CINZIA RUZZETTI

Astrazione e Realtà risulta essere il riflesso dell’opposizione Spiritualità e Religione. Quale enigma più irrisolto può esser questo, seppur di una banalità così semplicistica da rendere inutile anche il quesito differenziale contenutistico. Non vi è una sostanziale divergenza se non quella relativa alla dogmatica. La libertà si contrappone alla circoscrizione limitante del canone che preclude allo spirito di palesarsi apertamente.

L’Arte astratta ci conduce proprio a questo: alla libertà di visualizzazione della realtà non per come ci viene mostrata, ma per come è secondo i nostri occhi.

Cinzia ama estrapolarla e manifestarla nei suoi dipinti sempre secondo intuito, emozionalità e apertura alla sensazione appunto, astratta, di appartenere al mondo secondo il modo in cui lo percepisce e non come l’uomo lo ha reso.

Questa è la vera magia dell’Arte e dei suoi discepoli che perseguono l’opera della creazione in modo proprio, autonomo, senza dettami esterni se non quelli decisi dal loro stesso talento.

Gli Artisti come Cinzia consento di creare Arte, ovverosia di migliorare la realtà anche solo dando origine a un’opera e mostrarla al mondo.

Mostrare la Luce altrui: è quanto si propone Mostrarte e, stavolta, vi illuminerà le menti quella di Cinzia Ruzzetti.

CINZIA RUZZETTI

L’intervista

Come nasce la tua passione per l’arte?

La mia passione per l’arte è iniziata quando ero bambina, il mio passatempo preferito era il disegno con la matita e pennarelli.

Crescendo ho iniziato ad essere attratta da tutto ciò che esce dall’ordinario, in qualsiasi forma, anche al di fuori della tela, perché l’arte per me è ovunque la si voglia trovare.

L’astrattismo cosa ci permette di vedere?

L’astrattismo è il superamento delle barriere cognitive, lo stravolgimento delle regole che consente di dare spazio e vita al nostro intimo. Un’opera astratta è come un sogno su tela e in quanto tale, a volte, può essere chiara e sensata per l’artista ma di difficile interpretazione per il fruitore, nello stesso modo in cui un sogno può risultare chiaro mentre lo si vive ma poi si fa una gran fatica per spiegarlo agli altri.

Questo però rappresenta anche il suo punto di forza perché fa nascere nello spettatore interpretazioni legate alla propria percezione e al proprio stato d’animo del momento. È una sorta di terapia per chi crea e per chi riceve.

Cosa vuoi trasmettere con la tua arte?

In primis la mia arte rappresenta me. Trasmetto su tela quello che sento in quel momento specifico insieme a ciò che amo in generale. Per questo alterno spesso tra astratto e figurativo.

Credo semplicemente che chi guarda le mie opere osservi un’istantanea di me. Ognuno di noi si esprime come meglio sa: il musicista con la musica , lo scrittore con i romanzi, il pittore con la pittura ma il comun denominatore è sempre lo stesso, credo, cioè far conoscere se stessi indirettamente, connetterci con l’esterno, con gli altri.

I colori quanto contano per la creazione delle tue opere?

I colori sono fondamentali, per me sono lo specchio dell’anima, tramite essi si riesce a caratterizzarla anche variandone la densità e la corposità oltre che l’intensità.

Molte delle mie opere hanno dei colori molto forti, di grande impatto visivo, che rappresentano ciò che sento nel momento in cui dipingo.

Quale opera potrebbe rappresentare la società attuale a parer tuo?

Penso che ciò che sto ritraendo attualmente sia proprio il riflesso della vita di questo periodo surreale, fatto di isolamento, disagio, sofferenza e pensieri incontrollabili , ciò ci ha  portato  alla riscoperta dell’essenziale… al contatto con le  cose semplici, incontaminate ed il bisogno di rapporti sani. 

“La primavera che non arriva” ad esempio nasce dal mio stato di irrequietezza, al tempo, ulteriormente appesantito dal clima decisamente insolito che ha caratterizzato la stagione primaverile 2021.

Hai un artista che ha maggiormente influenzato il tuo percorso artistico?

Nel corso della mia formazione artistica ho molto amato Mirò, in tutto il suo processo artistico, poi Van Gogh per i colori e per l’effetto materico oltre che per ciò che rappresentava, ma anche i meravigliosi landscape di Turner ed i paesaggi

solitari di C. D. Friederich, e non ultimo, se non per come connotazione storica, Schiele per le sue  figure e stile.

Quale tecniche usi per la realizzazione delle tue opere?

Sono partita da pennelli e olio cercando la perfezione del figurativo reale. Poi il mio bisogno di effetto materico mi ha fatto sperimentare la spatola che amo da morire ed ora sono in una fase di destrutturazione del colore, a cui voglio dare più libertà di movimento ma aggiungendogli pigmenti in polvere e colori ad acqua per scoprire e creare nuovi effetti.

Cosa speri per il futuro nel mondo dell’arte?

Il mondo dell’arte è un mondo spesso messo da parte ed ovviamente vorrei che invece si desse molta più importanza e credibilità alle risorse che abbiamo. È triste ad esempio che spesso l’arte di qualcuno sia affermata,  solo “dopo” e non lo sia già “durante”.

IL sogno nel cassetto…

È quello di essere riconosciuta come artista e di poter dipingere a tempo pieno in uno studio tutto mio in cui poter

esprimere appieno tutta me stessa e quello che sento dentro.

Chi si cela dietro l’artista?

Dietro si cela la ragazza della porta accanto, che ama la natura e si fissa a guardare il geco sulla parete, che ama le serate con gli amici, la musica rock ed i concerti, i libri, i film ed il buon vino.

Dedico…

Ringrazio te per l’opportunità di questo spazio e ringrazio chi crede nel mio lavoro, supportandomi ogni giorno.

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