SCONOSCIUTO


A.k.a Sconosciuto, l’artista dell’intersposizione personale


L’ispirazione trae spunto da momenti d’euforia, tormento, allegria e dalla vita in genere. Come trarla e permetterle d’esistere nel foglio bianco quando la tua linfa vitale vien meno? Ti senti reclusa in te stessa e non percepisci il senso dell’esistere, senza riflettere sul perché la tua penna ti stia richiamando, e invece la mente richiede la connessione rindondante delle emozioni. Qualunque esse siano, purché ti possano rincarare la dose del navigare intelletto umano in modo da aprirti l’anima, se non squarciarla liberandoti da ciò che ti s’imprime dentro, così naturalmente.
Quando decidi di scrivere su un artista, a prescindere dal suo essere affermato o emergente, hai sempre quella sensazione d’inadeguatezza che ti culla la mente. Ma è la stessa che ti dirige lungo la via retta dello scriver loro. E, quando ti ritrovi a dover parlare di un’interposizione personale promossa da un giovane emergente, cosa accade in te? Come approcciarsi senza mai immergersi totalmente, visto che si affaccia al genere musicale che ti accompagna nella vita? Sempre a mio modo: andando oltre il corretto, ossia vivendo le sue parole come fossero tue. Non potrei scrivere di qualcuno senza immergermi nelle sue emozioni, ecco perché non potrei mai “scrivere di tutti”, poiché non tutti le provano e sono capaci di trasmetterle.
A.k.a Sconosciuto vive la musica come la sua vita, percorrendo i passi di chi questo genere l’ha introdotto nella realtà italiana. Il rap risulta essere uno dei tipi di musica mal accettati nelle menti dei molti, in quanto schietto e diretto a colpire una società conformista, che mal si adatta all’eccezione. I maestri del “viver in rima” gli hanno formato la profondità dell’essere e gli hanno permesso di radicarla nei principi che l’old school propone. Il perno della sua autenticità consiste nel radicarsi in un’indefinta nomea collocabile nella volontà di concedere a chi l’ascolta d’interporsi tra egli e il suo testo, secondo il personale punto di vista. Questo lo differenzia, caratterizzandolo ai miei occhi, come l’emergente artista dell’interposizione. Il più delle volte, l’obiettivo primario dei molti consiste nella personificazione soggettiva di quanto prodotto. Ma in taluni casi l’innata capacità di scrivere per gli altri, non solo “ad essi”, sottintende una volontà cognitiva dell’esigenza umana d’esistere. Riferita non solo al mondo, ma anche a un testo. In altri termini, noi tutti riscontriamo l’esigenza di rivedersi “esistenti” in qualunque tipologia d’arte con cui veniamo a contatto. Sia essa un dipinto dove scorgere il proprio dolore, una scultura dove ravvisare le proprie forme, una canzone dove incontrare il proprio “Io”. Questo è ciò che vuole concedere Sconosciuto alle genti che l’ascoltano: il dominio sul testo, dunque, su se stessi. Perché quando ti conosci bene, puoi permetterti di essere sconosciuto a tutti. La mancata conoscenza permette agli altri di conoscersi o, meglio detto, di riconoscersi nell’altrui arte. L’interposizione personale dell’ascoltatore, intenzionalmente promossa dall’emergente rapper, dichiara implicitamente una sua esigenza di connessione vitale con il medesimo, assurgendo così a modus operandi musicale.
Nella sua musica Sconosciuto permette agli altri di vivere come soggetto del testo, per via dell’interpretazione soggettiva dell’essere proprio di ognuno di noi. All’ascolto si unisce il proprio bagaglio esistenziale, con la piena consapevolezza che quel testo parla di te, se solo glielo concedi…

“…Devi sempre mettere prima te stesso…”-mi dice Sconosciuto mentre esprime sé. E io nel mio scrutare silenzioso coperto dalle parole, capisco che quell’Io di cui parlo spesso, qui si eleva a livelli massimi. Sussiste un’unica differenza, consistente nel fatto che esso può essere quello di chiunque viva quel testo. Il messaggio di Sconosciuto si svela nel vivere in prim’ordine lo scritto per poi accompagnarlo con lo sfondo musicale che lo contiene e lo tramuta in canzone. Dar vita a ciò che si prova è una delle più grandi difficoltà incontrate sia nel vivere prima, che nella musica poi. L’emozione, di per sé può essere facile provarla a seconda della facilità con cui si approccia alla realtà esterna. Ma è quella interna che richiede maggiore cura nell’aprirsi e trasformarsi in parole. Il talento di Sconosciuto gli richiede proprio questa trasformazione del percepire in parlato. Dalla parola partono le sue canzoni in quanto per egli “…il testo è la parte più importante del tutto…“. Risulta il perno intorno al quale ruota la sua scelta musicale d’interposizione personale. Il testo diventa lo strumento con cui Sconosciuto permette di non farsi conoscere per dare agli altri la possibilità di riconoscersi nei versi. Quella parte del tutto prende forma secondo una decisione tecnica di produzione scritta sulla strumentale, per poi passare alla fase del mixaggio e finire sulla grafica. La previa consultazione del produttore gli permette di avere il beat su cui improntare la sua voce in metrica. Così, dona spazio al sé di ognuno di noi. Da qui la scelta nomeica di privazione pubblica del suo sé, per ritrovare quello degli altri. Ciò denota l’importanza ch’egli dà alle relazioni interpersonali, dalle quali diparte la sua vitalità scenica. Dunque, se il testo è la fonte conoscitiva, la musica diventa la musa messaggera di quei pensieri taciuti. Ne è un esempio “Capirai” il primo pezzo da solista che contiene un testo d’interpretazione pluriprospettica, seppur avente un’unica concezione unilaterale del “non detto”. L’inespresso è il più delle volte il miglior taciuto da cantare se lo lasci libero di svelarsi, poiché incustodito. Quindi “..lasciami riposare; non chiedermi di accendere…” ciò che ormai è spento.

La musica è il mezzo per parlarsi, ascoltarsi e gridare. Perciò bisogna farla parlare…


“La musica così come il tempo è relativa. Rappresenta un modo per esprimersi”
La libertà d’espressione sta alla base di un ermetico modo di comunicare. Secondo Sconosciuto lo si può fare, come sopra detto, per mezzo della trasposizione delle emozioni in un foglio bianco al fine di renderlo vivo di una metrica in rime. Un gioco di parole, il mio, fatto di parole scritte con abilità che il parlato non mi darebbe mai. Parlare di parole è la cosa che più spesso fa la gente priva di capacità riflessiva, se non cognitiva oserei dire. La stessa contro cui Sconosciuto grida nei suoi testi, fatti secondo il senso logico del genere scelto, ossia quello della rabbia. Essa viene esternata, appunto, contro chi nella vita si propone pronto alla critica senza cognizione alcuna del proprio vivere. Nasce così la sequenza musicale di “Non vedo, Non sento e Non parlo”, a seguire di un concetto primo, cioé andare sempre dritto per la propria strada.

Sconosciuto si pone contro la pochezza mentale che vede come massimi promotori coloro che non hanno “…nulla da dire e da dare, in quanto privi di sogni e ambizioni..“. Ecco che la musica è usata dallo stesso in un contesto sociale in cui la mancanza d’opportunità rende molto più difficile potersi realizzare e costruirsi un futuro. La realtà in cui è cresciuto e vive Sconosciuto è quella di un’Italia ricca di talenti, desideri, volontà, ma povera di strumenti per concretizzarli. Una società in cui i mezzi di emancipazione non sono facilmente reperibili, a causa di una crisi economica statale che va oltre il singolo paese, città o regione italiana. Nonostante questo contesto attuale, egli persegue gli studi al Conservatorio che si concluderanno l’anno a venire. Lo fa sui fili di una vita da lui definita come “un’altalena”, ossia un’alternanza di alti e bassi in cui dobbiamo imparare a dondolare. Ben consapevole della sua giovane esperienza, Sconosciuto s’impone saldamente sullo scenario musicale del rap come seguace dei maestri dei principi underground, promossi da artisti come Bassi Maestro e Inoki, rimasti fedeli alla loro formazione.
Ed eccovi mostrato l’ennesimo esempio impersonificato di riscatto sociale in cui anche solo riuscire a rintracciare un appassionato del mix risulta un’impresa più ardua del far musica. Ecco, mostratovi l’ennesima modalità d’esplicazione artistica secondo il mio occhio sull’arte.


Mentre Sconosciuto parlava è riuscito a far ciò che solitamente non colgo in molti. In modo inconsapevole, mi ha mostrato come sia semplice il parlare senza mai imbarazzarsi nel farlo. La sua eloquenza ha preso piede naturalmente, nonostante avesse di fronte la rappresentazione in persona di tutto ciò che è opposto alle parole e ancor meno alla capacità di usarle, ossia me. Una personalità contraria alla conformità del discorrere, in quanto chi mi conosce solitamente non le usa mai seriamente. A loro basta guardarmi. Ma lui, con la sua viva passione musicale e per la vita ha diretto la conversazione, talvolta, conducendola verso il mio mondo, che d’ermetismo ne è l’emblema. Questa è la sua capacità: il parlare alle persone. Il suo parlato, però, non è quello impavido dello spavaldo dire, ma è quello pensato. Il pensiero collocato lungo la linea sottile posta tra la parola e il capire le persone. In lui traspare la capacità di pensare le parole dette.
Nella mia ormai radicata incapacità di considerare le parole emozionanti, ho sempre dato spazio alle persone schive che non dicono nulla con le suddette, ma che mi dimostrano tutto con i gesti. Nonostante Sconosciuto l’abbia intuito ha superato questa barriera, dandomi la speranza che il pensiero possa ancora avere importanza nel mondo attuale. Anche per chi, come lui, crede nelle parole tanto da dargli il potere di tramutarsi in emozioni scritte nei suoi testi.
Attribuite più pensiero alle parole dette, alle emozioni vissute. Forse, così potremo arrivare a capirci. O, come propone Sconosciuto con la sua musica a conoscere noi stessi.

Come nasce una tua canzone?
Io non ho mai standard precisi. Ogni giornata dà un’emozione non programmata, mi faccio mandare una strumentale e decido con gli altri membri della crew. La cosa più importante è sempre il testo associato alla melodia.
Quali esponenti del rap apprezzi di più?
Per andare avanti bisogna sempre sapere da dove si viene, perciò io ho seguito principalmente gli esponenti della vecchia guardia come Bassi Maestro, Inoki, Esa. Il paragone che mi viene da fare è relativo agli uomini, ossia noi viviamo il presente ma abbiamo studiato come eglia sia nato. Non puoi non conoscere l’inizio.
Aka Sconosciuto. Come mai la scelta di questo nome?
La scelta di questo nome deriva dal fatto che la mia musica non deve evere un solo nome, un solo protagonista, ma è di tutti. Sconosciuto perché tutti possano mettersi al mio posto. La musica non è mia, ma è di tutti.
Il rap, un genere musicale controverso. Raccontaci il tuo approccio ad esso.
L’approccio al rap nasce grazie alla conoscenza trasmessami da qualche mio amico più grande che mi faceva ascoltare pezzi rap. Poi da qui partì la mia passione al genere tanto che iniziai a studiare le origini americane e non solo del rap. Decisi dunque di cominciare a dedicarmici.
Parole ed emozioni. Come trasformarle in un testo? Come farle un tutt’uno?
Non c’è una risposta proprio precisa, perché quando io realizzo un pezzo scrivo d’impatto. Molti mi fanno questa domanda, perché tutti hanno qualcosa da dire ma poi trasformarlo in metrica non è sempre facile. Il mio approccio è molto naturale, non ho un metodo preciso. Mi viene naturale scrivere, mettere in metrica e melodia. Ognuno poi deve conoscere i propri limiti, perché tutti vorrebbero ma é una dote di alcuni. Scrivere non è per tutti. Io posso avere una dote in un settore e magari non averne in altri. Bsogna sempre riconoscere i propri limiti, ripeto.
Cosa t’ispira nella scelta di un pezzo?
Nella scelta di un pezzo o decido intenzionalmente e ne discuto col produttore o viceversa mi basta un’emozione o una parola per far nascere un testo.
Chi è Sconosciuto?
Un ragazzo con dei sogni e ci mette tutto se stesso. Purtroppo sappiamo che al giorno d’oggi abbiamo molte più possibilità, ma c’è molta concorrenza. Per ora faccio ciò che amo fare. Sconosciuto è semplicemente un ragazzo come tutti che insegue il suo sogno.
Cosa conta realmente per te nella vita?
Nella vita per me ciò che conta sono i valori, la famiglia, i rapporti che crei con la gente che ti vuole bene e ti sta intorno. Io sono molto schietto quindi le mie emozioni le esterno. Quello che vale per me sono i valori, la dignità personale di ognuno di noi.Anche se talvolta è difficile bisogna rispettare il prossimo, perché così si vive meglio. Per me nella vita conta il rispetto.
I ricordi importanti di Sconosciuto e le sue dediche..
Voglio ringraziare la mia associazione, che mi segue e mi aiuta moralmente ed economicamente a coltivare questo sogno che è l’A&L Events. I ricordi importanti sono le serate passate sul palco a fare ciò che amo.

Aka Sconosciuto: https://www.youtube.com/channel/UCBrhZhABC2T8G0_KrQ6sAYw

linktr.ee/aka_sconosciuto

Lascia un commento