NAPULE É MILLE CULURE

“Dovunque sono andato nel mondo ho visto che c’era bisogno di un poco di Napoli.”
(L. De Crescenzo.)

Castel dell’Ovo

«E gli uomini vollero
piuttosto le tenebre che la luce»

Qui su l’arida schiena
del formidabil monte
sterminator Vesevo,
la qual null’altro allegra arbor né fiore,
tuoi cespi solitari intorno spargi,
odorata ginestra,
contenta dei deserti. (1-7)

Riecheggia nel canto leopardiano “La Ginestra” il suono di uno degli scenari più belli che il nostro paese ci regala. Con la Ginestra o il fiore del deserto il poeta ci apre la visuale del golfo italiano per eccellenza, dai colori chiari e definiti dalle sfumature azzurre fino al bianco delle nuvole che sembrano intrappolare il cratere simbolo peninsulare.
La Ginestra si apre con la descrizione delle pendici vesuviane in cui il fiore ha accettato di nascere e crescere naturalmente, nonostante la pericolosità del cratere napoletano. Esso vive nel deserto vesuviano rallegrandolo col profumo soave come emblema dunque di speranza e di vita. La poesia racconta di un paesaggio desolato e duro nella sua realtà minacciata dall’imponente cratere che seppur magnifico rimane sempre tale.
La pericolosità scandita dai versi leopardiani è controbilanciata dall’unica fonte di speranza rivoluzionaria e decisa, sintomo di un nuovo inizio sociale e individuale, il fiore del deserto. Ciò che distrugge dà al contempo l’opportunità di ricreare in modo migliorativo.
Una personale e, ribadisco ulteriormente, soggettiva modulazione metaforica dell decanto poetico vuole che la suddetta pericolosità simboleggiata dal Vesuvio e dalla sua eruttabilità è invece da me associata a quel male sociale in cui versa la capitale morale d’arte.

Look Down, scultura dell’artista Jago su disegno di Napule è 1000culure

Affranta, spesso, dai troppi pregiudizi e limiti mentali generali causati dalla poca conoscenza della città e soprattutto a mio avviso, delle sue genti, della sua personalità. Una città come Napoli va vista, scrutata, sentita nei suoi odori, ammirata nelle sue usanze per essere capita. In ogni sua prospettica visione sprigiona la solarità di chi sa viver con poco. Lo stesso per cui, in realtà, si dovrebbe vivere, quel poco che rende ricco il cuore.


Ė un centro abitato in cui ogni esagerazione è vista come mezzo d’entusiasmo, d’espressione artistica, linguistica, emotiva. Ed è la stessa a caratterizzarla in quanto se Napoli è esagerata sotto il profilo comportamentale e gestuale espressivo, lo è altrettanto sotto un ampio quadro artistico che va da De Filippo, De Crescenzo, Carosone fino a Pino Daniele, Modugno, Troisi e il grande Principe, ossia Totò.


“Napule è nu paese curioso: è un teatro antico, sempre apierto. Ce nasce gente ca’ senza cuncierto scenne p’ ‘e strate e sape recita’.”

E. De Filippo


Tutte le sfumature partenopee sono filtrate dal progetto Napule è 1000 culure, rivolto a divulgare la bellezza poetica del cuore campano. Il disegno diventa la parola di Totò, la poetica di De Filippo sotto le note di Modugno mentre si guarda un film di Troisi.

Il tutto raccontato a colori. Gli stessi che ti rimangono nella mente ogni volta che rivolgi il pensiero al golfo della città azzurra e bianca, come il cuore di chi ha fatto di Napoli il centro del mondo calcististico.


“Maradona rappresenta per Napoli qualcosa di molto importante, è stato il riscatto, il vanto della città. Quello che ha fatto lui a Napoli, lo hanno fatto solo i Borboni e Masaniello.”

Pino Daniele

Masaniello

Il complesso emozionale così colorito non si può comprendere se non si vive degli stessi colori sfumati nell’animo.

Per questo
nasce Napule è 1000 culure.
Per colorare
il vostro,
sotto i fumi vesuviani.

Harley Tokyo

Instagram Page: 1000culurenapoli

Ecco a voi la voce diretta del fondatore del progetto artistico NAPULE Ė MILLE CULURE:

“Da pochi mesi mi sono trasferito a Bologna per studio, ma ho avuto la fortuna di abitare nel luogo che ha alimentato la leggenda delle sirene che tentarono col loro canto l’eroe Ulisse, “lì dove il mare luccica” sotto i raggi del sole… in un paesino della penisola sorrentina in provincia di Napoli.
Ho avuto la fortuna di svegliarmi con le onde che infrangendosi a riva cantano i nostoi della letteratura greco-latina.
La curiosità di chi osserva quotidianamente una distesa turchina dai fondali inesplorati mi ha sempre spinto ad investigare nel profondo ciò che mi circonda. Del resto esistere significa “emergere da”, affiorare in superficie e vedere quel che si ha accanto, ma per conoscere davvero l’altro da sé è necessario immergersi di nuovo, non fermarsi a pelo d’acqua, raccogliere una boccata d’aria e aprire gli occhi in apnea, anche se bruciano. E con la pelle salmastra di chi riporta sul proprio corpo gli insegnamenti altrui, arriva il momento di iniziare il proprio viaggio senza mai smettere di imparare. Da questo, probabilmente, deriva la mia passione per il giornalismo. Vorrei imparare a distinguere le correnti sottomarine che mettono in moto le persone, per comprendere meglio le loro azioni nel mondo e poterne tracciare un ritratto veritiero.
Sono sempre alla ricerca delle parole più adatte per descrivere ciò che mi circonda e quel che provo. Quando le parole non riescono a dar voce alle emozioni, cerco di comunicare attraverso un linguaggio visivo. Con questo spirito,attraverso il progetto di 1000culurenapoli, cerco di raccontare la mia terra d’origine, in parte per accorciare le distanze che ormai mi dividono da essa, ma soprattutto per abbattere i pregiudizi ai quali è ancora soggetta.
C’è una Napoli di mille colori che combatte l’ oscurità del malaffare: è una Napoli che non stenta ad emergere nei grandi e piccoli gesti quotidiani dei suoi abitanti. È la Napoli incarnata nel genio di Eduardo De Filippo, di Totó, di Pino Daniele, di Massimo Troisi, di Jorit…Ma soprattutto è la Napoli dei lavoratori onesti, dei raiders, dei negozianti, dei cuochi, degli artisti di strada, dei cronisti sotto scorta…
Ho coltivato la passione per il disegno da autodidatta e con molta dedizione. Sempre mi ha affascinato e stimolato il momento dell’osservazione che precede il primo tratto di matita: se le informazioni raccolte non sono sufficienti a comprendere il quadro coerente in cui ogni dettaglio è in armonia con l’altro, il disegno non restituisce una visione aderente alla realtà. Non si osserva mai abbastanza attentamente, e ogni volta la sfida è cogliere il particolare di cui mancava il disegno precedente. La ricerca è continua.
In un mondo che corre freneticamente, fermarsi ad osservare è diventato un piccolo gesto rivoluzionario. “

Tu stive ‘nzieme a n’ato
je te guardaje
primma ‘e da’ ‘o tiempo all’uocchie
pe’ s’annammura’
già s’era fatt’ annanze ‘o core.
A me, a me
‘o ssaje comme fa ‘o core
a me, a me
quann’ s’è annamurato.
M.Troisi

Photo: Matacena ph

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