Maria Laura Mura

Vivere attraverso la scrittura

Vissuti e Parole

La poesia rielabora l’Anima come nient’altro può e sa fare. Non solo per chi la scrive, ma per chi la legge.

La reputo da sempre il punto d’approccio alla scrittura, intesa come varco ultra-dimensionale  tra corpo, mente  e intuito. Molti lo definiscono immaginazione, presi dalla quotidianità meccanica odierna e considerano illusorio tutto ciò che non si vede o dai più significato come l’immaginato essendo loro ben lontani dal comprendere che si può sentire il non detto, il non visto, il non reale o, perlomeno, esistente in tal dimensione. Ecco, cosa  in realtà è la Scrittura: tutto l’incluso nel reale che pochi vedono e i molti immaginano.

Maria Laura, invece, ha per natura una dote esclusiva di viver vite altrui semplicemente, scrivendole.

E, questa, non è una dote per tutti.

“…La cosa che mi piace di più della scrittura è che mi fa vivere vite diverse dalla mia, inducendomi talvolta a prendere decisioni che nella realtà non prenderei mai. Scrivere è investire sul tempo…”

MARIA LAURA MURA

INTERVISTA

Innanzitutto, grazie per aver accettato la mia intervista. Non ti nego sia abbastanza emozionante intervistare una scrittrice. Ripercorriamo insieme i passi della tua scrittura…Quando decidi di scrivere?

Mi viene difficile dichiarare l’atto di nascita della mia scrittura. Posso dirti che quando ero piccola sapevo che le persone “più grandi” non erano semplicemente quelle più alte di me, ma quelle che sapevano leggere e scrivere. Ricordo che non vedevo l’ora di poterlo fare anch’io, per poter riempire i fogli bianchi non solo di scarabocchi ma di parole. Crescendo ho imparato a sperimentare più seriamente questo esercizio attraverso la poesia. In quei versi scioglievo i miei nodi, le mie paure, i miei desideri. Nella scrittura ho sempre visto un grande gesto di libertà, in quell’atto ci siamo solo io e le mie parole, il loro e il mio riscatto. Durante gli anni universitari ho iniziato a scrivere brevi racconti, il primo è stato figlio di notti insonni causate dal ticchettio proveniente dal legno del mio armadio. Avrei potuto limitarmi all’acquisto di un insetticida, invece ci ho scritto una storia: Conversazioni col tarlo.

La scrittura: un rifugio, un mondo da scoprire, un metodo comunicativo o semplicemente te stessa?

La scrittura è un rifugio, ma anche un punto di osservazione, una “casa sull’albero”. Scrivendo libero le parole rimaste sospese nella vita di tutti i giorni. Mi piace credere che le mie parole possano far riflettere i più piccoli come i più grandi. Parlo di cose reali, di sentimenti. La mia scintilla creativa è senza dubbio emotiva. La cosa che mi piace di più della scrittura è che mi fa vivere vite diverse dalla mia, inducendomi talvolta a prendere decisioni che nella realtà non prenderei mai. Scrivere è investire sul tempo…

Vi è un libro di un autore noto a cui sei particolarmente legata?

Sono diversi i titoli a cui sono legata e per svariati motivi. Se dovessi citartene uno, ti direi: La bambola dell’alchimista di Bianca Pitzorno, perché è il primo che ho letto da sola, che ho scelto. Ricordo ancora l’emozione di scrivere il mio nome sul frontespizio di quel volumetto, per ribadire il concetto che quello non era semplicemente un libro, ma era un “libro tutto mio”!

Come nasce “Il gioco del Silenzio”?

Il gioco del silenzio è nato da una crisi, figlio di una vicenda che mi era stata raccontata da una mia cara amica. Come per il tarlo, avrei potuto limitarmi ad ascoltarla e a darle qualche consiglio, invece ho buttato giù una storia, dove i protagonisti sono due bambini, il silenzio e le parole. Quando ho terminato di scriverlo, ho immaginato le pagine dominate dal silenzio completamente bianche, poi è arrivata Adele, che grazie al suo tocco magico ha dato un volto anche a lui, rendendolo perfino carino! Oserei dire che c’è stata una sorta di “gemellaggio” tra illustrazioni e parole…

E, il suo cammino letterario? Idea che trovo a dir poco, emozionante.

Il gioco del silenzio è arrivato timidamente nelle librerie. Inizialmente c’era un po’ di diffidenza: autrice e illustratrice emergenti, pubblicato da una piccola casa editrice indipendente… Poi una volta letto, osservato nei dettagli e riletto, si è iniziato a fare il passaparola e grazie ad adulti e bambini ha cominciato il suo cammino. Ogni messaggio che riceviamo ha sempre il potere di emozionarci e di farci continuare a viaggiare con lui.

Hai vinto i premio La Quara con il racconto Touché. Puoi raccontarci l’esperienza? Dove possiamo trovare il testo vincitore?

Era il primo aprile del 2020 quando decisi di donare un pezzettino di me, inviando Touché al concorso letterario La Quara, che aveva come tema la cultura delle parole. La storia che avevo scritto parlava proprio di quello. Così, in un periodo che ci vedeva tutti costretti in casa, a fare i conti con noi stessi e la difficoltà di comunicare con gli altri, ho fatto viaggiare il mio racconto. È stato emozionante riscoprirsi tra i nomi dei semifinalisti, poi tra quelli dei finalisti e infine sapere che ero proprio io la vincitrice. Il racconto è stato pubblicato nella raccolta “Cultura, Tempesta di parole” dalla MUP editore. È possibile leggerlo anche qui:

https://www.corriere.it/cultura/20_agosto_29/premio-quara-2020-vince-maria-laura-mura-

racconto-e11b4766-e9e3-11ea-80e5-bbd042ec2ced.shtml

I bambini…come diceva Picasso …”Tutti i bambini sono degli artisti nati. Il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi.”…Come mai una scelta così emotiva, intellettualmente intelligente e introspettiva di scrivere per i bambini?

 La gioia del mondo per chi sa amarli e ascoltarli! In realtà quando ho iniziato a scrivere libri per bambini, non ho pensato solo a loro come destinatari delle mie storie. Mi piace credere che le mie parole possano far riflettere i più piccoli come i più grandi. Come ho già detto in altre occasioni, imparare a dialogare con sé stessi è per me il modo più autentico per diventare un bambino e un adulto migliore. Ecco perché i personaggi che animano le mie storie si trovano a dialogare con le proprie emozioni e con quelle altrui. Ogni libro rivolto ai bambini li deve stimolare, incuriosire, far pensare e far sì che nasca in loro la voglia di iniziare sempre una storia nuova!

Quale momento, luogo o musica ispira di più la tua Arte?

Solitamente scrivo di notte o quando c’è silenzio, in completa solitudine. Le mie storie attingono dalla realtà o da una suggestione che può arrivare anche dall’ascolto di una canzone, di una musica o dalla visione di un’immagine, di un quadro. Così ad esempio è stato per Touché, che ha preso vita grazie alla scena dipinta da Edward Hopper nell’opera Lettrice in treno.

Vi è un libro che vorresti aver scritto?

Un libro a cui sono particolarmente affezionata e che mi sarebbe piaciuto aver scritto è L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, poetico e toccante. Uno di quei libri che ti rimane dentro e che ti dispiace finire di leggere…

Quali difficoltà emotive, economiche e quotidiane può incontrare uno scrittore nella società attuale?

La difficoltà emotiva può derivare dalla paura di non arrivare al lettore o semplicemente da quella derivata da avere qualcosa in mano e non avere il coraggio di farla leggere, di inviare il manoscritto a un editore. Nell’editoria ci sono molte insidie, molti specchietti per le allodole… la mia fortuna è stata imbattermi in una realtà come quella delle LE PECORE NERE ITALIA, che ha creduto in me, in Adele Manuti e nel nostro progetto, investendo su di noi e sulla nostra storia, senza chiederci soldi in cambio per essere pubblicate.

Sei una donna, scrittrice e sarda, qualità totalmente stimabili nel reale scenario sociale. Ma, in concreto, oggigiorno, quanto costa a una donna affermarsi?

Penso che oggigiorno donne e uomini, del nord o del sud, debbano impegnarsi per il cambiamento, studiare, avere coraggio, non arrendersi, non voltarsi dall’altra parte quando c’è qualcosa che non va e aiutarsi reciprocamente. Non dovrebbe esistere una gara ad ostacoli sessista. Ognuno di noi deve prestare la propria voce a chi non ce l’ha o a chi non la sente più, per paura di rimanere inascoltato.

Dedico….

Ringrazio tutte le persone, grandi e piccole, che credono in me e in quello che faccio e che mi regalano spunti, magari inconsapevolmente, per nuove storie… una dedica speciale la rivolgo alla mia amica Monica che non c’è più, ma che so che da lassù fa il tifo per me…

Sono sicura ch’Ella sia totalmente

orgogliosa di te.

Harley Tokyo

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