SARA FRUSCIANTE


“Sono convinta che la musica sia per tutti.
Non ci sono caste nell’arte.”
S.Frusciante

Sara Frusciante


Il linguaggio magico della musica

Alcuni incontri possono apparire casuali nel loro avvenire, ma in realtà non lo sono. In special modo, quelli vibrati dall’Universo sono rincorsi mentalmente da quegli spiriti in erba che cercano una propria collocazione nel mondo. Il richiamo mentale non sempre è conosciuto. Esso concede l’opportunità di ricercare nel mondo anime simili alla tua che possono incrementare la tua conoscenza e arricchirti. Non credo che nell’attualità odierna possa essere compreso da tutti in modo naturale. Il tratto distintivo di tali anime è proprio racchiuso in questa semplice parola: Natura.

Essa dà la parvenza di una semplicità contenutistica che mal si coniuga col suo reale significato, apprezzato maggiormente da chi crede nei suoi segnali.
Secondo la lingua italiana la Natura è “Il sistema totale degli esseri viventi, animali e vegetali, e delle cose inanimate, che presentano un ordine, realizzano dei tipi e si formano secondo leggi.” Essa, dunque, consiste nell’ambiente circostante ma di contro anche nelle cose inanimate che presentano un ordine. Potete quindi ben comprendere che la figurazione della Natura nel linguaggio italiano è onnicomprensiva dell’animato e non. Laddove appaia facilmente desumibile cosa siano inclusi nel primo concetto, lo è meno per gli elementi costitutivi del secondo. Cosa mai potrà identificarsi nel non animato? Una categoria concettuale ben articolata, ma di difficile spiegazione per chi non racchiude la propria mente nelle ramificazioni non animate che la Natura offre. Cosa intendo con tale contorta e criptica affermazione? La risposta a tale questione è naturale per alcuni. Gli stessi che leggendomi, san già di cosa io stia parlando; a cui non appaiono poi così oscuri i miei ragionamenti.
La Natura avvolge le menti di coloro che hanno accettato di vivere nella sua magnificenza e plurima essenza. Vivere in essa significa condurre l’esistenza su questa terra, assegnandole la decisionalità sulla propria vita. Essa sceglie per te, fino a condurti nell’estrema dimensione dell’unificazione unanime con tutto ciò che è inanimato. Questa magica inclusione si realizza solo concedendosi ad essa, tanto da sentire ogni suo essere vivente o non come appartenente a sé. Dunque, la risposta alla mia domanda antedetta è semplicemente, l’anima. Decidere di rinchiudersi tra le braccia della Natura e delle sue ramificazioni, significa attribuire fermamente la tua anima ad essa, concedendole la sacralità del tuo passaggio su questa terra. Essa stabilirà cosa sia idoneo a te e ti condurrà lungo percorsi che possono sembrarti idonei, difficili, ingiusti o strani. La sua magia consiste nello svelarsi a fine percorso, spiegando in vari modi a cosa essi siano serviti e dove ti condurranno. Così capita sempre alle anime naturali che camminano con la mente nella “volontà d’ordine in cui si manifestano le leggi, come principio vivo e operante, forza motrice di tutte le cose” (Treccani).

Quest’ulteriore accezione linguistica, specifica come la Natura possa personificarsi in un’Entità suprema che a parer mio regola e dirige la vita di chi le ha ceduto l’anima, appunto. In conclusione, questa è la modalità con cui le vibrazioni universali vengono sentite da tutti coloro aperti alla ricezione volontaria. La risposta al richiamo della Natura è l’Arte, massima manifestazione del linguaggio naturale.
Implicita ed esplosiva, l’artisticità di ognuno di noi ci concede la bellezza del mondo.

Io, in linea con le mie riflessioni linguistico-filosofiche, vi svelo la risposta che mi ha dato la Natura alla ricerca dell’arte aulica e comunicativo-vibrazionale.

Lo faccio mostrandovi Sara Frusciante, personificazione dell’arte nella sua totalità, non di genere, bensì come anima naturale.


La forza motrice della Natura è la volontà. La medesima che vi svela la potenza con cui Sara la venera perseguendo l’arte in ogni sua sfumatura.
Sara si dedica alla musica, al tatuaggio, all’arte in genere da quand’essa ha fatto ingresso nella sua vita in modi disparati che preferisco sia lei a raccontarvi. Nasce ad Asti il 26 settembre del 1984, ma attualmente vive a Berlino.

“Quando l’arte ti chiama,
non puoi far altro che
risponderle.”


Harley Tokyo

Sara Frusciante


Io le ho risposto così, come sempre, mostrandovi il talento altrui. Nel caso specifico quello degli artisti aulici.


Tra Arte e Natura con Sara Frusciante.

Come e quando nasce la passione musicale?
Credo che la musica sia intrinseca in ognuno di noi quando nasciamo, poi alcune persone hanno percorsi di vita che portano ad approfondirne la conoscenza in un modo o in un altro, ma tendenzialmente la musica risiede in tutti. Il battito del cuore è il beat originario, il ritmo naturale che ci accompagna, anche se non lo percepiamo, durante la sinfonia che è la nostra vita. Siamo tutti canali della musica e sono convinta che anche la persona meno avvezza alla musicalità, abbia il potenziale per diventare un musicista. Il primo step è ascoltare quel beat, sentire il ritmo del cuore, riconoscerlo. La passione arriva da sè.

Hai seguito un percorso di studio formativo o autodidatta?
Per rispondere a questa domanda vorrei riflettere sulla parola “autodidatta”. Il significato etimologico è “colui che ha insegnato a se stesso”.
Ho insegnato a me stessa? Sicuramente ho ricevuto tanti insegnamenti da più persone nella mia vita, raramente gli insegnamenti più grandi mi sono stati donati da insegnanti. Le cose più importanti te le insegna la vita stessa, mettendoti sul cammino persone incredibili, viaggi, batoste,esperienze profonde, momenti illuminanti. Alcune persone ti ispirano profondamente, ti fanno comprendere che il segreto per fare grandi cose è semplicemente “Iniziare”, per poi proseguire apprezzando i progressi dopo le difficoltà, approcciando quello che si fa come se fosse un gioco, al quale partecipiamo le prime volte da inesperti, ma a furia di giocare le skills aumentano e anche la passione per il gioco stesso si amplifica, si radica. E’ davvero importante però, che non si dimentichi mai che si sta giocando, che ci si deve divertire! E qualunque cosa, se presa come un gioco, ci appassionerà, ci divertirà, ci stupirà e tirerà fuori il meglio di noi, la nostra parte più vera, spontanea e connessa al tutto. La vita è la più grande maestra, ma un buon allievo deve saper ascoltare. La cosa positiva è che se sorridi alla vita e lasci che lei ti insegni senza opporti o distrarti durante i suoi insegnamenti, potrai osservare e ascoltare cose meravigliose oltre la tua immaginazione. Il segreto è ascoltare, ascoltare tutto, anche il silenzio.
Quali sono le tappe del tuo percorso di vita musicale e non che consideri fondamentali?
Non mi considero una musicista nel senso canonico del termine. Sono consapevole del fatto che molte persone studiano decenni per poter padroneggiare uno strumento, per potersi esibire in orchestre, teatri, o qualsivoglia situazione. Ma sono anche convinta che la musica sia di tutti e che non ci siano caste nell’arte. La musica è un potente canale di espressione.Ci sono persone che dedicano la vita a studiarla, altre che vivono la musica senza aver mai visto uno spartito. E sorprendentemente, molte persone che non hanno mai studiato musica, sanno suonare o cantare divinamente.
Per tornare alla prima domanda, la musica è in ognuno di noi e non c’è un solo modo per approcciarla, conoscerla e perdersi in essa. Tutti possono fare musica, la musica ti abbraccia se tu ti lasci abbracciare e mantieni un rapporto attivo con lei, basta iniziare e non scoraggiarsi. In un modo o nell’altro, se sei presente in questa relazione, ti darà tantissimo.
Il mio rapporto con la musica è iniziato in un coro quando avevo pochi anni, si è poi sviluppato lentamente con l’arrivo di una chitarra, regalo di mamma e papà, si è evoluto in maniere distorte ed egoiche con l’adolescenza e le mie prime band, è diventato vitale nei miei twenties, grazie ad un progetto musicale in particolare che mi ha permesso di esperire la vita dei palchi e dei tour con fratelli musicisti, per poi essere messo totalmente da parte con l’arrivo del concetto di “carriera” nel mondo della tattoo art.


Per anni ho solo ascoltato, poi finalmente, all’alba dei 33 anni, la musica è tornata a riscuotere la mia partecipazione attiva, e dopo un handpan festival in cui ho conosciuto persone e situazioni così ispiranti da non lasciarmi scelta, ho totalmente stravolto la mia visione dell’essere una musicista.In poco tempo ero circondata da strumenti, alcuni erano già con me ma non dedicavo loro del tempo, altri sono arrivati come una ventata di aria fresca nella mia vita. Li ho suonati tutti, ho fatto corsi on line e non, mi ci sono dedicata. Infine, ho ricominciato da poco a cantare. Ed è stato come sbloccare un canale pieno di cose brutte, che sta tornando a far rifluire luce e amore.
La musica richiede dedizione, ma soprattutto passione. E’ un’amante gelosa, ti chiede di rimanere presente ogni singolo istante, ti chiede energia e amore. Ti chiede sforzi, soprattutto all’inizio, ma quando prendi questi sforzi non come un sacrificio, ma come un bellissimo investimento di tempo per te stesso, voilà, inizia la magia.

In cosa ti hanno cambiata e fatto vedere il mondo sotto un’altra luce?
Chi non è stato cambiato dalla musica? La musica è potentissima e iniziare una relazione con lei significa per forza iniziare un processo di miglioramento, più o meno evidente a seconda dei casi. Quante volte abbiamo sentito frasi come “la musica è la mia valvola di sfogo” o “la musica mi ha salvato la vita”?
Le persone hanno bisogno di tempo per riconnettersi a sè stessi in questo mondo in cui tutto volge invece ad alienarci dalla nostra reale natura e dagli altri. Siamo individui sociali bisognosi di amore e di connessioni reali ed è per questo che l’umanità sta soffrendo così tanto. Abbiamo perso la reale connessione con la vita. Fortunatamente abbiamo tanti strumenti per poterci riconnettere ed uscire da questo mondo di alienazione, per poter comprendere di cosa abbiamo realmente bisogno, per essere felici ed in equilibrio con il mondo. L’arte, la musica, qualsiasi forma di meditazione, ci aiutano a ritornare in bolla. E quando torni in bolla, anche solo per un pochino, puoi sentire quella bella sensazione, il cuore che batte, la gioia nel cuore, l’amore per il tutto. Quella è ” l’altra luce ” con cui è possibile vedere il mondo. Ed è tutto reale. Quei momenti sono reali.

Complimenti per la tua abilità a unire in te così tanta arte, dal disegno al tatuaggio fino al bansuri flute e handpan. Come riesci a interiorizzarli tutti? Ovverosia come riesci a farli tutti tuoi?

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pen on paper


ma grazie! Ad un certo punto della mia vita ho dovuto ammettere a me stessa di voler essere un’artista, perchè non avrei potuto essere altro. Ho fatto tanti lavori, ho studiato diverse cose, ma ogni volta che la mia strada si allontanava dall’arte e dalla musica venivo “punita” dalle circostanze. Quindi a un certo punto ho capito che non aveva senso oppormi ai segnali che l’universo mi stava dando, perchè tutto aveva ragione ed ero realmente me stessa solo quando potevo esprimermi con l’arte o con la musica. Non è facile essere artisti in questo paese, esserlo richiede una scelta coraggiosa, sapere che non avrai un regolare stipendio, che non avrai certezze economiche, soprattutto nei primi anni,ma seguire ciò che ti guida dal di dentro è la scelta migliore sempre, perchè ti permette di sfuggire da una gabbia che qualcuno ha costruito per te. Solo così puoi metterti in gioco, sfidare continuamente i tuoi limiti, volare da un posto all’altro senza paura di cadere e senza guardarti indietro. E quando vivi così, credimi, la vita ti premia. Non interiorizzo tutto quello che suono, spesso sento la necessità di disegnare,o di prendere in mano uno strumento in particolare e se sono davvero connessa con me stessa succedono cose bellissime che sorprendono anche a me. Altre volte è solo frustrante. Altre ancora penso semplicemente di star mettendo troppa carne al fuoco e di non concludere poi molto, ma è tutto un processo. Prima di interiorizzare qualcosa dobbiamo in primis interiorizzare noi stessi e quello che davvero vogliamo per noi, come vogliamo sentirci, cosa ci piace provare, cosa ci piace ascoltare, che intenzione vogliamo mettere nella cosa che stiamo per fare. E poi, come ho detto prima, basta iniziare.

Vi è una tipologia d’arte che ami maggiormente?
Il disegno è senza dubbio la forma d’arte che mi accompagna da più tempo, ma sono sicura che nel corso del tempo, come ne ho abbracciate altre, ne arriveranno di nuove e le accoglierò a braccia aperte. mi sono sempre vista bene a scolpire, magari un giorno…

Il bansuri flute: come lo hai conosciuto? Parlaci di questo struemento affascinante ma probabilmente troppo poco conosciuto.
Aaaaahhhh il bansuri, amore mio!
Si tratta di un flauto di bamboo, è lo strumento a fiato tradizionale per eccellenza nella musica indiana.
La sua bellezza risiede proprio nel contrasto tra la sua semplicità strutturale (è un pezzo di canna di bamboo con dei fori) e la sua complessità. Suonarlo è tutto fuorchè semplice, ma una volta scoperto come approcciarsi al soffio ( operazione che ad alcune persone richiede giorni), inizia la magia.
Il suo suono, se prodotto nella maniera giusta, è caldo, legnoso, morbido, rotondo. Per me è una carezza all’anima ogni volta che il suono esce come deve uscire. Poi ci sono le dita da sbloccare. Il bansuri è diverso dai flauti occidentali, non vengono impiegati i polpastrelli per chiudere i fori e produrre le note, bensì le falangi, perchè la lunghezza dello strumento non consentirebbe di utilizzarlo come un flauto traverso.Chiaramente approcciarsi a questo modo di impugnare lo strumento le prime volte è qualcosa di altamente frustrante e stancante. Ma con un po’ di disciplina e passione tutto è possibile, il nostro cervello e le nostre mani si abituano a qualunque operazione, in più approcciarsi ad un nuovo strumento crea nuovi processi neurali, quindi diventiamo più intelligenti e più svegli nelle situazioni, troviamo nuovi modi di affrontare un problema o un’emergenza, vediamo le cose da punti di vista diversi e siamo più propensi a trovare soluzioni a cui magari prima non saremmo arrivati. Già solo il fatto che faccia parte di una tradizione culturale diversa dalla nostra ci apre la mente.
Studiare bansuri significa trovare un guru,un insegnate, a un certo punto.
E’ fondamentale, anche solo iniziare con un paio di lezioni e poi esplorare per un po’ finchè non si è pronti ad imparare altro. E trovare un guru è bellissimo, perchè un guru non ti insegnerà soltanto ad usare uno strumento, ma ti introdurrà ad una cultura diversa, ad un modo diverso di vedere la musica, di ascoltarla, di connetterla alla tua vita in tutte le cose, di imparare da essa. In India la figura dell’artista è vista in maniera totalmente diversa da come la vediamo noi occidentali.Quando uno sceglie di donarsi alla musica diventa un mezzo del divino. Non si sceglie solo una forma di espressione ma si abbracciano tutte. E quindi si studia canto, recitazione, danza e vari strumenti. Dopo 10 anni di preparazione, in genere, si ha il permesso di esibirsi, e quando questo avviene….wow! La filosofia indiana mi ha totalmente stregata e studiare questa cultura antichissima e così sacra mi sta regalando tanto.Sicuramente l’anno prossimo scapperò in India almeno un paio di mesi per poter imparare di più direttamente dalla fonte.

Quali le differenze emotive tra esso e l’handpan quando li suoni?Quando hai deciso di cominciare a suonare l’handpan? Riscontro spesso in svariati artisti che l’incontro con questo magico strumento, come mi vien da definirlo, sussegua sempre a un momento di rottura o svolta della vita di ciascuno. E’ accaduto anche a te? Quando si sentono le vibrazioni emanate dal suono dell’handpan è forte la connessione con l’energia dell’universo. Cosa pensi in merito?
Risponderò a tutte queste domande in una sola tranche,perchè l’handpan merita un discorso fluido.
Sono convinta che l’handpan sia uno strumento davvero incredibile e con dei poteri. Molte persone che lo suonano ti diranno quanto la loro vita sia cambiata in meglio dal suo arrivo nelle loro vite. E’ tutto vero. Il mondo che si è creato intorno a questo strumento è meraviglioso, molti players sono viaggiatori, persone di mondo, prevalentemente giovani, di ogni nazionalità, che sono stati attratti dalle vibes curative di questo ufo in miniatura ( lo stesso strumento, di per sè, è giovanissimo, ha appena 20 anni!). L’ho conosciuto diversi anni fa, mi occupavo di decorarli per un mio amico che aveva iniziato a costruirli (per altro magnificamente), poi ho conosciuto nel flow di eventi bellissimi in cui ti porta inevitabilmente questo strumento, quello che è il mio attuale compagno, che è anche uno dei players più talentuosi che abbia mai conosciuto.
Fino ad allora non mi ero focalizzata troppo sul suono di questi strumenti, perchè quando li decoravo mi venivano forniti in pezzi e quindi non avevo mai avuto la possibilità di suonarli. Poi, tutto è cambiato. Ad un tratto ero sempre circondata da essi, vari modelli, vari makers, varie scale, insomma, bellissimo.
Da due anni circa, quindi, ho iniziato ad approcciarmi ai pan, anche se mai in maniera costante, senza mai avere fretta di imparare e lasciando che il mio compagno mi insegnasse ogni volta che gli andava di condividere il suo sapere con me. Sono convinta che questo strumento abbia in qualche modo un canale aperto con la spiritualità, anche per questo viene spesso affiancato alle varie pratiche di yoga, meditazione, cerimonie di cura spirituali ecc. Non voglio dilungarmi troppo su questo argomento, ma posso dire che per la mia esperienza personale, vale la pena fare un investimento di tempo e risorse se si sente un’affinità con questo strumento.
A differenza di altri strumenti, l’handpan permette di raggiungere piccole soddisfazioni in pochissimo tempo. E’ intuitivo, una volta superato lo scoglio del giusto touch, ovvero come colpire le note in maniera da farle risuonare correttamente, si arriva in breve tempo a poter suonare delle piacevoli melodie. E’ uno strumento percussivo, quindi ha una bellissima bivalenza, può essere delicato e melodioso, ma ci si possono ricavare groove decisi, ma in base a come lo si tocca le espressioni sonore sono molteplici,quindi il sound risulterà complesso, completo,eclettico, come avere una piccola orchestra. Difficile comunque parlarne, molto più facile ascoltarlo e lasciarsi travolgere. Ci tengo a dire, in risposta alle tue domande, che sì, la mia vita ha preso una direzione totalmente diversa da quando sono entrata in contatto con questi strumenti e con il mondo che li circonda.Ho conosciuto persone splendide, da ogni parte del mondo,ho visto posti incredibili, con gli occhi e con il cuore. E’ stato un continuo essere ispirata al miglioramento, all’amore verso me stessa e gli altri, alla purezza del messaggio che la musica cerca di passarci costantemente, ovvero ascoltarsi e riconnettersi alla bellezza del mondo.
Da allora mi sono ripresa il mio spazio ed il mio tempo, ne ho compreso l’importanza,cosa che prima mi sfuggiva totalmente, troppo presa da ciò che ritenevo importante per la mia felicità, ma che in realtà non lo era affatto.Il nostro tempo è l’unica vera forma di ricchezza che possediamo ed è perciò fondamentale riconoscerlo ed iniziare a prenderci cura di esso, ad investirlo nelle cose e nelle persone che ci rendono felici.
I soldi , la fama, il successo,i possedimenti, le cose materiali, sono un’illusione, la quale ci porta ad accumulare distrazioni da noi stessi e dalla nostra autentica felicità, che non si raggiunge con cose, ma con emozioni, con connessioni reali ad altre persone, con puri momenti di gioia di fronte ad atti di bellezza. Non abbiamo bisogno di cose, ma di attimi. Per raggiungere la felicità non ci serve il potere, ci serve l’amore, non ci servono case e macchine, ci servono viaggi e amicizie, non abbiamo bisogno di ansia e frenesia, ma di pace e semplicità.


Cosa ti piace trasmettere con la musica?
Iniziando a studiare la musica indiana mi sono imbattuta in un concetto affascinante, quello del Rasa. Il termine sanscrito “rasa” (lett.: linfa, gusto, essenza), un importante concetto della filosofia quanto della musicologia indiana,si riferisce all’effetto della musica sull’ascoltatore ed è visto come il definitivo e più alto traguardo dell’arte.
Fondamentalmente, per come sono stata in grado di interpretarlo con i miei ancora ristretti mezzi, il Rasa si manifesta quando sei talmente connesso a quello che stai facendo (che sia suonare,cantare,dipingere,danzare,cucinare…) da suscitare nelle persone che entrano a contatto con la tua arte, un senso di estasi, connessione con il divino, che in termini più terreni equivale ad una sorta di orgasmo spirituale.Lo descrivo così perchè sono stata in quella dimensione, da entrambe le parti. Magari dura pochi istanti ma quei pochi istanti sono in grado di catapultarti in una dimensione di luce e amore, vivendo sensazioni così potenti e magnifiche da non saperle descrivere a parole. La musica, l’arte, ogni forma di espressione artistica ha il potenziale di avvicinare l’uomo a sfere più alte di coscienza. E questo, direi proprio questo, è ciò a cui aspiro quando mi rapporto alla musica.

Cosa è l’arte per te?
14… è da sempre stato il mio numero, è significativo che sia proprio il numero che accompagna la domanda più difficile dell’intervista.
Probabilmente non saprò rispondere in maniera esaustiva, ma siccome l’arte è qualcosa di personale e non oggettiva, ogni risposta potrebbe andare bene ed essere al tempo stesso non condivisa da molti. L’arte per me è un mondo interiore che fluisce al di fuori, nel mondo terreno, tramite una serie illimitata di strumenti.
E’ il modo in cui ogni persona può dare un’interpretazione di una realtà che non potrà mai essere descritta solo con parole o immagini, ma richiede l’utilizzo di tutti i sensi, incluso il sesto.
L’arte è la comunicazione che permette di bypassare il linguaggio, è la connessione più intima con noi stessi e permette di connettersi agli altri e al tutto senza dover fare discorsi, senza dare spiegazioni.
L’arte è il canale con cui ogni individuo può esprimere il proprio mondo interiore a livello universale.

E la felicità?
Se mi avessero fatto questa domanda qualche anno fa avrei probabilmente risposto che la felicità è un concetto molto soggettivo e che cambiano da persona a persona le modalità con cui essa si raggiunge. Nel mio caso specifico avrei detto che mi sarei sentita felice una volta raggiunti tutti i riconoscimenti massimi nella mia carriera di artista e la stabilità economica, probabilmente avrei aggiunto che solo dopo il raggiungimento di tutto questo mi sarei presa del tempo per viaggiare.
E oggi avrei riletto queste cose pensando “caaaaxxooo, tutto sbagliato!” La felicità, questo concetto così sconosciuto nel mondo occidentale, così stuprato, così maltrattato, così sviato dal vero, ommioddio! Ne ho già parlato un po’ in una delle risposte precedenti, ma ora che grazie alla mia esperienza di vita di 35 anni ho chiarito con me stessa cos’è per me la felicità, non mi stancherò mai di spiegare, a chi me lo chiede, la mia visione delle cose, perchè credo sia davvero importante per le persone riacquisire il contatto con la realtà!!
Tanto per cominciare, la felicità non è un concetto così sfuggente e variabile a seconda degli individui. La felicità è una dimensione della coscienza e purtroppo non si può arrivare a vivere in quello stato semplicemente circondandosi di beni o riconoscimenti materiali. Altrimenti come farebbe un bambino del terzo mondo, che a malapena ha da mangiare, a correre, danzare, giocare felice e libero? E perchè mai invece una star di Hollywood che ha tutto dovrebbe sentire il bisogno di suicidarsi? La risposta è che la star non ha tutto,è circondato da bellissime cose, la sua vita è fatta di successi a livello globale, il suo viso è riconosciuto ovunque, eppure, arrivato sulla cima di questo monte gigante di successo, convinto che quella sarebbe stata la via della felicità, sente invece solo un enorme vuoto incolmabile. Perchè?Perchè per tutta la vita non ha ascoltato, non ha capito. Ci insegnano sin da piccoli che per essere felici dobbiamo raggiungere traguardi, trovare un bel lavoro,guadagnare bene, avere una casa, una macchina, una famiglia, essere sempre i migliori, essere competitivi, fare di tutto per non stare con le mani in mano, lavorare, guadagnare, spendere, possedere. E quando poi hai fatto tutto quello che ti hanno detto di fare, hai tutto e ti rendi conto che non sei felice, ti senti perso. Come se ci fosse qualcosa di sbagliato in te. E più non capisci, più cerchi di rifugiarti in altre cose materiali, finchè sei così perso e schiavo della tua vita e delle tue cose, da non reggere più il fardello. Quanta depressione c’è al giorno d’oggi? Quante persone si sentono perse, tristi, senza uno scopo nel mondo, pur avendo tutti i comfort possibili?
La risposta non è fuori da noi, ma dentro. Ma questo non te lo insegnano da piccoli, perchè nemmeno i tuoi genitori e le persone che ti vogliono bene lo sanno, perchè non l’hanno insegnato nemmeno a loro. Imparare ad ascoltare e vedere noi stessi per ciò che siamo realmente fa paura, perchè abbiamo il terrore che non ci piacerà affatto.Ma se realmente tutti facessimo un piccolo sforzo ogni giorno per entrare in connessione con noi stessi, anche solo respirando e rimanendo in silenzio,scopriremmo tante cose che sconvolgerebbero il nostro modo di vedere e vivere la realtà.
Oggi, so che la mia felicità non dipende da cose o da altre persone, ma dal modo in cui io stessa vivo la mia vita, dall’amore che sto imparando a dare a me stessa giorno dopo giorno, che si riflette inevitabilmente sulle persone intorno a me. Senza presunzione, con umiltà e gentilezza, dobbiamo amarci e capirci.
In passato un evento spiacevole avrebbe avuto conseguenze gravi sulla mia psiche, mi avrebbe fatto star male per giorni, magari creato piccoli traumi che si sarebbero riproposti in altre sembianze a distanza di anni, ciclicamente. Ora so che non sono gli eventi o le persone i reali responsabili del mio star male, ma la reazione che scelgo di avere nelle situazioni. E allora mi interrogo sul perchè delle emozioni che si scatenano dentro di me in seguito ad una battuta spiacevole, ad un commento fuori luogo, ad un evento triste, ad un rifiuto e non cerco di nascondere o rinnegare quelle emozioni, ma cerco di comprenderle comunicando con me stessa, individuando quali sono le cause più profonde che mi portano a reagire male a determinate circostanze. E lo faccio con amore e comprensione, perchè sostengo con vigore che tutti dovremmo vedere sè stessi come alleati, come amici, siamo insieme a noi stessi dal giorno in cui siamo stati messi al mondo e lo saremo fino all’ultimo giorno, non dobbiamo punirci, non dobbiamo sfinirci, non dobbiamo consumarci con sentimenti negativi, dobbiamo autocomprenderci, autopremiarci, autosostenerci, dobbiamo credere in noi stessi e una volta ripristinata questa connessione il segreto della felicità ci verrà svelato. Viaggiare ci aiuta a distruggere molte delle barriere cognitive che ci sono state imposte per tutta la vita e, cosa importantissima, ci insegna a vivere nel momento.Ci insegna a non avere paura delle diversità, ma ad imparare da esse, ci insegna a non avere paura e a meravigliarci come bambini di fronte alla bellezza del mondo. Viaggiare non è un premietto che ci concediamo dopo aver lavorato come schiavi per tutta la vita, viaggiare è la vita. E’ la scuola migliore che si possa scegliere per vivere al meglio, per imparare a stare al mondo in equilibrio, con rispetto e amore.
Per concludere, la felicità risiede dentro di noi e ognuno ha il compito di ricercarla, trovarla, e poi condividerla. ed è proprio nel momento in cui viene condivisa, che diventa più grande e luminosa…E tutto ha un senso.

Il pensiero e la musica. Si dice che il pensiero crei e la musica concretizzi l’energia universale..cosa pensi in merito?
Che il pensiero sia creativo è una realtà. Ma raramente si parla del pensiero creatore.
Però qui forse ci si dilungherebbe troppo in argomenti che è seriamente difficile riportare con chiarezza in parole.
Credo, come dicevo prima, che noi esseri umani possediamo capacità incredibili che ci permettono di avere una relazione con la musica, la quale esiste già in natura, in tutte le cose. Siamo in grado di manifestare cose bellissime grazie alle capacità che ci sono state donate e quando la musica viene percepita non come uno strumento ma come una presenza divina, saggia, bellissima, allora potrebbe avvenire che sia proprio un essere umano il canale di qualcosa di infinitamente superiore, vasto, bellissimo. Possiamo essere noi uno strumento, un canale di condivisione di questa energia universale, attraverso il suono.Credo non ci siano però parti passive o attive della cosa, uno scambio del genere può avvenire solo rimanendo attivi e connessi al tutto, in primis partendo da noi stessi. Siamo uno strumento, con il nostro corpo, ma siamo anche la fonte di quell’energia universale, perchè essa risiede in ognuno di noi. Consiglierei comunque qualche lettura al riguardo, magari libri sulla teoria dell’uno,perchè mi rendo conto che sia un argomento un po’ complesso e che questo paragrafo potrebbe essere letto da molti come un’accozzaglia di pensieri sconclusionati un po’ new age.

Qualsiasi dedica o messaggio tu voglia pubblicare.
Ringrazio il mio compagno Edoardo Ponticelli, musicista brillante, per essere stato un maestro negli ultimi due anni, ringrazio Camelia, donna incredibile che in questo ultimo mese ha portato più chiarezza e amore nella mia vita, ringrazio i miei gatti per l’amore incondizionato, i miei genitori, persone semplici e straordinarie a cui devo tutto. E il ringraziamento più grande a PachaMama, sono tua figlia e messaggera e vivrò la mia vita all’insegna dell’amore e della comprensione, affinchè più persone capiscano il vero significato dell’amore e della felicità e che tu non ci appartieni, noi apparteniamo a te.

Pagina Instagram: sarafrusciantear / sara.frusciante

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