MARIA BARISANI

Alla ricerca della felicità nell’Arte

Ho incontrato la pittura per dar gioia a me,

poiché rallegrandomi avrei potuto trasmettere

serenità agli altri

Ho incontrato i colori per conoscere l’allegria

E le ho dato vita con un sorriso

Ho incontrato il chiaroscuro

per inscenare la tristezza

E ho segnato la tela con la pioggia

Ho incontrato l’Arte

E ho cominciato a dipingere.

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Questa è la sensazione tramutata in parole scritte conferitami dalla lettura dell’artista Maria Barisani.

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La ricerca della bellezza interiore: la gioia nell’Arte

La conduzione  della vita nella gioia è una scelta ardua. Vivere in un mondo in cui l’artefatto la fa da padrona, talvolta, rende difficile portare avanti una missione di siffatto tipo. Attutire i colpi d’ignoranza inferti dalla realtà sibillina dell’attuale scenario sociale, rimane pur sempre un atto coraggioso se non addirittura definibile rivoluzionario al giorno d’oggi.

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Il coraggio, Maria, lo ritrova nell’Arte che le ha insegnato a conoscere la sua missione artistica da un  lato e a tramutarla in disegno dall’altra.

Assimilare per poi diffondere felicità non può, a mio avviso, non essere definita una missione; una lotta ardita da chi ha nel mondo interiore la strabiliante gioia del vivere, dell’osservare e del provare emozioni. Sono queste a determinarsi, a priori, nell’animo dell’artista per configurarsi nei lineamenti dei suoi dipinti e come dice la pittrice stessa “ prendere vita” sulla tela.

“…Trovo difficoltà a sospendere il lavoro e quando smetto di dipingere “la creatura”  rimane sul tavolo da lavoro e mi aspetta…e mi chiama…e ho pace solo quando termino l’opera…”

La considerazione di una portentosa sfida nasce in Maria da quando sente sin da piccola la necessità di parlare per mezzo d’Arte circa la bellezza del mondo, inteso questo come la propria interiorità riflessa nell’ambiente esterno e circostante.

La scoperta di sé nel mondo artistico ne ha determinato una mia riflessione personale consistente nel far coincidere la molteplicità dei mondi in uno.

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Il mondo interiore, artistico e sociale: Il tutto diventa uno.

Il mondo interiore, se analizzato non è altro che un riflesso di noialtri nella realtà, o meglio la visione di se stessi nella società o ancora la proiezione del nostro io in essa. La nostra interiorità combatte per affermarsi e trovare una parte di sé in ciò che noi comunemente chiamiamo mondo. Quello attuale, circostante e collettivo in cui tutte le menti interiori vogliono accaparrarsi una sorta di spazio esistenziale, in piena libertà d’essere.

Alcune di esse hanno trovato come unico strumento appropriato ai fini d’esternazione, il mondo dell’Arte. In tal senso il sé artistico nasce, o meglio, si afferma in prima istanza per poi riconoscersi come mondo interiore personale in quello esterno sociale.

May be art of animal
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Il mondo artistico, sociale e interiore coincidono con la Barisani, qualificandosi l’uno il riflesso dell’altro secondo una proiezione individualistica.

May be art of 1 person

Secondo tale mia ricostruzione, l’artista impone il proprio mondo interiore come riflesso di sé nel reale circostante attraverso l’Arte per trasmettere la bellezza in senso lato, considerata cioè come beatitudine d’animo non sol d’occhi.   

HARLEY TOKYO

MARIA BARISANI

L’intervista
May be art of child

Come ti sei avvicinata alla pittura?

Il disegno e la pittura mi hanno sempre attratto fin da bambina. Ricordo che in quinta elementare disegnai un uccellino che lasciò stupita la maestra. Quando frequentavo la scuola media disegnai un cavallo  che mi fruttò un 10 e lode. Negli anni successivi, però,  ho dovuto accantonare  ii desiderio di frequentare delle scuole a indirizzo artistico poiché i miei genitori ritennero più opportuno  indirizzarmi verso un lavoro sicuro e rimunerativo. Essere un artista, secondo loro, non dava garanzie di sicurezza . Ho scelto così di diventare insegnante. I bambini e i cuccioli in generale sono la mia altra grande passione. La vita mi ha dato molto, ma mi ha tolto anche tanto ….così col passare degli anni ho avuto momenti bui e notti insonni in cui ho riscoperto il disegno, che  quando usciva dalla mia matita mi lasciava stupita e mi spronava a continuare e a migliorare. Ho cominciato a seguire alcuni tutorial di disegno e a frequentare alcuni workshop e in questo modo mi sono appassionata alla tecnica del pastello secco che è a tutt’ora la mia preferita.

Cosa vuoi trasmettere maggiormente con le tue opere?

I miei lavori esprimono il bisogno di una realtà felice , il sogno di un mondo che ha ritrovato  la gioia e lo stupore che solo i bambini e gli animali nella loro purezza possiedono ancora.

Quali soggetti prediligi raffigurare?

I bambini, gli animali e le donne che se da una parte costituiscono gli elementi fragili della società odierna, sono anche i più forti nel senso che sono loro che continuano a darci la speranza di un futuro migliore.

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Come ti fa sentire dipingere?

Quando dipingo mi assento, vengo del tutto assorbita in un’altra dimensione senza tempo, senza timori e divento impaziente di vedere “ la creatura”  che emerge pian piano dal foglio. Trovo difficoltà a sospendere il lavoro e quando smetto di dipingere “la creatura”  rimane sul tavolo da lavoro e mi aspetta…e mi chiama…e ho pace solo quando termino l’opera.

Dipingere mi fa evadere dal quotidiano, e mi trasporta in un limbo pacifico dove tutto  è  attutito e mi dimentico della fatica del vivere quotidiano.

L’Arte è sempre imprevedibile…come nasce la tua ispirazione?

L’ispirazione la trovo nelle cose belle che il  mondo in cui viviamo ci offre come il fascino delle donne, dall’innocenza dei bambini, dalla tenerezza dei cuccioli di animali principalmente. Proverò prima o poi a dipingere anche la sofferenza, perché  ne sento l’esigenza…. ma temo di immedesimarmi troppo nel dolore, tanto da perdere quella serenità che provo quando mi approccio ad un’opera. Purtroppo sono un’artista povera e non ho uno studio o un luogo privilegiato in cui lavorare e così dipingo nel soggiorno di casa mia dove ingombro il tavolo per settimane sfidando la pazienza della mia famiglia.

Come raffigureresti la società d’oggi sotto effetto pandemico tramite l’Arte?

La società di oggi la rappresenterei come un piccolo palazzo piuttosto vecchio. Dietro i vetri con le finestre chiuse si scorge l’immagine di una donna un uomo e un bambino con la mascherina che guardano tristemente fuori. Le altre finestre sono chiuse con tende nere e la casa è circondata da una gigantesca catena. Intorno alla casa  un paesaggio naturale .

I tuoi ritratti sembrano fotografie, ne sono una riprova quello di Lady D e della bimba che guarda da una finestra segnata dalla pioggia…strabiliante! Come riesci nell’intento?

Quando disegno cerco sempre un soggetto che mi susciti emozioni e cerco di riprodurlo quanto più fedelmente mi è possibile per non perdere nemmeno un briciolo dei sentimenti che mi suscita. A volte ci riesco e a volte no.

Vorrei far conoscere il mio mondo interiore agli altri. Il mio pensiero è che “ solo la bellezza” può salvare il mondo”, e quando parlo di bellezza non intendo solo la bellezza estetica,  ma parlo anche della bellezza interiore quella  che viene dall’empatia, dalla sincerità, dalla solidarietà e dalla compassione.

Dedico….

Non ho dediche da fare, ma vorrei ringraziare tutte le persone che credono in me e che mi sostengono. Vorrei anche ringraziare chi attraverso questa intervista mi ha dato la possibilità di esprimere il mio pensiero. 

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