letale da sconfiggere. L’età, talvolta, per alcuni soggetti che vivono nella loro ermetica finestra da cui osservano e giudicano il mondo, può rappresentare un indice di credibilità qualificante il proprio lavoro. In altro modo detto, la potenzialità del talento è da essi valutata dal numero di anni che una persona ha. Quindi per i giovani emergenti la lotta ad affermarsi affonda le proprie radici nel contrastare i pregiudizi sorti ab origine da un pensiero sociale che attribuisce valore al talento solo se hai un certo numero di anni. Ribadisco il termine “numero” poiché considero tale l’età e ritengo che essa valga solo laddove una persona si priva di fare esperienza. Questo l’ho riscontrato anche in soggetti con molti “numeri d’anni”. Seppur consapevole dell’erroneità linguistica, racchiusa nella locuzione per ultimo citata, mi ostino a scriverla con la speranza che almeno la scrittura possa entrare nella mentalità sociale e spalancarla all’evoluzione. In modo silente, forse subdolo, ma l’unico che possiedo per parlare. Chi merita rispetto e credibilità a prescindere è la persona, non in base all’età ma secondo la sua intelligenza e bontà d’animo. Questa conclusione deriva dalla mia personale esperienza. Eccola! Questa è la reale causa di credibilità, non l’età! A mio avviso posso solo dirvi, ragazzi, che l’unica arma vincente con cui combattere la lotta alla credibillità è l’ostinazione. Perseverare in ciò che si fa e che si ama risulta la migliore prova dell’ignoranza altrui. Non siete voi poco credibili poiché giovani, sono i piedistalli in cui si siedono alcuni per giudicare il mondo mentre lo guardano dalla loro finestra, che vanno distrutti. Io, lo faccio con la mia anima ribelle con cui sono costretta a convivere dalla nascita, voi fatelo col vostro canto!


Ribellatevi!
Ribellatevi sempre all’ignoranza!
Ribellatevi usando il canto libero della rivolta a Babylon!
Ribellatevi, ma usate un saggio criterio, ossia la mente, perché…

“…o siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la loro forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell’intelligenza!” – E. Che Guevara

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Management: Salvatore Perez/ A&L Events

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