LUCA TEDDE


“Ogni opera è un viaggio per l’artista,
una lezione da cui apprendere.”
L.Tedde

Opera di Luca Tedde


Il pensatore pittorico


La pittura è una professione da cieco: uno non dipinge ciò che vede, ma ciò che sente, ciò che dice a se stesso riguardo a ciò che ha visto.
(P.Picasso)


Quando scorsi queste parole del grande pittore, non ho potuto far a meno di ravvisarle come emblema dell’arte sublime di Luca Tedde, il pensatore pittorico. Il tratto distintivo della sua dote artistica consiste, a mio avviso, nell’essere capace di ritrarre quanto di più profondo un soggetto possa celare. Ricalca con il tocco pittorico il sentire, il pensare delle genti e non il vedere. Egli coglie quelle sfumature comunicative che uno sguardo può possedere e riesce a tramutarle in disegno. Ogni volta che lo fa riproduce non solo i volti, ma anche le sensazioni come se ogni tratto dipinto sul foglio appartenesse alla personalità ritratta.


Luca Tedde è un geniale artista che presta la sua arte per ritrarre il sentire in base a quanto visto. Conforme alla natura del suo talento, con grande sensibilità, dà vita all’anima su tela, regalando all’osservatore la possibilità di percorrere un viaggio conoscitivo, come da lui stesso è stata definita l’opera in sé.

Opera di Luca Tedde


Con mia totale ammirazione in merito alla sua capacità di catturare l’anima e attraverso la pittura a pastello tramutarla in disegno, ringrazio l’artista per avermi concesso di mostrare la sua arte. Lo faccio seguendo la mia passione e affidandomi a chi di scrittura ne ha maggior estro di me attraverso le sue parole…
“Scommetto che se tu dipingessi quello che hai nel cuore, finirebbe appeso in un museo.” (Chuck Palahniuk)

L’arte non t’insegue,

ti blocca,

ti fissa

e tu,

non puoi non guardarla.

Harley Tokyo

LUCA TEDDE
Artista Figurativo-Ritrattista

Il suo talento e la sua formazione lo hanno condotto a ricoprire l’insigne ruolo di docente di disegno artistico e pittura a pastello presso l’Accademia delle Arti di Cagliari.

Opera di Luca Tedde

Da dove nasce la passione per il ritratto?
Ho sempre amato disegnare, fin da piccolo. Mi ricordo che da ragazzo terminavo i compiti il prima possibile per prendere la matita in mano e mettermi a disegnare. Era un’esigenza fortissima, forse per compensare il fatto che il mio percorso scolastico era ben lontano dalla mia indole artistica. Ho scoperto di amare i ritratti durante uno dei primi viaggi: chi non rimane colpito di fronte ai ritrattisti che in strada catturano le espressioni dei turisti di passaggio?Intorno ai vent’anni ho cominciato ad approfondirne lo studio da autodidatta, nei ritagli di tempo tra il lavoro d’ufficio e la preparazione degli esami universitari. Nonostante spesso abbia ritenuto necessario dare priorità ad altro e quasi sempre abbia dedicato al disegno le ore più stanche delle mie giornate, questa grande passione è rimasta lì per anni a ricordarmi quanto quel ragazzo amasse oltre ogni cosa esprimersi attraverso un foglio di carta ed una matita. La mia scelta dopo molto tempo è stata quella di dedicargli finalmente nella mia vita uno spazio e un tempo a lungo reclamati. Oggi è la mia professione.


I tuoi ritratti parlano dell’anima dei soggetti ritratti. Come riesci a disegnarla così naturalmente? La loro anima, intendo… è una dote di chi sensibilmente sente le emozioni delle genti…
Ogni volta che qualcuno mi dice che “colgo l’anima” di un soggetto, mi emoziona come la prima volta. È sicuramente un obiettivo del mio modo di disegnare con la grafite o dipingere col pastello, ma è difficile da spiegare come lo intenda raggiungere. Non viene perseguito in maniera razionale. Per me è fondamentale entrare in sintonia col disegno o dipinto che sto eseguendo. Non lo faccio chiedendo informazioni sul soggetto: conoscerne il carattere o altri tratti psicologici non credo che mi aiuterebbe molto… lavorerebbe sempre ad un livello troppo razionale. Piuttosto, cerco di emozionarmi. Forse questa è la parola giusta. Se provo emozione io stesso, mentre disegno, forse quella stessa “energia” emotiva verrà impressa sul lavoro e trasmessa anche in chi osserverà il lavoro finito. Mi piace sentire che sia così. E dai riscontri che ottengo, forse funziona davvero.


Si riesce sempre a creare l’intesa con il soggetto che si vuole ritrarre? E quale è la maggiore difficoltà a instaurarla?
Ho lavorato per molti anni e lavoro tutt’ora anche su commissione. Non si instaura alcuna intesa col soggetto da ritrarre se non da parte mia cominciando ad osservare il volto da disegnare o dipingere ed in qualche modo apprezzarlo e, perché no, innamorarmene. È una parola grossa ma credo possa essere usata per esprimere il concetto: cosa c’è di più bello che far qualcosa con amore? Solo negli ultimi anni ho cominciato a creare opere scegliendo i soggetti da ritrarre. L’intesa è stata facile, trattandosi di persone che già conoscevo per altri motivi. Tra molte risate, brevi momenti di imbarazzo e numerosissimi scatti, si arriva poi a scegliere la foto giusta, quella con la quale uno scambio di sguardi tra me e lei mi fa sollevare l’angolo della bocca a sorridere e dire: sei tu.


Raccontaci del tuo metodo di lavoro. Come nasce un tuo ritratto?
Non è un percorso segnato. Non c’è un metodo vero e proprio, almeno per il momento. Delle volte ho già in mente cosa voglio creare, così scelgo il soggetto adatto e ci si organizza per uno o più servizi fotografici. A volte nasce un’idea all’ultimo minuto, un accessorio da inserire nella composizione, una posa particolare non pensata in precedenza. Può anche accadere che l’idea iniziale non si sviluppi o venga completamente stravolta. Altre volte la foto è stata scattata in altri contesti e riguardandola dopo tempo mi viene da pensare che ci uscirebbe un bel quadro se modificassi qui e là qualche elemento. Alcune opere sono nate così.


Quali soggetti preferisci ritrarre?
Non ho dei soggetti preferiti. Su commissione mi è capitato di disegnare di tutto. Uomini e donne di tutte le età, anche animali. Per quanto riguarda le mie opere, invece, al momento non ho ancora incluso anziani o bambini.Vedo spesso colleghi artisti appassionati dei volti segnati dal tempo o amanti della tenerà età. Non amo gli schemi, quindi sono convinto che se un giorno mi colpirà particolarmente un viso che fino ad allora non avevo preso in considerazione, sarà il prossimo soggetto da ritrarre.


Il dettaglio. Quanto conta ? Che valore ha ai fini della realizzazione delle tue opere?
Inevitabilmente il nostro modo di disegnare e dipingere riflette il nostro modo di essere. Il dettaglio in una mia opera conta tanto quanto può contare il dettaglio in generale in altri aspetti della mia vita. Così come sono riuscito ad ammorbidirmi su certi aspetti, altrettanto in alcune opere mi piace enfatizzare i dettagli in alcuni punti ed essere meno perfezionista in altri. È qualcosa su cui sto costantemente lavorando. Si teme sempre che la ricerca del massimo livello di dettaglio possa portare ad un risultato eccessivamente freddo, una mera manifestazione di padronanza della tecnica. Io credo che sia comunque una manifestazione di sé. Alcune persone scambiano il dettaglio per mancanza di fantasia, di espressività, di carattere. È un’opinione frettolosa. Il fatto che un quadro sia preciso, molto realistico e dettagliato non vuol dire che ogni singolo tratto di quel dettaglio non sia stato scelto dall’artista in maniera particolarmente sentita. Il più delle volte non si ha nemmeno la fotografia originale da confrontare, tuttavia si afferma che l’artista non sia andato oltre la semplice copia. Si potrebbe invece scoprire che l’artista ha opportunamente scelto di omettere alcuni particolari ed enfatizzarne altri, ottenendo un risultato estremamente realistico e, nonostante questo, personale.


Quale messaggio ami più trasmettere con le tue opere?
È vero che spesso un artista crea qualcosa che abbia un particolare significato per lui, ma quante volte quel significato viene recepito in egual modo da chi osserva l’opera? È questo il bello dell’arte: uno stesso quadro può toccare corde diverse in persone diverse. Generalmente amo creare qualcosa che per me sia espressione di bellezza, qualcosa che sia piacevole da guardare e che mi auguro possa non stancare mai.


Vi è un ritratto a cui sei legato particolarmente? E perché?
Ogni opera è un viaggio per l’artista, una lezione da cui apprendere. Ogni volta che lavoro ad un pezzo apprezzo ogni momento speso a costruirlo, ogni scelta estetica, comprese le ore trascorse semplicemente a guardarlo per cercare di capire cosa va e cosa non va… quale sia la direzione da prendere. Arriva poi il momento di concludere il viaggio, di apporre la firma e di ringraziare per le piacevoli ore trascorse insieme. Vista l’energia che spendo e l’emozione coinvolta, il ritratto a cui sono più legato è sempre quello che sta sul cavalletto al momento.


La pittura: un metodo comunicativo o un rifugio personale in cui esprimersi con se stesso?
Sebbene a volte non ci sia necessariamente un messaggio esplicito da veicolare, non si può non comunicare qualcosa attraverso una propria opera d’arte. Comunichiamo costantemente, tutti i giorni, anche senza usare la parola. Il nostro atteggiamento comunica qualcosa, anche lo stare fermi. La nostra postura, il nostro sguardo. Tutto ciò che portiamo fuori di noi e trasferiamo sulla carta o sulla tela è necessariamente espressione di noi stessi.


Quali i consigli da dare ai nuovi aspiranti ritrattisti?
Personalmente, la scelta di essere un artista a tempo pieno è maturata in me a seguito di un’esigenza interna fortissima, tenuta a bada per anni fino a quando non è stato più possibile non ascoltarla. “Vivere d’arte” significa colmare le giornate assecondando la propria necessità di essere creativi ed esprimersi artisticamente. Che il fare arte dia anche da vivere, diventa una conseguenza piacevole ma ottenuta non senza sacrificio e fatica. Uno dei consigli che mi sento di dare è quello di rimanere aperti a tutte le possibilità che possono ruotare intorno ad un artista oggi, in un mondo in cui l’interazione è agevolata dalle nuove tecnologie. Avere un portfolio da condividere attraverso diversi canali, valutare attentamente collaborazioni artistiche, esposizioni in gallerie, partecipare ad eventi e confrontarsi con altri artisti possono rappresentare strade che andranno a snodarsi nelle direzioni più piacevolmente inaspettate.


Ritrattista si nasce e non si diventa?
È una domanda troppo filosofica! Io credo che in generale, ognuno di noi affronta un percorso. Si può nascere qualcosa a cui si è predestinati essere e non diventarlo mai? Si può diventare qualcosa attraverso il duro lavoro, scegliendo in maniera consapevole la direzione verso cui andare e raggiungerla attraverso impegno e dedizione? E chi può dire che una volta raggiunta, la si è raggiunta perché in fondo si era predestinati ad essere quel che si è diventati anche se c’è voluta una vita intera? Ritengo che solo ognuno dentro di sé possa sentire ciò che maggiormente ama di più fare e si è davvero fortunati se in un certo momento della vita si acquisisce tale consapevolezza e si hanno le possibilità, i mezzi e le opportunità per realizzarsi. Quello che in Giappone chiamano “Ikigai”, ciò che ci serve per essere felici. Non chiediamoci se ci siamo nati o se possiamo o meno diventarlo: una volta che troviamo il nostro motore di vita e riusciamo a perseguirlo, non possiamo che esserne estremamente grati.

Opera di Luca Tedde


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Profilo Instagram: @luca_tedde

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