La mia vita è una lunga scalinata che percorro gradino dopo gradino

(M.G)

Ci sono persone che non impazziscono mai, che vite davvero orribili devono condurre. C,Bukowski

“Io probabilmente nella scrittura ho trovato un modo di guardarmi da fuori.” Levante

It is about me... That's the point! I am not so able to talk about me....
Nascondermi dietro l'inglese è come scappare davanti alla mia interiorità. Ma si dice che prima o poi ti bussa da dentro così forte da aprirti l'armatura costruita faticosamente. Così fu... E nacque Harley in modo talmente drastico e lacerante che si rifugiò nel suo alter ego per fuggire da questa società troppo concentrata sui likes, sull'apparire e sulle bugie, per poterle piacere. Squarciata nella sua stabilità, Harley iniziò a cercare un luogo dove potersi esprimere e "Mostrarsi" anche nelle sue stranezze senza giudizio altrui, ma soprattutto proprio. La peggiore condanna che si potesse infliggere.
In tal modo Harley si specchiò nel suo alter ego chiamato Arte e legò la sua interiorità ormai lesionata al luogo in cui mostrarsi liberamente.
Ecco come nasce Mostrarte.
Il filo conduttore che lega Harley al suo rifugio è il talento altrui, poiché senza esso ella si sente vuota, priva d'alcuna emozione plausibilmente vivibile in questo mondo, dove ha incontrato fin troppi esseri artefatti. Scrivere di chi ha un talento nascosto o meno, le garantisce il sorriso. Seppur quello pazzo di Harley!
Tutto ciò è riuscita a farlo grazie alla sua ribellione, che le concede sempre la forza della leonessa e devota a chi ama al contempo, ma pur sempre una guerriera. Prese dunque in mano la penna e decise di dar sfogo alla sua ribelle natura di lottatrice, perdendo talvolta chi non ne ha capito l'essenza. Del resto "in un mondo di uguali, le eccezioni spaventano".
A me, invece, spaventa la normalità.
Così nasce Harley Tokyo...
That's just me

Con gli occhi pieni d'odio Vorrei silenzio intorno Per ascoltarmi a fondo Giurare il mio ritorno La verità è nascosta e quando ci parliamo Mi dice una bugia per tenermi lontano Hai mai avuto un sogno? Hai mai nuotato contro? Fino a sentirti vivo anche per solo un giorno Non dirmi "sii normale" È quello che non voglio Fammi soffrire ancora per capire chi sono Ma come puoi amare un'altro se non sai amare te stesso Dammi un bacio adesso mentre sparan dall'universo Ho visto cadere il mondo mi sono sentito perso Loro vedono le luci ma non conoscono il resto Che Dio mi benedica Luchè
“Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce. Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru. Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i” piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti. Lentamente muore chi non capovolge il tavolo quando è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio, chi non si lascia aiutare chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante. Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce o non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce. Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.” Martha Medeiros
“Il migliore interprete dei sogni è chi li fa.” C. Bukowski
Se chiudo gli occhi è solo per vederti In questo film ci sei tu (ehi) I titoli di coda stanno fermi, siamo noi che andiamo giù (ehi) Ho il sole in faccia se ridi (woh) Sei bella pure se gridi (woh) Giuro, posso darti molto più di ciò che sottolinei nei libri Il cielo nella stanza Salmo

Le avevo chiesto - dammi una tua foto. E mi dà questa. Ma sei girata di schiena, non ti si vede in faccia. Ma sto guardando il mare. E che centra? Io voglio vedere la tua faccia, non te di spalle che guardi il mare. Ma io sono molto più io di spalle che guardo il mare al tramonto, in silenzio, mentre intorno a me c'è pace e magari dentro no - non in una foto in posa in cui qualcuno mi chiede di sorridere a comando. E allora di lei ho capito tre cose: uno - che era pazza. Due - che era difficile. E tre - che mi sarebbe sempre sfuggita. Perché una parte di lei sarebbe sempre stata girata di schiena a guardare il mare. (Catherine Black)

Non aspettare nessuno. Incontra gente, viaggia, visita una città che ti incuriosisce, o riscopri la tua: girala a piedi, fotografala come se non l’avessi mai vista. Non aspettare che arrivi qualcuno a salvarti. Perché potrebbe non arrivare nessuno. Quasi mai succede. Devi salvarti tu. Devi volerti bene. Devi guardarti dall’esterno e domandarti “Che cosa farei io per me se fossi una persona che mi ama?” E farlo. Far sentire la tua voce. Imparare a chiedere aiuto. Imparare a dire che cosa c’è che non va. Arrabbiarti, anche. E soprattutto imparare ad essere stupidamente felice, senza motivo. Sai quella felicità cretina, inossidabile, quella specie di scudo luminoso su cui tutto rimbalza che ci viene fuori quando siamo innamorati? Ecco. Non aspettare che arrivi qualcuno a dartelo. È tuo. Sei tu che lo crei. Impara come. E fatti questa magia ogni volta che ne avrai bisogno. (Catherine Black)

HARLEY TOKYO

I

And in my mind, in my head ...This is where we all came from ...The dreams we have, the love we share... This is what we're waiting for... In my mind, in my head... This is where we all came from... In my mind, in my head...This is where we all came from... In my mind, in my head......
Mentre la musica risuonava nella stanza inebriata dall'odore del caffé mattutino.... - Credi nell'Universo Tokyo?-disse Harley. -Non lo so Harley! Sono troppo impegnata a combattere la vita. Non ho abbastanza tempo per pensarci. - le rispose Tokyo sbrigativa come sempre mentre stava chiudendo la zip del suo consueto giubbotto in pelle nero. Era pronta per andare a lavoro. - Bah! Il tempo ... Cosa vuoi che sia il tempo Tokyo, dai! Devi solamente usare una parte dell'emisfero cerebrale per pensare neanche tutto il cervello e mi parli del tempo!! Non richiede tutto questo sforzo, uff! - bofonchiò in faccia all'amica ribelle mentre si gustava in silenzio il suo irrinuncianbile cappuccino chiaro. -Usa la fantasia, ecco!- continuò. -Damn! Harley quella la lascio a te. Io non sono nata per impazzire ma solo per bere il mio cappuccino in silenzio come ogni mattina. - E per cosa saresti nata tu?-la provocò Harley mentre cercava di contattare disperatamente Pudding. -Per resistere! Ora lasciami andare a lavoro e...rassegnati non ti risponderà mai a quel messaggio!!- disse Tokyo incredula di aver pronunciato quelle parole, ma del resto era mattino. Troppo presto per poter parlare figuriamoci ragionare! -Eff! You're so boring dude! A cosa dovresti resistere? Ah si! Lasciamelo dire, non interrompermi e non roteare gli occhi! Devi resistere alla vita, alle bugie, alla gente che parla troppo e non capisce nulla, a chi giudica senza conoscerti solo perché hai tatuaggi sulla tua pelle che dicono di te e del tuo passato..bla bla bla...Lasciatelo dire cara Tokyo tutta d'un pezzo respira un pò di pazzia, c'mon!! Solo così riuscirai di nuovo a ridere!! Oppure a scrivere che per te fa lo stesso insomma. Questo dipende da te!- sbottò Harley inconsapevole di quanto quelle parole sarebbero servite alla burbera amica. -Non provare a leggermi dentro Signorina Harley Quinn, potresti rinsavire oppure daranno della pazza a me solo perché voglio vivere come voglio, senza ascoltare nessuno...più. - Oh! C'mon darlin' ...Tu vuoi solo essere te stessa ma hai paura di mostrarti agli altri cara donna forte che non sa neanche dire solamente "Si" a due occhi che la guardano in modo diverso...Uiiii!- gridò roteando come al solito la ragazza dallo sguardo fisso al cellulare in attesa di un messaggio che non sarebbe mai arrivato. La porta si aprì, era Tokyo a tenerla. Fissava aspramente l'amica- Te lo ripeto. Non leggermi dentro. Non farlo mai più.- sospirò. - Si si, se no la finiresti come me a impazzire per colpa di un demone d'uomo! E sai che c'è?! Dovresti impazzire almeno saresti libera, finalmente. Pazza per il dire altrui, ma libera! Libera di vivere, di divertiti, di scrivere e ..di amare, ancora.- Il silenziò inondò la stanza anticipando solo l'inevitabile rimbombo dovuto allo sbattersi della porta alle spalle di Tokyo che s'incamminò senza avere il coraggio di dire nulla. Di dirsi nulla.

II


Di cosa ti stupisci? Sapevi che prima o poi te l'avrebbe detto..e poi...in fondo ha ragione lei - pensò Tokyo percorrendo i viali alberati della città che le aveva rubato l'anima. A volte stava lì a guardarla dal vetro di una finestra mentre osservava i viandanti che con la solita cup take away cercavano di trovare un pò di calore per non congelarsi le mani. Ma lei amava proprio quello della sua città. Proprio quella città che un tempo odiava. La mente smise immediatamente di pensare e la faccia s'indurì nell'immediato. Non pensarci più. Quella vita non ti appartiene più si disse sollevata. Continuò a camminare velocemente o forse dopo quei pensieri ancor più e con le cuffie bianche sul capo accese il suo mondo in cui trovare ispirazione ma d'improvviso le parole furono come una lama.."Fire on fire would normally kill us ,But this much desire, together, we're winners they say that we're out of control and some say we're sinners..But don't let them ruin our beautiful rhythms ..." spense la musica all'istante. Non è proprio la mia giornata, ci mancava solo questa canzone -pensò mentre prendeva posto sul bus rosso che la stava conducendo alla metropolitana.
L'aria era tagliente come sempre, ma a Tokyo piaceva proprio così, le permetteva di svegliarsi e aveva troppo freddo per pensare, solitamente. Quella mattina però era diverso. Non sapeva bene perché, forse la troppa sincerità dell'amica bionda l'aveva spiazzata o forse, semplicemente, sapeva che aveva ragione. Si rassegnò ai pensieri, li lasciò liberi proprio mentre incalzava la strada che l'avrebbe condotta ad affrontare la sua ennesima sfida: dimenticare. Si promise che l'avrebbe vinta. Sarebbe riuscita di sicuro a lasciar andare quelle bugie, quelle false promesse, quei giochi di parole volti solo a ottenere qualcosa. Non dovrebbe essere così difficile del resto "volere è potere", come mi è stato detto...no?! - concluse con fermezza nell'intento di convincere se stessa che non sarebbe stato poi così arduo dimenticare la falsità. Era un pò meno sicura che lo stesso valesse per quegli occhi ancora troppo impressi nella mente. Quelli li avrebbe lasciati lì, nei suoi pensieri ancora per un pò. Mannaggia se solo non fossero così neri. Vabbè che dire il nero sta bene con tutto, no? Tu no invece, Tokyo. Tu ti abbini solo con pochi. Da sempre. - si disse mentre accese la sua prima sigaretta della giornata. Si trovava di fronte a quella vetrata che ogni mattina rifletteva la sua sagoma in attesa di essere aperta per permettere all'attività di cominciare. E proprio mentre guardava la sua figura ivi riflessa, giurò che non lo avrebbe più permesso a nessuno. Lo fece col sorriso nel cuore sapendo che Harley in fondo aveva ragione, d'altronde era lei l'artista tra le due, come le ripeteva ogni giorno mentre curava i lividi inferti dal contorto caro pudding, che lei mal tollerava dal primo giorno che lo aveva visto. Purtroppo non seguì il suo istinto. Tutt'oggi, di quella scelta, se ne pente amaramente.
Mentre continuava a fissare quella sagoma inspirò l'ultimo tiro di sigaretta e decise, dunque, di far sparire quel sorriso dalla faccia. Non pensava più a Harley e alle sue stramberie. Non pensava più alla fantasia e alle parole. Non si occupava più di questo. Sul suo volto si spense il cenno di leggerezza dato dalla sua geniale amica, ma s'infuoco' lo sguardo colmo di coraggio di diventare ciò per cui è nata o meglio dire, di diventare come l'hanno creata. Nessuno avrebbe più visto quel sorriso se non il suo cuore. Pur avendolo lo avrebbe nascosto a costo di sembrare gelida e cinica. Avrebbe usato il sarcasmo come cura delle sue ferite e lo avrebbe fatto senza preoccuparsi più se gli altri l'avessero capita o meno. Accettata o meno. Tokyo giurò a se stessa che nessuno l'avrebbe più trattata così e accettò di lottare nel modo in cui la vita decise che avrebbe dovuto farlo: con la penna in mano e gli artisti nell'anima. Aprì la porta e ad aspettarla c'era seempre il suo fedele English boy pronto a prepararle il suo tipico secondo cappuccino chiaro cremoso. Guardò l'agenda dei bookings e capì che la giornata era promettente come ogni giorno in quel posto di lavoro in cui amava tanto lavorare, se solo non fosse per la musica scelta dal suo collega, al quale però lei non sapeva mai dire di no...

Fire on fire would normally kill us ,But this much desire, together, we're winners they say that we're out of control and some say we're sinners..But don't let them ruin our beautiful rhythms ...

No! Di nuovo quegli occhi... Spegni questo chiasso...sospirò tra sé e sé. Decisamente, per lei, non era proprio giornata.


Vi sono occhi che non guarderanno più
Vi sono mani che non accarezzeranno più
Vi sono bocche che non avranno il permesso di parlare più
Vi sono Donne che non esisteranno più.
Sono le donne senza volto.
Il ruolo della Donna nella società è un tema che ho sempre amato tantissimo studiare, conoscere ed esplorare, fino all’ossessione e totale condizionamento di vita e relazioni sociali. La Donna è tutt’oggi il fulcro di ogni riflessione positiva e negativa ch’essa sia. Da evoluta personificazione d’emancipazione fino al capro espiatorio delle frustrazioni maschili infime. Maschiliste, sarebbero meglio dette. L’ambivalenza della visione della figura femminile sociale diparte dagli albori dei tempi e non sta a me qui, su Mostrarte, disquisire su quanto siano sempre state sterili. Mi limito a portare avanti una lotta esistenziale, concettuale ma reale, di ramificazione culturale di un concetto che in realtà non è tale ma è semplicemente la Donna nel mondo. Sino ai nostri tempi, sentiamo quotidianamente di femminicidi, violenze fisiche o psicologiche, percosse o anche solo limitazioni delle libertà naturali ai danni della Donna com’essa fosse un giocattolo tra le mani del cosiddetto uomo. Sicuri davvero che tal essere esistente che si muove nel mondo in siffatto modo sia definibile uomo? No. NO! Esser Uomo è tutt’altro. Non ci saranno occhi per vedere il cielo Ma sarà lo stesso a chiamarvi quando librerete nei suoi meandri alla ricerca di una nuova possibilità d’esistere, magari stavolta con la grazia di osservare i colori libere dalle griglie dell’orrore.
Tu Donna che ti puoi permettere di essere tale,
Ricorda!
Ricorda d’esserlo sempre!
Harley Tokyo