PIETRO SEMERARO

PIETRO SEMERARO


Il ritrattista autodidatta


Quando cominciai a parlare con Pietro fu come se ci conoscessimo già. Non ci fu un attimo di titubanza, ma subito una reciprocità discorsiva continua e ad impatto interessante. L’estro artistico del ritrattista si denota nell’immediato momento in cui si addiviene a conoscenza che la sua praticità stilistica l’ha acquisita autonomamente. Penso che una volta osservati i suoi ritratti ci si possa soffermare su un concetto qualificativo dell’artista stesso, ossia la passione. Essa costituisce il perno intorno al quale ruota la mente attiva all’arte, che richiama quel sentimento ” d’amore e odio” verso quell’alter ego proiettore del proprio sé. Si fa amare, ma al contempo odiare per la sua cripticità che ti porta spesso a non essere compreso da un lato e a sentirti svuotato quando manca per il venir meno dell’elemento ispirativo, dall’altro. La passione conduce sempre alla scoperta di sé per implicita necessità di mettere in pratica le proprie doti intrinseche, le quali talvolta risultano sconosciute a noi stessi in prim’ordine.


Cosa mai scaturisca nella tua anima quando cominci il tuo percorso conoscitivo del ” Te” artista, non lo sa neanche il conoscitore di sé. Come accadde a Pietro quando frequentava le scuole medie inferiori. Si verificò un episodio caratteristico e indicativo della personalità dell’artista. Innanzitutto, ebbe una formazione al disegno precisa e impostata dalla sua eccellente insegnante che lo ha indirizzato verso ciò che sarà la vera espressione della sua indole di ritrattista. Ma la vera e propria iniziazione all’arte cominciò con una negazione. Per chi sente l’arte sa già da tale asserzione che essa comporta una spinta all’azione maggiore di un attacco fisico. Erano i tempi della cultura pop e la diffusione per le riproduzioni di Dragon Ball erano all’apice. Un suo compagno di classe disegnava alquanto bene e ne riprodusse l’immagine per svariati suoi compagni, ma alla sua richiesta di averne una copia ricevette un rifiuto, accompagnato da una considerazione che lo scombussolò, ma al contempo riuscì a generare in lui la determinazione a conoscere sé nell’arte, consistente nella convinzione del compagno che Pietro non ce l’avrebbe mai fatta a disegnare in siffatto modo.


L’estro di Pietro prese il sopravvento. Non si può spiegare l’impulso che si autodetermina in chi ha qualcosa d’affermare artisticamente. Ti coglie d’impatto, generando in te l’esigenza di esprimere la tua passione. Così Pietro s’affacciò all’arte ritrattistica. Del resto la negazione, se doppia, consiste in un’affermazione, di per sé dunque riflette l’asserzione positiva del proprio Io in qualsiasi piattaforma di vita. Che essa sia virtuale o reale-manualistica non incide sulla capacità affermativo-impositiva della propria arte intrinsecata nella personalità di ciascuno. Quel rifiuto fu per Pietro l’affermazione della sua artisticità, l’incipit giusto per avviare l’esplorazione del ritratto, in quanto gli permise di trovarsi di fronte a un foglio bianco per iniziarsi alle riproduzioni del manga che col tempo, capì, gli riuscivano degnamente. Seguendo questa sua propensione artistica, cominciò a ritrarre il viso di sua sorella per poi esercitarsi alla perfezione. Ma, quella ricercata da Pietro è differente rispetto a quella attualizzata in tempi moderni, qualificata come la “perfezione sociale”. Un concetto questo proposto dalla maggiornaza delle nuove generazioni che propone l’uniformazione fisica a quella dei cosiddetti filters.

“Noi siami riusciti a crearci un’autostima basata sul reale, confrontandoci e talvolta scontrandoci, ma pur sempre vivendo il mondo reale. Oggigiorno invece, basano la loro autostima sui likes senza interazione alcuna.”


La perfezione sociale è un’elaborazione concettualistica del ritrattista che ben si discosta dalla sua personalità artistica che procede verso la rappresentazione realistica dei volti che si accinge a ritrarre. Vi è dunque una coincidenza personale e artistica della perfezione alla quale questa riflessione ci porta. Pietro cerca di ricreare il volto delle persone nel modo più reale possibile, basandosi sull’osservazione che gli permette di conoscere il mondo delle persone così come quello del ritratto.


“Io ritengo che i social media siano un potente strumento di accrescimento culturale se usato ai fini conoscitivi dell’arte e cultura in genere. Inoltre può essere un altrettanto grande mezzo per la conoscenza e la comunicazione interattiva tra le persone, purché usato con giudizio”.

La perfezione a cui assurge Pietro è coincidente col reale in ogni sfaccettatura della sua personalità. Risulta essere un equilibrio mentale e professionale quello tra realtà, realismo e ritratto in chi come Pietro ricerca la verità nello sguardo di chi ritrae.
La realtà d’animo e un animo d’artista: due emisferi congruenti in un appassionato della cultura in ogni sua sfumatura.
“L’arte per me è tutto. Non so stare senza tutte le sfere della stessa. Io sono un animo artistico e ringrazio il Fato per avermi dato la possibilità di essere uno spettatore dell’arte da un lato e di farla dall’altro.”
Questo concetto concede la considerazione del pensiero artistico del ritrattista che se da un lato vive l’arte creandola da autodidatta, dall’altro la vive osservandola nell’altrui talento. Pietro ama talmente tanto l’arte da nutrirsene in ogni pluriprospettica versione, infatti, si dedica alla recitazione da quando ha sei anni fin da quando recitò per la prima volta nella compagnia teatrale fondata dal padre, canta come baritono in un coro a quattro voci, suona la chitarra e crea l’arte nel realismo della realtà ritrattistica.


“Io amo il realismo. Riproduco nel ritratto la realtà del volto come se fosse una riproduzione visiva reale, basandomi sull’osservazione che per me è importantissima. Vado a ricercare con essa il particolare per poi riprodurlo nel foglio. Prediligo la tecnica con la matita e carboncino poiché riesco maggiormente ad approssimare il viso.”


Pietro ha una dote primaria che ci riporta a monte: la passione. Unica forza motrice che lo conduce a trasmettere l’entusiasmo artistico anche solo parlandone. Le sue doti artistiche si uniscono a un’apertura mentale e culturale che gli consentono di contraddistinguersi, ai miei occhi, come l’artista del realismo ritrattistico.

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