CHIARA LOCA

L’intento dietro l’immagine

Il messaggio artistico è uno dei più potenti strumenti comunicativi, muti ma colmi di significati. Come osservarli per comprenderli? Con l’Anima e poi con l’intelletto. Questo è il punto di partenza per leggere cosa una figurazione possa simboleggiare. Nell’ambito socio-politico in special modo si riverbera la propria ideologia con stemmi impliciti, di sottile significazione che i pochi son all’altezza di percepire e interpretare; i molti si limitano a obbedire. L’Arte consente invece di far riflettere in modo attivo le menti dei silenti, di coloro che assorbono miriade di parole ma non ne comprendono il vero significato.

La vera ribellione. Ecco! Questo permette l’Arte, in modo del tutto pacifico ma talmente struggente da colpire i più sensibili all’occhi e interagire con essi attraverso i colori, le linee, le prospettive d’immagine. Attraverso il linguaggio visivo. Soprattutto se il tutto è svolto su un muro nel bel mezzo della strada scorrevole in cui i mille volti s’alternano quotidianamente senza neanche conoscersi. Vorrei talvolta poterne leggere i pensieri per apprendere la qualità degli stessi, ma non ai fini valutativo-critici (me ne guarderei bene dal farlo! I giudizi sono il primo gradino della limitatezza, e io preferisco di gran lunga l’ampiezza, gli ampi varchi, specialmente mentali….) bensì in profili conoscitivi, quasi fosse una continua scoperta della capacità riflessiva delle genti sui vari aspetti del mondo. Il perché è molto semplice, se osserviamo la mondanità: chi riflette ancora? Chi manifesta? Chi è degno di ribellarsi in modo culturale e non terrorista? Chi?

A mio avviso, gli Artisti. Tra cui Chiara, il cui talento splende limpidamente nell’oscurità delle menti attuali.

Le sue opere Risvegliano.

Ascoltatele!

La Donna guarda e ti parla

Non pronuncia il Verbo se non è sicura di esser capita

Il giudizio pesa

La libertà sacrifica il suo Animo agli stolti

La circoscrive agli Affini.

La Donna parla co’ gl’occhi

Osservala,

ne capirai ogni minimo respiro di vita.

Dipingila,

ne catturerai l’Anima

rapita,

uccisa

ma per questo simbolo

 d’Illuminazione.

Chiara illumina l’Arte con la dote unica di parlare di tematiche esistenziali che riguardano tutti noi, ma sottovalutate, calpestate dalle dittature dialettiche e sotterfugi mentali dai quali i dipinti dell’Artista sfuggono, mostrando l’importanza di parlare attraverso le immagini impressi nei sobborghi, nelle città, nei comuni. Uno spunto di riflessione fondamentale, questo, che m’induce a spronarvi a chiedervi perché mai la street-art sia così tanto giudicata, sottovalutata e spreggiata…Forse magari perché avendola davanti tutti i giorni e cotanto palese da indurvi a usare l’intelletto?…..

Chi più è giudicato più è veritiero, perciò fa più paura.

Chiara è un’artista assoluta, a mio avviso, la cui arte si palesa in modo diretto, intelligente e intellettuale. Proprio come dovrebbe essere il mondo. Questo, infatti, voglio Mostrarvi.

Proprio come dovrebbe essere intellettualmente il mond. Come, dunque?

Proprio

Come l’Arte di Chiara.

Harley Tokyo

www.chiara-art.it

Instagram page: chiaraloca123

CHIARA LOCA

L’intervista

– Quando hai scoperto di amare l’arte e in particolare ti sei avvicinata al disegno.

Mi sono avvicinata al disegno alle medie, facendo educazione artistica. Disegnare e dipingere mi è sempre piaciuto. Avrei voluto fare il liceo artistico ma i miei genitori non erano favorevoli e ho svolto un percorso di studi differente. Poi una decina di anni fa, grazie all’incontro con un muralista messicano venuto in Italia per dipingere, ho ripreso e non mi sono più fermata. Ho anche frequentato la scuola serale di arte applicata del Castello Sforzesco di Milano, facendo pittura e ritratto per cercare di migliorarmi. In generale cerco di dipingere quotidianamente perché la pratica è fondamentale per raggiungere un buon livello tecnico. Oltretutto a me piace il realismo per cui la tecnica è davvero imprescindibile. Mi piace andare alle mostre pittoriche, guardare documentari sull’arte e sui grandi maestri del passato perché è anche questo uno strumento di conoscenza.

– L’opera “Return is our right and our will” è una magnifica espressione del tuo talento, puoi raccontarcela?

Grazie per il complimento! Questo muro è stato realizzato nel quartiere Ortica all’interno del centro sociale L.OC.K.

Lo spazio è animato da in collettivo politico formato da ragazzi molto giovani e sensibili alle tematiche sociali, antifasciste e antirazziste. Mi hanno chiesto un dipinto che esprimesse solidarietà con la lotta del popolo palestinese contro l’occupazione israeliana. Sul muro è dipinta una donna che indossa la kefiah, tipico copricapo palestinese e arabo. Il corpo è coperto dalla bandiera della Palestina retta da una fionda, arma spesso usata dai giovani palestinesi durante i conflitti con Israele. Si tratta di un’arma povera e di scarso impatto soprattutto rispetto alla Potenza militare di Israele ma simboleggia la tenacia e la resistenza dei Palestinesi. Al di sotto della bandiera ci sono delle sagome nere con le braccia alzate a simboleggiare il popolo in rivolta o nell’atto di manifestare per la propria libertà e per il diritto di tornare a casa. E proprio alla speranza di fare ritorno (nella propria terra o a casa, molti Palestinesi infatti vivono in campi profughi, esiliati, lontano appunto dai loro paesi di origine) allude il titolo. Intorno ci sono farfalle che sostengono la bandiera e volano in alto, dipinte con i colori nazionali palestinesi, a simboleggiare la speranza, il desiderio di libertà e di una vita non più sotto il giogo di Israele.

– Come poter disegnare un messaggio socio-politico o un’ideologia?

Chiaramente non è semplice, in primis bisogna essere documentati sull’argomento e sentirlo come un tema proprio. E poi bisogna trovare un modo per tradurlo in un’immagine. Ognuno lo fa a modo proprio e secondo la propria sensibilità. Io spesso affronto il tema della violenza contro le donne, sia fisica che psicologica, perché mi piace, quando dipingo in uno spazio pubblico, cioè sui muri della città, lanciare un messaggio che possa magari fare riflettere. In genere ritraggo il volto di una donna, un volto che mi comunica una determinata sensazione o che trovo idoneo, e poi abbino una frase tratta da letture di vario tipo, che possa far riflettere chi si ferma a guardare e a leggere la didascalia, oppure intorno al volto metto i simboli della violenza stilizzati, per esempio la sagoma di una mano ritratta nel gesto di colpire e vista dal buco della porta per simboleggiare la violenza domestica. E così via. Nell’ultimo murales che ho dipinto ho ritratto il volto di un bimbo, che potrebbe essere un bimbo che fugge dalla guerra, accompagnato dalla scritta “stay human”. Restare umani sia nel senso di restare puri verso noi stessi, sia nel senso di restare empatici verso il prossimo, di non farci indurire o spaventare dalla retorica politica sui migranti. Siamo tutti esseri umani, talvolta più fortunati, altre volte meno.

– La Street Art, una controversa espressione dell’arte che, a mio avviso, anima la vita è la città. Cosa ne pensi?

Quella che cerco di fare io è proprio la Street Art o il Muralismo delle origini, ossia, comunicare, con il mio lavoro sul muro, un messaggio o una sorta di critica sociale. Mi piace che la città sia meno grigia e più ricca di disegni ma mi piace di piu quando i colori e i disegni cercano di suscitare un pensiero, una riflessione. Oggi sempre più spesso vediamo spuntare muri dipinti a scopo pubblicitario. Per carità sono piacevoli e spesso dipinti con grande maestria, ma di base sono pubblicità e svolgono lo stesso compito di un cartellone pubblicitario: reclamizzare un prodotto, vendere qualcosa. Mentre il muralismo e la Street Art sono nate per fare l’opposto, ossia mettere in luce le contraddizioni della società.

– “Waiting to return our lives” un’incredibile espressione artistica dello stato pandemico privativo della libertà. Cosa volevi trasmettere con quell’opera?

Ho dipinto quel muro a settembre dell’anno scorso. E per me una metafora del lockdown vissuto tra marzo e aprile 2020. Io sono un’appassionata di film di fantascienza e in quel periodo mi è venuto naturale riguardare la saga di Alien, celebre film cult di Ridley Scott.

Nel film la protagonista, il comandante Ripley, entra in contatto con un patogeno che ha bisogno del corpo umano per svilupparsi, un po’ come il virus del Covid che ha bisogno di un corpo ospite in cui proliferare. Il mancato rispetto della quarantena a bordo della nave spaziale innesca una serie di eventi che si concludono con la fuga di Ripley e del suo gatto, unici superstiti, alla deriva nello spazio, all’interno di un piccolo modulo spaziale progettato per trasportare i passeggeri in condizione di iper-sonno, cioè addormentati.

Diciamo che io abito in un piccolo bilocale con il mio gatto e che, con molta fantasia naturalmente, quei due mesi chiusi in casa, con la vita sospesa e minacciata dal timore del covid, mi hanno fatto sentire come nel finale del film, alla deriva, lontana dalla mia vita di tutti i giorni, nel mio solitario viaggio per la sopravvivenza. Nel murales che ho dipinto Ripley e il gatto indossano il casco spaziale, metafora della mascherina con cui proteggersi dal contagio, e alle loro spalle c’è l’ombra di Alien, sulla cui fronte ho scritto covid, per simboleggiare la minaccia. In lontananza, sullo sfondo, si vede una piccola astronave diretta verso la Terra, per simboleggiare il ritorno alla normalità.

– Quali soggetti ami maggiormente disegnare? O quali pensieri, ideologie messaggi?

In generale prediligo i soggetti femminili. Se col mio lavoro posso accendere un riflettore, preferisco farlo sul genere a cui io stessa appartengo. Mi coinvolge molto il tema della violenza contro le donne, che per forza di cose, o meglio, a causa della cultura patriarcale dominante, devono subire una serie di restrizioni, problematiche e sovrastrutture che agli uomini non toccano. Un altro tema che mi sta a cuore è quello del anti razzismo. Ho dipinto due muri ispirati alle rivolte suscitate in America dell’omicidio di George Floyd. Spesso ho dipinto attiviste sociali del passato e del presente, Angela Davis, Marielle Franco, Franca Rame, Rosa Luxemburg, la poetessa Alda Merini o la campionessa delle paralimpiadi Bebe Vio, insomma donne che possono essere fonte di ispirazione per tutti. Per mio diletto e per esercizio dipingo poi i cantanti o gli attori che mi piacciono, pero appunto lo faccio in studio. Un tema su cui mi piacerebbe lavorare in futuro é quello dei diritti civili, in generale trovo terribile la discriminazione delle persone per il colore della pelle o i comportamenti sessuali.

– Come rappresentare con un disegno la società attuale?

È una domanda difficile. Io sono ritrattista, mi piace disegnare i volti e non credo ce ne sia uno solo in grado di rappresentare una così profonda complessità. Ma tanti. Cercherò nei miei prossimi lavori di lavorare su questo tema, per cogliere i diversi spaccati di questo momento storico. In generale io cerco di dipingere e trasmettere a chi guarda, un’emozione, uno stato d’animo.

-Dedico…

Accompagno sempre i dipinti con una frase che completa il senso dell’immagine. Cerco di essere chiara in quello che voglio comunicare ma ci sta anche che ognuno colga ciò che si sente. A volte quando gli amici mi passano a trovare mentre sto dipingendo o magari mi danno una mano, inserisco il loro nome nel dipinto come ringraziamento, per farli sentire partecipi.

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