Simone Bonadonna

Il tattoo artist del disegno surreale

La libertà di espressione risiede in ogni vacillo di comunicazione.
In ogni minima speranza di trasmissione emotiva e mentale.
Vi sono svariati modi per trasmettere un qualsivoglia concetto intellettivo, emozionale o puramente liberatorio, tutti confluenti a invogliare il destinatario all’attenzione. Un mezzo mirato a catturare.
A dirigere la riflessione.
Lungo i meandri mentali del pensiero, l’immaginazione prende piede innervandosi in ogni fibra vitale costitutiva l’essenza del vivere, che altro non è che la passione. Che essa sia rivolta all’antitesi del mondo, è, di certo, vero ma perché non capirne la necessità di sussistenza per chi se ne nutre, dando biasimo del suo usufruirne? La povertà di pensiero. Questo è il biasimo peggiore che la vita possa destinarti. Ma la cura del tuo vivere. Quella, no. Non merita biasimo, bensì crescita ostinata e imperterrita, contrastando pacificamente, ma in modo fermo l’ostilità ciarlatana altrui.

«Niente di grande è stato compiuto né può essere compiuto, senza passione. È soltanto una moralità morta, e troppo spesso ipocrita, quella che inveisce contro la forma della passione in quanto tale» Hegel

La lotta della passione sulla vita e sulle parole delle genti è rimarcata dalla filosofia antica risalente a uno degli autori tedeschi maggiormente di svolta dal detto punto di vista in quanto asseriva che : “«Nell’ordinamento del mondo un ingrediente sono le passioni, l’altro è il momento razionale. Le passioni sono l’elemento attivo. Esse non sono affatto opposte costantemente alla moralità, bensì realizzano l’universale […]. Nessuna cosa è mai venuta alla luce senza l’interesse di coloro la cui attività cooperò a farla crescere; e dal momento che ad un interesse noi diamo il nome di passione, così […] dobbiamo dire in generale che nulla di grande è stato compiuto nel mondo senza passione».
…”a un interesse diamo il nome di passione”… è questo il concetto di chiave del mio personale pensiero emotivo su ciò che determina le nostre azioni, ossia le passioni. Parte da un semplice interesse, una pura curiosità che con la forza di una mano materna ti indirizza verso ciò che detta la tua felicità.
Quando ti approcci alla vita, alle prime esperienze di vita mondana non sei in grado, talvolta, di comprenderne le molteplici sfaccettature che un disegno emotivo e prestabilito decide per te. Quella mano materna della Natura ti conduce dove tu non sei consapevole di andare e senza sapere come e perché, quell’interesse passionale nasce in te. Un germoglio piantato in te da una sconosciuta Madre che non sai come, ma ti parla come una piccola coscienza sulla tua spalla e affermi di essere un visionario, un interdetto emotivo del mondo che preferisce custodire in sé un angolo introspettivo di continua richiesta intima di cosa non va in te, nella tua anima. Ed è in questo preciso momento che tu inizi a conoscerti. Quando chiedi a te stesso cosa ti opprime l’anima. E come capirlo prima di percorrere l’afflizione che è inclusiva l’accezione stessa del termine filosofico “passione”….Ma come capirlo prima?
Impossibile.


L’animo necessita di patire per gioire dell’ enfasi totalizzante che il citato interesse originario procura, in modo da conoscere la passione dal suo inizio: il tormento. Esso è intrinseco, da esso non si può scappare e tanto meno non lo si può sviare. E, col tempo esso stesso, diventa una necessità. Perché? Perché nient’altro è che la passione stessa. Lo si capisce dalla sostanza filosofica del termine, il quale deriva dal greco πάϑος, che riferendosi in modo generico alla sofferenza o al patire, riconduce alla pratica significatività di “esperienza spirituale in cui l’animo è dominato e soggiogato dalla tendenza affettiva.”
Ciò spiega il perché chi vive una passione, intorno alla quale fa ruotare la sua vita , nutre una profonda malinconia di vita soprattutto quando non le può dare sfogo. Dunque, l’appassionato niente altro è colui che ha un’afflizione d’animo dovuta all’affezione che si tramuta nella realtà in un interesse, che nelle mani di Simone Bonadonna si tramuta nel disegno sulla pelle, sul corpo, ovverossia nel tatuaggio.
Le mani. Il punto di forza della sua passione. Le mani che si qualificano come i migliori strumenti per dire ciò che non si vuole, dando vita a quella linea di colore che trafigge il corpo e soddisfa il battito d’animo di Simone, poiché è lì che vive la sua passione ed è li che trae il coraggio di darle voce.
Saranno proprio le sue mani a essere messe alla prova. Ed è questa l’apparente ironia della sorte che , personalmente, non ha niente d’ironico se non l’idea che non ci sia sempre la stessa mano materna della Natura dietro che, appunto, si cela nel Fato per non destar scalpore. Ma è sempre la stessa mano quella che induce te a conoscerti, a evolverti. E le mani di Simone dovettero affrontare la propria avventura di crescita facendo i conti con la durezza di un lavoro di base che in una città come Londra ti permette d’introdurti nella società, il lavapiatti. Difficile da credere che un tatuatore parta proprio da un ambiente antitetico come quello della cucina, ma fu lì che le mani di Simone conobbero le difficoltà, conobbero l’inizio della loro fortuna, ossia la conoscenza della loro importanza da parte del suo possessore. Dalle mani Simone, ricava forza; e la sua passione prende vita. Ma in realtà, le sue mani furono già poste sotto giudizio della vita che evidentemente si chiedeva semmai potessero rappresentare lo strumento del suo futuro. E lo fece, mettendolo davanti a ciò che ha sempre rifiutato in vista di una previa esperienza genitoriale, il lavoro in fabbrica. Sarà proprio quello che permetterà a Simone di conoscere la città che lo renderà un tattoo artist. La prima dimostrazione della necessità di dar sfogo a ciò che al contempo ti tormenta, Simone la dà disegnando la notte al rientro dal pesante lavoro capitatogli; nonostante le dita segnate dall’acqua e dalla fatica, nonostante il sonno;nonostante tutto. E in tal senso si può comprendere la duplicità della passione: la beatitudine e il tormento. Non si può avere l’una senza l’altro. Dal disegno, muove la passione. E dalle mani nasce il disegno. Ma l’unico punto fermo di diramazione sono le mani che decidono; che personalizzano il tatuaggio e danno vita a ciò che la mente immagina e la bocca tace. E le mani presero in sopravvento proprio così come la Natura segna ciò che sei e diventerai, la mano scrive e quella di Simone lo fa sul corpo delle persone dando predilezione ai volti poiché, come lui stesso dice ..”solo rappresentandoli hai l’espressione del mondo nelle mani…” .


La necessità di dare espressione al disegno, designa una’esigenza vitale di dare al tatuaggio un concetto, un senso che per molti non è scontato. Talvolta esso è una semplice decorazione del corpo che oltre ad esaltarlo non ha finalità o senso alcuno. Ma questa criticità la si affronta con l’esperienza seguendo quelle che io definisco le mani della Natura Madre, ma che Simone rivede in colui che segna le orme su cui egli cammina. Colui che lo approccia al mondo della professionalità, mostrandogli come nella realtà dei fatti prima di delineare se stesso nel mondo dei tatuatori bisogna, anzitutto, rispettare il lavoro altrui e conoscere quell’aulico rispetto reciproco di deontologia implicita. Il suo mentore è chi con le sue mani gli mostra quotidianamente che si può dare vita a se stessi, al disegno e, per simbiosi, alla propria passione, ossia il suo titolare, colui che quel dì del 18 luglio lo accolse nel suo studio presso il quale Simone esercita la sua professione e al contempo l’apprende. I suoi passi sono improntati nella mente di Simone che segue anche laddove non ne comprende le impronte, ma è proprio qui che risiede la crescita della passione di Simone, ossia nelle mani di colui che l’ha istruito e ha dato luce alla sua livida passione che faticava a fuoriuscire dal suo animo. Poiché come ti dissi “l’artista è colui che nasconde se stesso per mandare avanti gli altri…in quanto è proprio negli altri che cela, tutela e migliora sé…”. Ma non in tutti… solo in alcuni; in coloro che per Natura hanno un’affinità smascherata, solo per chi la intravede.


E perché? Mi sono chiesta. Dando liceità al mio quesito retorico, non mi stupisco della risposta di Simone che mi conferma la sua personalità intellettivo-emotivo conflittuale come tutte quelle di chi vive una passione che ne divora la vita, o , per continuità d’intento lessicale, l’animo: “tramite il tatuaggio vivi la persona; scrivi la sua storia sul corpo della stessa…”.
L’eco delle sue parole segnano nei disegni la sua di persona, invece, che alla stregua di un Artista come Dalì, segue il surrealismo impostato sui disegni realistici che lui stesso mira a creare per poi, farli propri con particolari che significano ciò che Simone non vuole dire. Ma che loro dicono. In quanto il surrealismo consiste in quel processo psichico automatico in cui l’inconscio prende vita e concede a colui che se ne appropria di far emergere parole non dette, pensieri liberi da qualsiasi inibizione. In prim’ordine le convenzioni sociali. E in questo, sicuramente, Londra ha aiutato Simone nella sua avventura di scoprire sé, in quanto la durezza di una città fredda e cupa come la capitale anglosassone, oscura ciò che invece ti regala, ossia te stesso.
“Londra ti permette di trovare te stesso”-Mi disse Simone.

E, laddove non lo avesse dichiarato lui, lo fanno oggigiorno i suoi disegni.

Ecco che nasce in automaticità derivante dallo scorrere dello scrivere, una naturale coincidenza tra disegno e tatuaggio. Ciò che permette tale raffinata unione è la personalità del tatuatore, come quella del tattoo artist dalla passione nelle mani che realizza ciò che in pochi sostengono: la comunicatività di quella unica o molteplice linea di colore che si dirama nel corpo per segnare il proprio passato, il proprio presente, ma anche il proprio futuro. In quanto quella linea, a cui Simone dà vita è la tua storia ripercorsa in un tratteggio di sfumature, che in concatenazione d’espressione, per lui, è vita. La continuità della sua passione risiede in voi.
Nei vostri corpi.
Prendetevene cura perché è lì che le sue mani hanno dipinto.
E, nelle sue mani vi è lui.

Simone Bonadonna nasce nel luglio 1989 ad Alba. A differenza di molti altri suoi colleghi, non ha conseguito la licenza superiore artistica, bensì quella di perito elettrico che gli ha permesso di esercitare per tre anni la professione di elettricista. Ma non trova serenità d’animo nel conseguire i suoi studi nella praticità lavorativa. E, casualmente, decide di fare un tatuaggio insieme alla sorella. E, così nasce il suo interesse per la professione di tatuatore. Ma come ho spiegato antecedentemente, l’interesse è il primordio passionale. Segna l’inizio.
Il principio di ciò che si contrappone a ciò che vuoi essere.
Ma pur sempre ciò da cui il tuo futuro ha avuto vita.

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