ANTONIO DYPALO

L’ARTE SULLA PELLE IN GIRO PER IL MONDO

“Londra è una città “pericolosa” a livello personale, può darti tantissimo ma può toglierti tutto, i ritmi le distanze i prezzi…bisogna solo volere davvero arrivare in alto, essere determinati, mai abbattersi. Questo comporta sacrifici soprattutto nel privato… Londra conta 9 milioni di abitanti ma ti garantisco che a volte ci si sente davvero soli. Sapere però che c’è meritocrazia e le persone apprezzano quello che fai ti spinge a non volerla lasciare.”

Non ci sono parole più veritiere e sacrosante di queste, a mio avviso. A discapito di quanto mi sento dire da sempre dal mio ritorno finale londinese, ritengo che le suddette possano spiegarvi che cosa significhi l’onestà del vivere e lavorare. Quando tutto ti sembra perduto Londra ti dà la possibilità di ricostruire un tuo Alter Ego professionale in cui racchiuderti fio a che non ti ritieni pronto per lavorare seriamente. Ecco questa è la verità. La serietà nel crescere professionalmente non è una fraintendibile attitudine al pavoneggiarsi professionista, poiché a Londra se vuoi diventarlo, lo puoi essere senza timore di non riuscire. Non te lo permette.

Antonio ha espresso tutto ciò che un sognatore vuole vivere: i suoi sogni nella realtà.

Una città che acconsenta ciò non è altro che il centro del mondo artistico. Questa è, forse, la cosa che mi manca di più dei fumi londinesi, ovverossia la prospettiva del futuro e la serietà nel concedere a tutti coloro che s’impegnano, di crearselo. Le parole nella città dell’arte del vivere non esistono, a differenza della speranza di creare il proprio domani non sulle spalle del proprio passato, bensì solo ed esclusivamente sulle proprie. La serietà è un concetto che amo ripetere soprattutto se collegato alla professione che miri a svolgere nel futuro, ancor più se legata alla realtà che ti asseconda nell’esserlo. A Londra, Antonio ha riunito la sua Anima a se stesso, semplicemente disegnandola sulla pelle delle persone che per sempre porteranno con loro una pezzo di se stesso: la sua Arte.

ANTONIO DYPALO

L’INTERVISTA

Quando hai realizzato che volevi diventare un tatuatore e perché?

Ho capito di voler intraprendere questo percorso il giorno in cui ho ricevuto tatuaggio, avevo 16 anni e l’atmosfera del tattoo shop mi ha letteralmente stregato!

Arte e Realtà: come unirle in un tatuaggio?

Rappresentare la realtà non è mai semplice, forse è la cosa più difficile da fare su pelle, catturare l’espressione di un ritratto ad esempio è fondamentale per comunicare ed esprimere sentimenti senza il bisogno di parole. Dall’altra parte fare qualcosa di più artistico lascia più spazio all’immaginazione e alla creatività, se riesci a combinare i due elementi, l’effetto visivo sarà straordinario!

Il tatuaggio rappresenta per me un linguaggio decorativo del corpo, ma esplicativo. Cosa pensi in

merito alla considerazione del tattoo come strumento comunicativo?

Il tattoo è uno degli strumenti comunicativi più forti e d’impatto a mio avviso, ecco perché non si dovrebbe mai chiedere il significato di un tatuaggio, dovrebbe parlare da sé!

Quale stile ti appartiene di più?

Prediligo lo stile realistico black and grey, ho sempre fatto arte In questo stile, non ho mai capito perché sinceramente, forse la costante ricerca del dettaglio perfetto, forse il catturare la realtà in maniera oggettiva rende l’opera d’arte ‘eterna’. 

Quale tatuaggio vorresti effettuare ma non hai ancora avuto modo di trasformare in realtà?

Ci sono svariati soggetti che vorrei tanto tatuare, mi piacerebbe riprodurre spezzoni di film anni 50 o ritratti di celebrità do quel periodo, uno dei più belli a mio avviso. 

E, vi è invece, un tatuaggio o un genere che non faresti mai?

In realtà non ho un genere che non farei mai o che non mi piace, amo tutti i tatuaggi anche i più piccoli. Se dovessi evitare uno stile, l’unico  sarebbe il ‘prison tattoo style’ che consiste in tatuaggi molto semplici e per nulla precisi. Ha preso piede negli ultimi anni a causa della moda e della musica. Non c’è arte né tantomeno qualità o skills, è solo moda. 

Sono quasi certo che sparirà abbastanza presto.

Da dove nasce la decisione di trasferirsi a Londra per esercitare la professione che ami?

Londra è la New York d’Europa(o lo era prima della brexit)  piena di possibilità e di gente, io per esercitare il mio lavoro avevo bisogno di…gente! Soprattutto di persone che sono disposte a sperimentare e che non hanno paura di essere giudicati per la loro apparenza. 

Londra sembrava estrosa e perfetta per le mie necessità. Inoltre esercitando questo lavoro si ha la possibilità di viaggiare per il mondo, l’inglese torna utile! 

Cosa ti ha insegnato maggiormente quella città? Avendoci vissuto per svariati anni conosco la sua potenzialità istruttiva e formativa nel lavoro, ma anche nel privato…

Londra è una città “pericolosa” a livello personale, può darti tantissimo ma può toglierti tutto, i ritmi le distanze i prezzi…bisogna solo volere davvero arrivare in alto, essere determinati, mai abbattersi. Questo comporta sacrifici soprattutto nel privato… Londra conta 9 milioni di abitanti ma ti garantisco che a volte ci si sente davvero soli. Sapere però che c’è meritocrazia e le persone apprezzano quello che fai ti spinge a non volerla lasciare. 

Il tatuaggio: cosa significa per Antonio?

Per me il tatuaggio significa storie, emozioni, esperienze, contatti, a volte siamo degli psicologi, le persone sentono di poter aprirsi e creare un legame. In effetti quella persona porterà un pezzo di me sul proprio corpo per sempre! Pretty cool !!

Dedico…

Voglio dedicare, e sarà un po’ insolito, non a chi mi sostiene e crede in me, ma ai 30 studi che mi hanno chiuso la porta in faccia, che non mi hanno dato la possibilità di apprendere ed imparare, perché ‘scusa non c’è spazio’ o ‘scusa non vogliamo apprendisti’ ( non mi porti soldi) …Oggi dico grazie mille, tutto succede per una ragione! 

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