SERENA D’ONOFRIO

L’artista del racconto pittorico

Vi capita mai di sentir raccontare una storia e al contempo raffigurarla? Quasi l’immagine possa prendere vita se stante nel momento in cui ogni singola parola ascoltata si raffiguri mentalmente, sospirando vita. Di tutto ciò è espressione l’arte di Serena D’Onofrio.

RACCONTAMI

Raccontami

Anche quando non avrò più parole per parlarti

Raccontami

anche quando non ti vedrò più

Raccontami

Mentre parli di te in un foglio

Raccontami

Dettagli di te nelle pennellate che ravvivano i miei segni di vita

Raccontati mentre dipingi di me.

Come dico sempre le parole non sono sufficienti né utili quando trattasi d’arte. La vera eloquenza si manifesta nella palpabile destrezza nell’imprimere le pennellate di colore, tali da strutturare un racconto fatto d’immagini.

“….Ogni quadro, seppur celato, narra una parte di me, un dettaglio di me… ma lascio sempre aperte delle “porte” per gli osservatori, così da potercisi ritrovare…”

Una storia narrata può essere ascoltata col sonoro vocale per mezzo d’orecchi attenti oppure la si può recitare con l’animo pittorico e trasmessa al pubblico che la recepisce in modo interpretativo non seguendo la via della parola, bensì quella ultra sensoriale della figurazione. Quanta austera magia nelle mani dell’artista che racconta la pittura.

Serena D’Onofrio è una talentuosa pittrice dedita all’arte da quando nasce e come asserisce lei stessa non vi è mai stato un momento preciso in cui abbia deciso d’intraprendere questo percorso artistico in quanto lo segue da quando è nata. Ed è proprio in siffatto modo che l’arte ti coglie in modo inaspettato sempre, ma naturale. Si è dedicata poi alla sua formazione tecnica presso l’Accademia delle Belle Arti di Napoli.

La sua passione unita all’intraprendenza caratteriale, le ha dato l’input per la creazione delle “tele in miniatura” in cui racconta della vita altrui dipingendone i volti. Non solo, però.

Serena racchiude nella sua pittura sempre una parte di sé con la predilezione di un narrativo artistico-biografico criptico, nascosto tra i segni del volto umano, nei personaggi pubblici simboli di crescita emotiva ed evolutiva, nell’iconografia religiosa.

La Madonna del riposo, pastelli sucarta 2020 “La mia fede nell’arte”
di Serena D’Onofrio
su “Sere_nart”
Instagram Page

Il suo racconto spazia dal privato al pubblico, intromettendo sempre tra le righe delle pagine della vita, un particolare di se stessa come un’immedesimazione indiretta o interconnessa con ogni singolo dipinto.

Sono una persona molto creativa e che non sta mai ferma, mi piace sperimentare sempre nuove cose e così anche l’idea di dipingere su mini tele che io definisco affettuosamente “le mie bambine”. È un modo (quello dei ritratti e delle mini tele) anche di avvicinarmi al pubblico che mi segue e lasciare loro una parte di me e della mia arte.”

Serena dipinge  mentre racconta e narra mentre crea arte con figurazione che la menzionano in modo sottile. Le sue opere respirano la vita per suo dire pittorico. In tal caso la figurazione assurge a composizione dettagliata del “Sé” personale, non artistico stavolta. Ogni sua creazione si compone di se stessa e come una prosa parla d’Arte.

RACCONTAMI

Raccontami chi sei

E, io, ti dipingerò

Lo farò con la mano dell’Arte

Senza l’uso comune vocale

Alter ego sopravalutato 

Raccontami della tua creatività

Io sarò lì

Pronta a mostrarla

E ti chiederò

“Come mai dipingi?”

“Come mai dipingi”?

“Non lo so. Non ho neanche mai capito di farlo da quanto fa parte di me. Semplicemente io racconto, solo che non lo faccio con il verbo, bensì con il colore. Il dipinto e il discorrere. Che differenza c’è poi? Sono l’uno l’interfaccia dell’altro”.

Così ho amato definire l’arte di Serena D’Onofrio, proprio com’ella dipinge la parola. Ho voluto darle forma per dire di un racconto romanzato dalla scrittura, in modo che capisca come ci si senta ad osservare una sua creazione. Perché, cara artista del racconto pittorico, è così che ci fai sentire quando dipingi. Ci porti in una narrazione fatta di colori, linee e storie vissute.

Amo leggere tra le righe le persone in genere, gli artisti ancor più ed è lì che ti ho trovata a parlare, a raccontare di te.

 Proprio lì, nei tuoi dipinti.

RACCONTAMI LE PAROLE CHE DIPINGI

Raccontami di te

E di cosa vuoi fare nella vita.

Farò di più

Te lo dipingerò.

HARLEY TOKYO

 INTERVISTA CON SERENA D’ONOFRIO

Come e da quando ti sei avvicinata alla pittura?

Posso dire tranquillamente di non essermi mai avvicinata alla pittura ma di essere nata già con questa predisposizione. È stata lei ad aver scelto me prima ancora che io stessa lo sapessi.

Quale percorso formativo hai scelto o sei un’autodidatta?

Avendo avuto da sempre questa predisposizione, dopo la maturità classica mi sono iscritta all’Accademia di belle arti a Napoli, corso di pittura ovviamente.

Cosa vuoi trasmettere con le tue opere?

L’intento delle mie opere è di raccontarmi e di raccontare. È bello quando qualcuno che nemmeno conosci si ritrova nelle immagini che hai dipinto. È senz’altro una pittura molto emotiva, la mia.

Quanto sono importanti i colori nelle tue creazioni e quanto riesci a trasmettere con essi?

I colori sono tutto: ognuno racconta un’emozione, aiutano a percepire meglio ciò che l’artista vuole dire, ogni sfumatura dà un tocco, un’emozione in più alla tela. Il colore è psicologia, dice tanto di noi.

La pittura: un rifugio o un mondo da esplorare? O semplicemente entrambe le cose?

Per me la pittura è tutto: è un mondo in cui mi rifugio per esplorare nuove cose, certa che troverò senz’altro cose belle.

Quali artisti hanno influenzato e influenzano tutt’oggi la tua creatività?

Sicuramente tra i miei artisti preferiti ci sono quelli del surrealismo come Dalì, Magritte e Frida, e quelli dell’espressionismo come Van Gogh o Munch. Tra i miei artisti del cuore c’è anche Egon Schiele.

Ho visto seguendo la tua pagina Instagram, la creazione innovativa di pitture, ritratti o riproduzioni fotografiche su piccole tele poste su un poggiapiedi. Come nasce l’idea?

Sono una persona molto creativa e che non sta mai ferma, mi piace sperimentare sempre nuove cose e così anche l’idea di dipingere su mini tele che io definisco affettuosamente “le mie bambine”. È un modo (quello dei ritratti e delle mini tele) anche di avvicinarmi al pubblico che mi segue e lasciare loro una parte di me e della mia arte.

E, soprattutto, come dialoga la fotografia con la tua pittura? E’ un legame, questo, strabiliante a parer mio…

La fotografia è essenziale: come si vede dal mio profilo social, una bella fotografia permette di far arrivare al pubblico curiosità, stimoli nell’avvicinarsi all’arte e acquistare anche i miei prodotti. Ma è anche vero che, per certi aspetti, è limitativa: tante sfumature si possono percepire solo dal vivo, a volte la foto tende ad alterare i colori, riducendone la bellezza, a parer mio.

Quale raffigurazione prediligi fare?

Le mie raffigurazioni sono per lo più dettate dall’esperienza di quel momento: seguendo le mie emozioni, visto che non sono mai le stesse in diversi periodi, racconto ciò che mi sta accadendo in quel momento. Il tutto in una chiave surreale, originale, mai realista. Il realismo lo sento stretto, per me.

Cosa significa per te l’Arte?

Cosa significa per me l’Arte… bella domanda. Una grossa domanda. Per me l’arte è tutto, è la ragione della mia vita, è colei che mi permette di dare un senso  alla mia vita, senza la quale sarei persa. Non sarei la donna che sono oggi, non avrei l’entusiasmo nel vivere che ho, non potrei essere nessun’altra senza di lei. Mi sta aiutando a diventare donna, a diventare quel sogno che ho sempre voluto. Mi colora le giornate anche quando sono buie e sole, mi tende sempre la mano e mi dice “ehi non preoccuparti, ci sono sempre io accanto a te.”

Vi è una tecnica o un formato che prediligi usare?

Io lavoro principalmente con acrilici su tela. Non escludo però, su richiesta, fogli, matite e muri.

Visto l’attuale morbo sociale che incombe sul mondo oggigiorno, come rappresenteresti la società odierna in una tua pittura?

Se dovessi rappresentare oggi la società lo farei ispirandomi ad un quadro di Munch: “Sera sul viale Karl Johan”. Anime che camminano nella loro solitudine, con l’aggiunta di una mascherina. Una visione un po’ pessimistica, forse, ma penso che più si ostenti compagnia, più si viva infelici e insoddisfatti nella solitudine, alimentata anche dai cellulari e dalle tecnologie.

E.Munch “Sere sul viale karl johan

I tuoi riquadri in formato piccolo, in special modo, ma anche quelli in formato grande, raccontano. Parlano di amore, passioni, famiglia, fede, in modo diretto semplicemente a suon di pennellate colorate. Complimenti, innanzitutto. Quanto incide il dato biografico e il desiderio di raccontare quei soggetti con la pittura, in te?

Beh, come ho già detto prima, la mia biografia e il mio vissuto incide molto: ogni quadro, seppur celato, narra una parte di me, un dettaglio di me… ma lascio sempre aperte delle “porte” per gli osservatori, così da potercisi ritrovare. E ciò, devo dire con immenso piacere, accade!

E la memoria, il tempo, il ricordo?

Così come il presente, anche il passato incide. Incide perché noi siamo il frutto di esperienze passate, incide perché un’esperienza narrata in un quadro (ad esempio nel 2018, 2019) mostrato adesso racconta un’esperienza passata, un ricordo. Incide perché tutti noi abbiamo un momento di nostalgia, di malinconia, un occhio al passato che può risvegliarci ispirazioni.

Cosa significa fare pittura oggi, o arte in genere?

Fare pittura oggi, ma forse da sempre, è un azzardo, una follia. Spesso gli artisti vengono visti come nullafacenti, come “hobbisti”, in realtà è un lavoro a tutti gli effetti. C’è uno studio metodico dietro ogni quadro, ogni bozza, anche nel più banale dei casi. È difficile anche per il mercato, per il guadagno. Bisogna sapersi muovere con i giusti mezzi, allargare gli orizzonti e le conoscenze quanto più possibile. È una strada che, passo dopo passo, ti devi spianare da sola e devi avere la consapevolezza che nulla ti è dovuto. Devi farlo in nome del tuo sogno, senza arrenderti.

Cosa pensi della pittura contemporanea  italiana? Vi è un artista che spicca ai tuoi occhi?

L’arte contemporanea è molto particolare, spesso non capita, a volte troppo ermetica. Io sono più propensa ad un’arte fruibile a tutti, non per l’élite. Bisogna fare selezione tra ciò che merita e ciò che merita meno. Tra gli artisti contemporanei mi incuriosisce molto Banksy, lo trovo creativo e anche trasgressivo. Sono anche affascinata dalle performance di Marina Abramović, donna estremamente particolare e di spiccata sensibilità.

Chi è Serena? E cosa vuole dire al mondo con la sua arte?

Serena è semplicemente una ragazza che sta cercando, con le unghie e con i denti, di proteggere la sua “rosa”, il suo sogno, senza farsi intimorire dai tempi, dalle difficoltà e che spera di realizzarsi sempre più come Artista. Spesso le mie ansie, le mie paure, le mie fragilità mi fanno vacillare, danno una scossa alla mia piccola dose di razionalità. Ma devo dire che ho anche la testardaggine di non mollare mai, sono molto caparbia. Con la mia arte spero di smuovere le coscienze, le emozioni e i sogni degli osservatori, mi “accontento” di “poco”.

Instagram Page: sere_nart

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