PIETRO TALAMO


Il talento tra drinks e sorrisi


Ci sono sorrisi che non si dimenticano.
Sono quelli che ti accompagnano nella vita e ti porti dietro sempre nel cassetto dei ricordi.
Sto parlando di quei sorrisi che ti rubano l’attenzione mentre sei indaffarato nel gestir in un incasinato modo la tua vita. Ma ti catturano, sono lì che ti aspettano ogni volta che li incroci nei momenti più buii della tua esistenza. Ti permettono di dimenticare, anche solo per un momento ciò che ti porti dietro dalla vita, proprio quella che non vuoi ricordare a causa di ciò che comporta.
Sono proprio loro i sorrisi che ti salvano dalla tristezza intrinseca d’un mondo taciuto che custodisci per il semplice imbarazzo di viverlo. Gli stessi con cui Pietro mi salutava ogni mattina mentre fumavo la prima delle mie molteplici sigarette quotidiane. Così iniziammo a parlare…col sorriso!
Mi presentò sé con la naturalezza di chi non ha necessità di nascondersi. Mi colpì questa sua purezza nell’essere privo di una qualsivoglia forma di forzatura personale nell’interazione personale. Passavamo le giornate intere in un unico gruppo lavorativo talmente diverso da comportare un’unione esemplare, sancita da un’unica caratteristica, l’essere immigrato in un luogo sconosciuto e totalmente diverso dalla nostra terra natia. Questa condizione è la base mentale ed emotiva che ha legato una molteplicità diversa di persone nell’unico intento di darsi sostegno morale a vicenda lungo il permanere in terra straniera.
Ci sono sorrisi che non si scordano mai. Sono gli stessi che ti allietano quando ti si presentano di fronte che siano essi espressi di persona o per via mediatica. Pietro, dimostrò subito la sua principale dote, ossia quella di vivere la vita col sorriso. Sembra di primo impatto, una dote personale che nulla c’entra con l’arte, ma provate ad applicarla dietro un bancone londinese di fronte alla manifestazione diretta di una cultura e un’attitudine completamente diversa da quella italiana…e poi ne riparliamo!


La saccenza con cui si viene, spesso, trattati da coloro che si sentono arrivati poiché hanno già acquisito la conoscenza linguistica o raggiunta una certa dimensione lavorativa è sconcertante per chi si approccia al lavoro in generale, a maggior ragione estero. Pietro ne è l’esplicito esempio.
Nelle lunghe giornate trascorse insieme ognuno riusciva a trovare sempre un modo per affrontare la fatica e l’insoddisfazione determinata dal non fare ciò che realmente si desiderava. Il più delle volte, nei momenti in cui ci riunivano per trascorrere le ore pomeridiane di riposo lavorativo gli unici momenti in cui non pensavo al mio vissuto dell’epoca erano determinati dai suoi “stà senza pensieri!”. Per molti possono sembrare sciocchezze soprattutto se dette da una persona più adulta come la scrittura, ma io ormai ho perso la speranza di credere ancora nell’intelligenza cosiddetta adulta e continuo a sostenere che l’anima non abbia età. Tanto meno il talento.


Iniziai a conoscere Pietro quando incominciò a parlarmi della sua passione per il bar e la sua insoddisfazione derivante da un consolidato timore di non essere all’altezza. Ho sempre contraddetto questa sua insicurezza, poiché per me era infondata, a discapito di chi non credeva in lui. Come sempre controcorrente nella mia vita, ho sempre creduto in quella sua dote nascosta che era semplicemente gestita male nall’ambito dell’insegnamento.
Nonostante le sue riserve, Pietro fortunatamente ha seguito la sua voglia di farcela e d’evadere dalla realtà lavorativa d’origine che ingiustamente non attribuisce ai lavoratori il giusto merito. Perciò, con alle spalle una famiglia salda nei valori che li unisce, segue le orme materne e continua imperterrito nella sua realizzazione personale. Il suo talento lo dimostrerà con il sorriso dietro al bancone di svariati bar londinesi in cui ha imparato le prime gestualità da bartender, la composizione dei cocktails dando vita ad alcuni personalizzati e l’arte della miscelazione, fino ad arrivare oggi al Duck!&Waffle al quarantesimo piano nella city.

Tutto questo lo ha fatto secondo i canoni anglosassoni acquisendo, al contempo, una nuova lingua. Questo non sarebbe talento? Voi dall’alto delle vostre sedie come lo chiamate?!
Pietro approfondì le sue conoscenze, impiantando le sue origini campane sul terreno dell’Hospitality inglese, tenendo sempre a mente il suo obiettivo primario ossia crearsi un futuro, lo stesso che gli è stato negato in Italia.
Sapete, molti pensano che chi parta all’estero per lavorare abbia solo voglia di evadere e di conoscere o ancor peggio non abbia valori o maturità. Invece, chi come Pietro fugge dalla propria realtà lavorativa d’origine, è fonte di massima ammirazione poiché è stato in grado di cercare qualcosa che la nostra nazione ci nega, cioé il lavoro.


Pietro ci ha creduto così tanto da arrivare a lavorare in uno dei più rinomati bar della città del mondo..la stessa che non dorme mai…la stessa che non ti fa più dormire, ma che quando impari ad amare ti fa sognare quel futuro che da sempre cercavi…

Il talento non lo puoi qualificare, lo puoi captare e io una volta fatto, lo voglio sempre mostrare.
Stavolta lo faccio con un bartender campano che ha lottato contro il suo passato per emergere dando sempre forza al suo sorriso con il quale ha concquistato non solo la sua posizione lavorativa meritata e degna del suo talento, ma anche persone come me che non credono ai primi sorrisi, ma a quelli veri che ti accompagnano anche se lontani e a distanza d’anni.
Pietro è l’esempio di chi crede sempre nella vita e nei sorrisi e io quella che crede sempre nella sua autenticità.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Il mio sogno nel cassetto dopo anni passati nel campo della ristorazione sarebbe aprire un bar tutto mio, senza dover più sottostare alle regole e standards delle grandi compagnie soprattutto qui a Londra. Un altro passo che vorrei fare è cambiare nazione… nonostante tutto quello che ti dà Londra con le sue opportunità e meritocrazia , dopo tanti anni passati qui senti il bisogno di dover cambiare aria magari verso paesi caldi…Essendo napoletano sono cresciuto con temperature più calde e seppur nono ho mai sentito la mancanza del mare, ora si inizia a far sentire dopo anni in Inghilterra. Ho conoscenze in Spagna e ho sempre pensato che quella terra fosse il mio posto ideale. Mi piacerebbe molto fare un’ esperienza lì e imparare un’altra lingua. Il sogno sarebbe aprire il proprio bar-ristorante su una spiaggia alle Bermuda, vivere e lavorare vicino al mare… cosa c’è di meglio?

Qual è il tuo cocktail preferito da realizzare?
Cocktail preferito da realizzare? Bhé, in ogni cocktail che realizzi giorno per giorno ci metti sempre del tuo… ti assicuri che al tavolo arrivi il drink richiesto e che il cliente possa goderselo, aggiungendo qualche decorazione che colpisce più nei dettagli. Mi piace molto quando il cliente mi richiede un cocktail a piacere, in quel momento è come se dovessi capire i gusti della persona che hai di fronte e sorprenderlo con cocktail che hai inventato lì per lì al momento, e quando ti domandano come si chiama il cocktail appena inventato, con un po’ di simpatia ti permetti di domandargli il nome e aggiungi un “sour o spritz” e rimangono sorpresi,soprattutto le ragazze! Basta che fai un cocktail più colorato,dolce ,una bella decorazione e poof! inizi a scherzare un po’. Per te sarebbe un the coolest mummy martini 🍸 😝.

E quale da bere?
Mi piace molto l’old fashioned che è un cocktail a base di whisky 🥃, ma dipende dalle occasioni le poche volte che esce il sole mi accontento di uno spritz o Daiquiri che sono drinks rinfrescanti.

Come ti senti quando a star davanti al bancone sei tu?
Quando sono io il cliente mi piace guardare i piccoli particolari , il modo in cui ti accolgono all’entrata , l’approccio di un manager che parla con il suo staff, se c’è team work tra i colleghi, come se la cavano nei momenti busy senza far capire al cliente che la situazione non è delle migliori, le conoscenze ai fini di vendere una bottiglia di vino e se servono con il sorriso, fatto essenziale visto che devi regalare un’ esperienza al cliente sia nel caso stia bevendo un cocktail di 20£ che in un bar al 40esimo piano al centro di Londra.

Da cosa si riconosce un bravo barman?
Riconosci la bravura di un barman già solo osservando i suoi movimenti, il modo in cui mantiene una bottiglia, come versa l’alcol in uno shaker,come shakera e ovviamente te ne accorgi dalle conoscenze che ha anche raccontandoti la storia di un whisky, da come nasce il gin ecc ecc.

Londra e il bar: come è nata questa decisione?
Mah, un po’ casualment. In Italia comunque lavoravo come cameriere e anche durante la mia prima esperienza a Londra in un ristorante italiano, non avrei mai pensato d’imparare ad essere bartender visto che non mi piaceva molto, tanti anni fa. Mi ricordo che in questo ristorante italiano mi provarono come bartender una sera perché era giusto che io sapessi stare anche dietro al bar… “va bene il rischio è tuo” – dissi al manager. Non conoscevo le misure di un solo cocktail, non avendone mai fatto uno. Mi ricordo quello shift tutt’oggi, non era stato di certo uno dei migliori. Poi cambiai lavoro e iniziai in un cocktail bar sempre nel centro londinese , Leicester Square, dove ho imparato le basi per poi migliorare man mano eper poi lavorare in un night club a Chelsea, un locale totalmente differente con la musica alta e clienti molto più vivaci di fronte al bancone. Poi ho lavorato anche un paio di volte allo stadio delChelsea durante la partita a Stamford bridge. Poi ho cambiato ancora perché volevo lavorare in posti più tranquilli e con una bella vista quindi iniziai a lavorare al Madison che è un noto rooftop bar al 6 piano con una vista spettacolare della città e della cattedrale di Saint Paul. Essendo un bar su terrazza, con l’arrivo dell’inverno non si lavorava molto e quindi decisi di cambiare ancora. Ora sono su uno dei più alti skyline di Londra, mi sa che è il terzo della capitale. Non credevo ci sarei arrivato dopo solo un anno che lavoro lì… è davvero una soddisfazione constatare che step by step qui a Londra riesci ad lavorare in un posto che mai avrei pensato potesse diventare il tuo working place.

Chi ha creduto maggiormente in te?
La mia famiglia e tutti coloro che ho incontrato e che mi hanno sempre sostenuto.

Vi è qualche dedica o messaggio che vorresti venisse pubblicato?
Lo dedico alla famiglia, che siano fieri di questi anni passati lontano da
loro per un futuro migliore.

Questo articolo ha un commento

  1. Mariagrazia

    The Big Pietro

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