MSSLGU


L’artista della rarità dell’essere

MSSLGU


Gli incontri riservano sempre un qualcosa d’irriconoscibile a impatto visivo e introduttivo. Se, però, si procede oltre portando l’anima in prima fila con accanto solo la musica, cosa essa possa sussurrarci lo scopriamo solo quando percepiamo l’energia che ti travolge sorprendendoti. Ho sempre pensato vi fosse un’interconnessione aulica e trascendentale tra musica e natura, ma non ho mai avuto modo di condividere questo mio bisogno comunicativo con qualcuno in sintonia con la mia corrente di pensiero. Non sai mai cosa aspettarti quando interloquisci con un’anima irrequieta come la mia poiché ogni minima parvenza d’essere può venir fraintesa dalle altrui menti, troppo coinvolte a scrutare l’apparenza al posto della conoscenza intima. La semplicità della conversazione fine a se stessa è sempre una magica prova per me. Capire che il tuo interlocutore si approccia a te per la semplice condivisione di un’unanime passione mi coinvolge tanto da smorzare il fiato quanto un’emozione vissuta. Così fu con Luigi, quando con la sua naturalezza mi svelò come l’arte possa essere una semplice parte di te. Talvolta combatto da sola contro la convinzione ardita che l’arte costituisca una rara scoperta del tuo Io, talmente custodito che si ha il timore di svelarlo anche a se stessi. Non avvenne con MSSLGU, l’artista alla ricerca della rarità, dell’unicità. Penso che il concetto stesso includa quella personale concezione di univocità d’essere che si scopre quando s’incontra un’anima affine. Tale affinità si è librata lungo i monti partenopei che si avvolsero in un incontro artistico e fine a se stesso, calibrato dalla magia suonata dalle mani dell’artista. L’inclusione della rarità è palesata dalla musicalità specifica di Luigi. Egli riesce a perforarti quella costruita “copertura” d’essere che solo personalità combattute come le nostre possono essere abili nel costruire. Tanti anni persi a nascondersi dalla propria creatività quando è bastato un attimo per capirne lo spessore. Dal primo momento in cui lo intravidi, capii d’aver di fronte un’appassionata anima magica, cosciente del deterioramento di una società troppo dogmatizzata per comprendere che “l’essenziale è invisibile agli occhi”. Questa mia intromissione discorsiva di stampo letterario, appellandomi ad Antoine De Saint Exupéry, è mirata a far comprendere l’elevato livello in cui risiede l’anima di Luigi. Ma che dire! Non solo la sua aura bensì la sua mente, rivolta a ricercare la rarità senza possedere la consapevolezza di quanto “raro” lo sia già naturalmente.
MSSLGU ha una passione vorace, tanto insita nella sua personalità dall’avere difficoltà a gestirla. Si approccia all’arte sin da piccolo conoscendone le sfumature in virtù della scelta dei genitori di mandarlo da un pittore grazie al quale conobbe la tecnica della pittura. Si affaccia all’arte con essa, dunque, per poi svilupparla con la musicalità. Di primo passo Luigi conobbe uno strumento alquanto particolare come la batteria, fino a scontrarsi con la sua interiorità che lo portò a cambiare direzione artistica. La batteria risultò all’artista inclusiva di schemi troppo rigidi da rispettare. Non gli consentiva di soddisfare la sua libertà d’espressione, in quanto doveva “per forza seguire la base o gli altri o quello schema rigido dal quale non si può uscire“. Cosa troppo riduttiva per chi come lui ricerca la rarità dell’essere.
È in questi momenti che taccio dando assoluta prevalenza a chi davanti a me manifesta il suo sé senza timore, come se non esistesse nulla intorno. Questa è la ragione per cui una persona cerca di scrivere dell’anima altrui. In quei momenti non amo ascoltare neanche le mie domande, ancor meno la mia voce. Di contro preferisco udire le vibrazioni emanatemi dai loro gesti, dalla singolarità delle loro parole che vengono pronunciate, facendomi sentir viva. Mi fan capire che forse per questo mondo vi è ancora speranza al fine di colmarlo d’essere, anche se finora io non me ne ero accorta.
Luigi, interloquiva naturalmente con una tale passione da far zittire pure me, capacità benevola non da tutti, ma il suo dire era fin troppo meritevole di ascolto. Il bello del non sapere nulla l’un l’altro e delle proprie vite consiste proprio nell’apprezzarsi per l’artisticità pura e finalizzata solo all’appagamento interiore. Lo si trattiene per non mostrarlo eccessivamente, quasi come a preservare quell’intima inclinazione creativa che quasi ci spaventa, mossi dalla nostra riservatezza. L’arte, però, fa sempre il suo corso a prescindere da noi e dalla nostra ostinata esigenza di possederla per sé e nessun altro. La beatitudine, però, emerge quando scopri che puoi condividerne con qualcuno una parte di te così difficile da esternare, senza esser fraintesa o giudicata perché il tuo interlocutore non ha bisogno di esprimersi per trasmettere la sua arte.
Basta percepirla.
Luigi così scoprì la sua naturale inclinazione all’esclusività musicale quando si sentì insoddisfatto dall’esecuzione scenico-artistica della batteria…“Mi ritrovai a suonare da solo con una base e io non cercavo quello…”.


Chiedersi cosa Luigi cercasse è automatico per chi ha l’animo vivo tanto da percepirne l’essenza esistenziale…Egli andava cercando la rarità, inclusiva di tutte le particolarità introspettive del caso. Quale magia possa essere questa la si denota solo con l’accompagnamento sonoro che io ho avuto l’onore di ricevere mentre osservavo la maestria con cui musicalmente elevava il suo estro. Esso determina l’elevato spessore mentale di Luigi che lo ha condotto alla scoperta della magia musicale della natura tramite l’HangDrum. Si tratta di uno strumento idiofono la cui idealizzazione proviene dall’originalità di due artigiani svizzeri, che lo predisposero con forma lenticolare data dalle due semisfere metalliche interamente realizzate a mano. La sua specificità strutturale gli riconosce l’unicità, poiché in virtù della sua composizione non è accordabile con gli altri strumenti, ma son questi che devono adattarsi ad esso. Potete, dunque, comprendere la rarità musicale proposta da Luigi quando nella ricerca rara incontrò la sua passione sulle noti magiche dello strumento che si suona da sé. Per chi non è rimasto affascinato dalla sua potenza artistica sembra strampalata l’idea che uno strumento musicale possa combaciarsi con l’animo umano. Per chi, invece, tormenta il suo con l’arte risulta essere sublime la congiunzione, la quale si svela quasi poetica.
È proprio lo strumento magico. A volte suono per sensazione altre per magia.”


Questa è una prima caratteristica che contraddistingue MSSLGU nel suo essere artista, forse ancora troppo inconsapevole di esserlo o forse troppo umile per mostrarlo. Quando non si riesce a capire si deve ascoltare, percependo così le vibrazioni d’animo che una persona come Luigi riesce ad emanare con la sua semplicità. Questa di conseguenza è la sua seconda caratteristica che lo rappresenta a tutti gli effetti come colui che va sempre alla ricerca di qualcosa di sconosciuto alla moltitudine ma percepibile nelle parole che scorrevano libere dall’anima sensibile di quell’artista rivolto a percepire l’essenziale con il suo virtuoso talento. Sentendolo suonare capirete come la musica possa trasformarsi in magia nell’esatto istante in cui aprirete l’orecchio e con esso l’istinto primordiale privo di una qualsivoglia implicazione di razionalità. Non pare, infatti, una casualità la definizione nominativa dell’oggetto, il cui nome in lingua originaria significa “mano”. Il mezzo con cui Luigi mi ha permesso di connettermi con la sua arte è stata proprio la mano musicale che pronunciava le note sulla scala del suo 645esimo HangDrum.
“L’HangDrum ha una scala che non fa parte del sistema occidentale che si chiama Akebono, usata nella musica tradizionale giapponese”.
Librava il suono con tale naturalezza da lanciare un legame incommensurabile con il contorno circostante, che si manifestava come un inevitabile habitat naturale.
Dove vivo io vi è una connessione spontanea con la natura, poiché la mia abitazione è fra le ultime che anticipano la parte boschivo-naturale del mio paese.”
Quest’interconnessione con il mondo della natura consente a Luigi d’esporre il suo vero Io senza l’intromissione esterna, mal conciliante con un’essenza rivolta all’unicità. La natura consente a Luigi d’esprimersi senza il costante giudizio altrui. La ricerca della rarità talvolta, infatti, conduce a escludersi in modo automatico da tutte quelle sfaccettature sociali che s’impongono nel quotidiano e dalle quali l’artisticità di Luigi esula.


“Ho sempre cercato la rarità… da piccolo ho fatto sette anni circa di studio della batteria, per poi lasciarla in quanto mi stava stretta. Dovevo per forza dare un tempo agli altri e non dovevo invadere il loro spazio, quindi mi sentivo “usato”. Ciò non mi appagava. Mi annoiavo. Io amo l’unicità, la rarità!”


La pronuncia di questo indicativo e contestualizzato pensiero mi emozionò nell’immediato istante in cui Luigi si espresse. Non è così agevole per me incontrare qualcuno che possa esprimere ciò che cerco di far comprendere da anni sul concetto della noia. Per chi non si accontenta o meglio non ha paura di farlo, annoiarsi è il rischio in cui s’incorre. La motivazione sostanziale non riguarda alcunché concetto d’ego, ma semplicemente la costante esigenza di soddisfazione interiore derivante da ciò che non è accessibile ai molti. In Luigi si riscontra la consapevolezza dell’importanza dell’esclusività nella musica ma anche nella vita.


“Ho sempre avuto un interesse particolare per tutto ciò che è unico e poco diffuso. Ho avuto una predilezione per l’HangDrum, quando uscì per la sua unicità e divenne parte di me tanto da considerarlo una costante nella mia vita. Attualmente però considero “più mio” l’Handpan, poiché con esso il suono si apre a differenza dell’HangDrum, che risulta produrre un suono più chiuso. Quest-ultimo è un pezzo da collezione musicale che custodisco come facente parte del mio essere. Ma nonostante io suoni maggiormente l’Handpan, continuo a sentirmi e difinirmi un Hangplayer, che si qualifica come colui che possiede un HangDrum. Non è per tutti! L’Handpan ad oggi risulta essere un mio richiamo quotidiano infatti è posto sulla mia scrivania costantemente, in modo da poterlo suonare ogni volta ne senta l’esigenza. Taglio il tempo di passaggio! Con l’Handpan ogni momento è buono per suonarlo dall’attimo prima d’andare a lavoro fino alla serata trascorsa con esso sulle mie ginocchia nella natura che la mia terra mi offre. Io adoro la natura, anche perché è rappresentativa dell’unicità musicale che vado cercando. Si può desumerlo solo pensando che l’Handpan è accordato a 432hz però rispetta le scale della musica occidentale, mentre l’HangDrum lo è a 440hz che sarebbe lo standard mondiale, ma segue la scala musicale di tradizione giapponese. Ciascuno ha una sua unicità. Vedi, questo strumento musicale per me è una componente essenziale della mia vita. Ho sempre cercato di trasportarlo lungo i miei viaggi ma piuttosto che rischiare di rovinarlo nel trasporto non parto! Una volta tentai di comprargli il biglietto da viaggio, ma a causa della sua forma non è adattabile ai sedili dell’aereo. Non avrei mai rischiato la sua incolumità strutturale, in quanto unica!”


Le parole di Luigi meritano quel rispettoso silenzio del parlato che solo l’ascolto sa donare. Stetti ad ascoltare come in modo riservato ma sapiente m’introduceva nel mondo dell’accordatura aurea a me fino ad allora ignota. Meritevole di un’esposizione totale della sua sapienza artistica, Luigi la custodisce per sé con la piena protezione che solo un artista è capace di dare alla sua arte…


“Io vivo l’arte a periodi… se così posso significare la mia alternanza dovuta anche alla mia scelta di seguire il percorso accademico presso il Conservatorio di Benevento. Ho avuto un blocco, dovuto alla mancanza delle risposte che cercavo e che mi aspettavo arrivassero dal mondo formativo. Invece ho scoperto che non accade nulla di concreto e se non ti muovi tu non ottieni nulla. Ovverosia, se non realizzi, se non crei non generi arte, non ottieni niente. Noto che in molti sono sempre pronti a screditare.”


Per quanto possa concordare totalmente col pensiero emblematico di Luigi, mi chiesi mentre mi parlava nella totale libertà d’essere, come si possa screditare una personalità artistica così libera e sapiente come la sua. Non ha mai esternato un concetto che non includesse una precisa contenutistica musicale. E, in modo automatico il tutto ci riporta alla considerazione di un modo sociale alquanto rivolto al giudizio sulla personalità altrui…“c’è e ci sarà sempre quella sensazione d’esser fuori posto in un mondo dove l’apparenza prevale sull’essere, così come accadde a me quando da un lato sono stato indicato per i miei Dread, addirittura troppo poco spessi secondo alcuni; e dall’altro invece mi son trovato ad essere un oggetto di eccessiva attrattiva fotografica quando andai a Montenegro a viver la musica. Quindi in ogni posto ti possono far sentire inadatto ma poi ne fai un punto di forza del fuori luogo.”


Che forza d’animo!…Andar oltre alla morale comune a volte troppo basata sull’esteriorità perbenista, implica la dote di MSSLGU “di essere” a prescindere dal mondo circostante. Mi hanno sempre accusata d’esser troppo esclusivista, elitaria anzi “di nicchia”, quasi come tale accezione avrebbe dovuto offendermi in un qualsivoglia modo. E ora, solo ora posso affermare che la perseveranza dell’essere sull’apparire porta il suo primo frutto. Insistere sul mio modo d’essere, nonostante il continuo sminuirmi, mi ha permesso di conoscere artisti d’anima come MSSLGU, l’hangplayer della rarità. La mia riprova che l’essenziale vale ancora per qualcuno. Quello stesso che non si percepisce se non con la profondità d’intelletto che per alcuni risulta essere noioso. Quello correlato alla libertà di pensiero promossa da Socrate quand’essa non esisteva e di stampo anticonformista, dunque declassata a insurrezione se contrastante con i dogmi prefissati.


“Alla ricerca dell’essenziale rarità m’incamminai verso la conoscenza dell’HangDrum prima e dell’Handpan poi. Nella mia costante formazione ad esso mi appellai più volte alla conoscenza di Marco Selvaggio, un grande artista sempre disponibile a condividere la sua conoscenza con gli altri soprattutto con gli emergenti. Lottai per aver il mio primo HangDrum in modo autonomo poiché non volevo appellarmi al sostegno economico della mia famiglia in quanto ha sempre fatto tutto per me. Mi hanno sempre dato ciò di cui avevo bisogno sia a livello economico che morale quindi come avrei potuto guardare in faccia mio padre e mia madre chiedendo loro di sostenere una cifra cosi esosa per me?! Allora mi sacrificai in termini lavorativi, per ottenere una parte di me, ossia il mio HangDrum, che ormai è diventato il mio primo pezzo da collezione musicale”.

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Luigi suona l’HangDrum e l’Handpan seguendo ciò che la sua passione gli indica di fare. È a conoscenza di cosa possa comportare proporre la sua arte e i vari sforzi che deve compiere tra lo studio accademico presso il Conservatorio di Benevento e la conduzione lavorativa. Ha fatto proprio il senso del sacrificio e d’arte che trovano di sicuro le loro radici nella famiglia d’origine. Egli trova la sua rarità nella cultura familiare che lo ha cresciuto nell’arte della pittura, della musica ma soprattutto dei valori. La capacità di considerare speciale l’unicità delle cose, delle persone e della vita in genere non può che derivare da un’educazione improntata da due genitori che gli hanno permesso di essere sempre se stesso e dalle orme lasciate da una madre amorevole. Proprio l’educazione datagli lo ha bloccato dal dipendere dal loro sostegno economico in tal caso, comprendendo il senso del sacrificio che nella vita due genitori di siffatto tipo hanno fatto. Un nido di crescita evidentemente rivolto all’essenziale. A quell’ invisibile agli occhi, ma che si sente con l’anima quando la possiedi.


Quell’essenziale che Luigi non guarda, ma percependolo lo suona.

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“Considero la mia arte come uno scoglio contro il quale il continuo infrangersi delle onde ha permesso di scalfirlo lentamente”.
L’arte di Luigi è trasversale, non uni-prospettica ma si è aperta a svariati settori che vanno dalla pittura alla creazione musicale associata all’elettronica. Una complessità artistica che si semplicizza nell’unicità, nella rarità. Una contrapposizione concettualistica ben accordata alla natura di MSSLGU, l’artista della rarità dell’essere.

Quel Nome
Quel nome ricorre nelle menti incredule
alla ricerca dell’essenza dell’essere.
Quel nome si nasconde dietro una memoria sbiadita agli occhi dell’altrui apparenza.
Una chiusura ai ricordi per celare l’insistente incapacità di pronunciarlo.
Quel nome che riscopre un sorriso nei meandri delle interiorità, sospirate all’alba dei giorni.
Quel nome che ricorda quelle mani che velavano il viso con la magica sensazione di una carezza mancante al tatto.
E’ una parvenza di assenza che si cela sotto vesti d’incanto e luce permeante le anime alla ricerca dell’essere.
Quelle anime tacciono.
Quelle anime non san di parole pronunciate.
Quelle anime san di presenza d’amore.
Quelle anime san che ritroveranno quel sorriso nelle proprie rughe impresse dall’esprerienza di vita.
Quel nome d’anima il cui profilo si ripercuote in quello riflesso nello sguardo fraterno.
Quel nome che ha dato vita.
Simbolo di purezza e creazione dell’anima che ricerca la rarità dell’essere.
Quel nome di colei che ha creato luce per diventarlo poiché troppo pura per assistere all’oscurità del mondo.
Quel nome che ha originato il mio.
Quello dell’artista che suona l’invisile agli occhi
persi nella rarità dell’essere.
Proprio là, dove tu risiedi.
Quel nome che ha tracciato i miei passi verso la virtù d’anima.
Quel nome che se pronunciato
nei miei silenzi vivrà
dentro i pensieri d’oltre mondo.
Quel nome che merita quel sorriso con cui illuminavi il mio, il nostro.
Quel nome innominato, ma dentro me scalfitto dal tuo stringente abbraccio.
Quel nome che resterà nel mio viso che riflette il tuo.
Ripeto quel nome nei miei occhi.
Ripeto quel nome nei miei silenzi.
Ripeto quel nome nei sorrisi di mio padre.
E, io,
ripeto quei sorrisi
nelle mani di mio fratello.
Ripeto quel nome nella mia arte,
ma non ripeto mai quel nome a me stesso.
Quel nome a volte non lo pronunciamo
ma lo onoriamo col silenzio.
Quel nome a volte non lo vogliamo nominare
in virtù della forza di una mancanza
che ci disarma.
Quel nome a volte lo vorremmo dire,
ma ci appartiene troppo per condividerlo.
Quasi a non volerlo usurpare.
Quasi a custodirne il suono.
A volte però quel suono lo ricerchiamo,
perciò talvolta li chiamiamo Angeli,
altre invece,
semplicemente,
Mamma.

Dio non poteva essere dappertutto, perciò ha creato le madri”. (Proverbio Ebraico)

In nome di
Anna Passaro

” Solo un Angelo merita quel sorriso.
Quel sorriso che quel giorno abbiamo perso tutti.
E ti giuro che ho pregato per il tuo risveglio
poi mi chiedono perché non credo
e quanto male fa sapere che non sei qua,
ma se guardo in mezzo al pubblico io ti giuro che ti vedo.
Ho scritto un pezzo che parla di te,
vorrei solo chiederti come stai
più va avanti il tempo
più ripenso che tutte ste ferite non passano mai.
Sono sicuro che mi stai guardando
hai visto l’inizio e quanta strada ho fatto…”
Ferite- J.Cally

Perché…vedete, l’arte unifica. Non è mai un mezzo di divisione. Qualunque sia la sua natura si ramifica ai fini dell’unione aulica che percepisce solo chi ha l’orecchio per ascoltare e l’occhio per guardare l’invisibile. Proprio come te MSSLGU. E questo pezzo, seppur di un genere diverso dal tuo più caratteristico della mia anima in lotta, a me parla di te e in onore di Quel Nome te la ricopio tra le righe del mio scrivere, personale rifugio che uso per esternare le emozioni senza dar sfogo all’imbarazzo susseguente.
Quelle ferite potranno anche non rimarginare mai, ma Quel Nome le curerà attraverso l’arte che ti ha donato.
L’arte di ricercare la rarità dell’essere.
E suonarla.

“Per sempre,
solo per sempre,
cosa sarà mai portarvi dentro per sempre.
C’è un istante che rimane lì,
piantato eternamente.”

Per Sempre-Ligabue
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Ci sono rarità che non si riescono a esprimere con le parole.

Quelle rarità vanno ascoltate.

Vanno ascoltate con l’anima poiché solo così si può ascoltare ciò che non dicono e scriverlo…” E’ proprio lo strumento magico. A volte suono per sensazione altre per magia”.

MSSLGU, l’Artista della rarità dell’essere e della musica.

.#hangdrum#hangmusic#handpan#music#campaniamusica#luzzano

Un grande onore scriver di te.

“Quel nome” lo ricorderò chiudendolo nelle nascoste emozioni che celo in me come sempre.

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