di Alessandro Cocco Editore

 

 

 

 

MADRE OMBRA

di

Matteo Porru

“Scrivo e parlo. E intanto vivo.”

M.Porru

In queste dirette, sintetiche e significative parole Matteo si palesa in tutta la sua naturale artisticità, segnata dalla modestia con cui ne esprime ogni sua specificazione. Non mi stupisce, infatti, che la casa editrice La Zattera abbia proposto come proprio autore il giovane talento facendolo conoscere in quanto scrittore. Di fatto, la stessa, ricerca, propone e crede solo in coloro che io amo definire scrittori d’Arte, ossia coloro che pensano con l’interiorità ma scrivono di cultura, storia, personaggi inventati ma resi vivi dalla maestria intellettuale di chi li crea e di chi li edita. Non a caso nasce in tempi storici remoti con colui che ha creato la cultura libraia ed editoriale in Sardegna, riproposta poi dall’erede.

Madre Ombra è il libro per cui qualsiasi animo materno ringrazia l’esistenza di un tale talento come Matteo Porru, il qual scrittore prosa la sua creatività in ogni singolo soggetto a cui ha dato vita in tale opera. Egli, anima per mezzo del parlato scritto persino ogni singola espressione di Lara, la cui cecità le oscura la visuale del mondo limitandola a vivere nell’ombra. Siamo, però, sicuri che l’oscurità celi l’ambiente circostante o essa stessa permette d’immaginarlo come dovrebbe essere? L’ombra risveglia sempre la luce, mettendola in mostra a chi sembra vedere d’occhio suo.

La protagonista del libro è Lara Diotalevi la quale, come dispone l’anteprima dettata dalla scelta editoriale… “ è una bambina con il buio dentro. Trascorre i suoi primi ventun anni in un orfanotrofio, curata amorevolmente da Suor Elsa, una monaca speciale. Il quotidiano pregare e passeggiare s’interrompe quando lei, ormai maggiorenne, decide di andare a scoprire il mondo. (……) Alla ricerca di sé, scopre i retroscena, i segreti, i mali del mondo. E realizza di non aver mai vissuto davvero.”

Cito la trama per non anticipare il detto prescelto nel rispetto della sintesi che si vuole dare al pubblico, ma aggiungo il mio empatico approccio con Madre Ombra che rappresenta per me tutto ciò che significa l’Amore, inteso in ogni sua manifestazione ch’essa sia materna, fraterna, paterna e non circoscritta a una coppia.

MostrArte non si propone e mai si proporrà come semplice presentazione autoriale, giornalistica o, ancor meno, editoriale di un qualsivoglia scritto. Non solo perché facendolo si presuppongono competenze tecnico-informatiche che svuoterebbero lo scopo prefissato; ma anche perché il senso del mio scrivere è svelare l’Anima non la tecnica, di cui mi disinteresso per natura e per la noia a cui soggiace il mio Spirito anche solo alla sol pronuncia del termine. MostrArte parla dell’essenza altrui che nella realtà attuale si traduce in Arte. Non per nulla s’accomunano nell’iniziale, in simil modo di MostrArte e Madre Ombra.

Ho deciso ordunque di dar vita a questa nuova rubrica intenzionalmente con Matteo in quanto massima espressione del contenuto e dell’obiettivo del mio Blog, o meglio detto, di me stessa  che poco differisce dal citato.

Madre Ombra è una profonda lettura sull’interiorità, sui dialoghi personali e introspettivi e, non meno importante, sull’amicizia, fonte di forza a mio avviso. Lo scritto riconduce alla vita quotidiana di una giovane fanciulla che scoprirà il mondo grazie al fatto che lo ha vissuto nell’ombra, perciò lo ha percepito con l’Anima.

E, non solo, con la sua.

Harley Tokyo

Matteo Porru è nato a Roma nel febbraio 2011, ma studia e vive a Cagliari. Le sue pubblicazioni con La Zattera di Alessandro Cocco sono The Mission e Quando sarai grande, dopo svariati racconti pubblicati in formato digitale.

Le informazioni personali e trama sono state tratte direttamente dal libro.

Ora egli è dipartito da questo strano mondo un po’ prima di me. Questo non significa nulla. La differenza tra passato, presente e futuro è solo una persistente e testarda illusione.

A.Einstein

Capire di ritornare laddove hai lasciato qualcosa d’incompiuto semplicemente acconsentire a chi continua a vivere di completarsi, di ritrovarsi o di credere nuovamente a qualcosa o qualcuno.

 É un incontro di sguardi a determinare il riconoscersi nel corso della nuova esistenza, volta a condurti dove la tua futura Anima decide per te e in qualsiasi corpo consideri adatto a svolgere la propria missione.

Ho sempre trovato di una comicità disarmante la convinzione umana di poter arbitrariamente decidere della vita senza dar conto a quel compito per cui siamo nati, o perché no?!…Rinati.

Credo però sia di gran lunga più spensierato il viver inconsapevole seppur privo d’emozione a parer mio.

Al di là di noi, ci riporta nel mondo reale che t’illumina e chiarisce tutti i quesiti primordiali che talvolta non trovano mai risposta, poiché non tempestivamente posti o suppongono in menti oscurate dal buio della quotidianità.

Rita riesce a svelare il “Segreto delle Anime” in sincronicità con il reale, spiegando implicitamente cosa voglia dire nascere nella sostanza dell’umano o, rinascere.

Potrai andare in luoghi lontani

Lottare contro te stessa

Scappare dal tuo riflesso

O, dalle tue reminiscenze…

Ma il motivo per cui percorri la vita ti

Riporterà sempre nel punto dal sentiero in cui devi essere.

Anche…

Contro il tuo volere.

L’Anima ti conduce e se imparerai ad ascoltarla,

la sentirai.

Rita, addirittura ne ha trascritto il parlato con tutta la magia di cui ne è capace: quella dello scrivere, o del talento.

Un’ovvietà? Banale risposta quella sottintesa se non fosse per MostrArte e la sua esigenza di riferirsi a un altro tipo d’estro, ossia non quello usuale del termine bensì interpretativo della comunicazione animica e della sua trasposizione.

È questo “La zattera edizioni”, sin dagli albori dei tempi. È l’eccezionalità che erge dal centro d’un circostante ordinario mondo editoriale. Non arduo da comprendersi visto la capacità di mostrare gli scrittori d’Arte.

“Sono nata morta 44 anni fa, il 1 Aprile del 1973. Ho conosciuto la morte ancora prima della vita e ricordo perfettamente cosa accadde in quei momenti interminabili in cui ritornai a casa.

E ricordo anche il motivo per cui, a un certo punto, capii  che dovevo ritornare qua.”

Rita Piras – Al di là di noi, il segreto delle anime.

PAOLO MONTALDO E IL BULLISMO: DIKE E NEMESIS

                                                    

….“Emerson Maurice Aitken non era un uomo come gli altri, aveva un dono…un dono che si è rivelato essere la sua più grande maledizione. Non era un artista, lui era l’Artista per eccellenza.  Ogni sua opera era vera, viva… All’apparenza Emerson  era l’opposto delle sue opere…Se il mondo avesse scoperto chi lui fosse lo avrebbe sbranato…”….( NEMESIS)

Avere un dono artistico talvolta si può rivelare un’arma a doppio taglio, poiché nel momento in cui lo usi potresti riceverne di riflesso ogni tipo di evento consequenziale preventivato o meno. La difficoltà peggiore è però quella d’addivenire persona a prescindere dalla propria ricchezza artistica donata dall’Universo. Ciò è, per certo, il peggiore oltraggio che un Artista possa fare a se stesso, o meglio detto Dono Artistico.. Del resto come può un Artista considerarsi disconnesso e distinto dal proprio dono che addiviene un semplice riflesso di sé e del proprio Io, cosciente o, talvolta, totalmente imprigionato nel sensibile.

I doni, non sono altro che un modo d’essere dell’individuo il quale si prostra per gli altri , all’utilizzo degli stessi ai fini benevoli di salvezza. Ma, salvezza di cosa o di chi? Il più delle volte del prossimo in modo totalmente disinteressato da non rendersi conto di quanto questi doni stessi possano essere oggetto di scherno, di strumentalizzazione o, ancor peggio, d’inganno. Emerson ne è l’emblema: la sua artisticità è talmente rara da voler esser vissuta dall’Artista stesso in modo celato, esclusivo, assolutamente privato. I più si chiederanno come  mai un genio siffatto voglia considerare i propri doni oggetto di personalizzazione e non porli all’occhio del pubblico. I più non capiranno mai quant’essi possano rivelarsi lesivi per gli altri e per l’Artista stesso se, generalizzati o, a dir il vero, svelati.  

Dunque, per Emerson il proprio talento è un segreto…ma che dico, pur’io! Essi sono IL talento da proteggere, custodire non solo per la singolare riservatezza, bensì per impedire che la loro manifestazione pubblica leda gli altri. Ma, talvolta, l’Artista commette l’ingenuità di fidarsi delle parole altrui o di un’apparente amicizia che però prescinde dalla sua sensibilità nascondendo le proprie intenzioni conducendolo a svelare ciò che aveva giurato sin dall’infanzia di non mostrare mai a nessuno… Ecco, queste sono le conseguenze della fiducia, dell’affidarsi a qualcuno.

DIKE parla, quindi, dell’animo di Emerson troppo afflitto dall’incapacità altrui di comprenderlo, ma al contempo affascinato dalle bellezze del mondo tanto da richiederle nell’Arte. Una rara similitudine affiora nelle menti di chi ama i propri doni artistici , ma non li vuole condividere poiché difficilmente avranno un effetto positivo sugli altri e l’ultima cosa che l’Artista vuole è rovinare o far svanire l’Arte, per il quale non è altro che la ragion di vita. Emerson celava i suoi doni, per proteggerLa, subendo così i giudizi altrui, l’autoritarismo di massa, i conformismo, le maldicenze e, ancor peggio, le bugie o gli inganni di chi dice di apprezzare il tuo talento.

Emerson in realtà più conosciuto di quanto si possa immaginare: è quello stato d’animo che proviamo all’esordio della messa alla gogna della propria Arte . La gogna…forte termine, lo so, ma nulla di più simile può aver sentito Maurice quando scoprì il vero volto di colui che si fidava, perché in fondo c’è sempre un po’ di Emerson in ognuno di noi.

 

 

“Vieni con me nelle tenebre… Ti passo a prendere vedo un po’ di libertà nelle mie fobie  ..vedo un po’ di verità nelle tue bugie Puoi trovarmi nelle cose che non troverai  Puoi ascoltarmi nel ricordo di quello che sei…”  ( Tenebre- Ultimo/Sercho)

 

Il bullismo inconsapevole ma volontario di Russ

NEMESIS interviene qui. Molto spesso ciò che Emerson può significare dentro di noi  segna così tanto da trasformarsi in una lotta interiore sfociante in rabbia repressa, tale da rendere necessario un dominio istintivo e prevaricatore sugli altri, noncuranti della sensibilità del prossimo. Invero, è proprio quella che i dominatori rabbiosi vanno cercando per poterla esasperare, opprimendo in toto la vittima prefigurata. Chissà se mai penseranno una volta nella loro vita, ch’essa non è altro che una  persona semplicemente, diversa.

Si sa però, che i diversi sono sempre incompresi, giudicati, sentenziato dall’egocentrismo collettivo fino ad essere ghettizzati.

Russ, in tal caso appare inconsapevole ma non verso l’opinione dell’amico e della necessità di dar sfogo alla sua frustrazione, piuttosto nei confronti di se stesso: non riesce ad accettare la personalità di Maurice nell’Arte. Ciò lo porta a decidere per lui, dominandolo nell’unico mondo in cui aveva il coraggio d’esser se stesso; l’unico in cui si sentiva sicuro, togliendogli pure il suo amor proprio  anche artisticamente.

Russ ed Emerson sono i protagonisti di una storia di bullismo scritta egregiamente da Paolo Montaldo, esperto uomo d’Arte e Anima. Infatti è stato editato da Edizioni-La Zattera.

Esser se stessi del resto non costa nulla.

No, invero, solamente la voglia di vivere con fiducia verso chiunque.

Lo scrittore Paolo Montaldo e La Zattera migliorano l’Arte con il loro sol esistere, poiché artisti sì nobili sono rari. E, la casa editrice sarda li riconosce sempre.










FARFALLE NEL VENTO







A mio padre e a mia madre. Farfalle nel vento, macchie di colore contro il cielo. E a tutti i sognatori che credono ancora di poter cambiare il mondo. C.Musio







Cosa è giusto per te? Chi può dirlo? E, soprattutto come capirlo?... Molti pensano di saperlo nella loro assoluta presunzione o concezione dogmatica dell’esistenza e della sua conduzione personale. La difficoltà primaria nella scoperta di sé, il più delle volte è capire cosa cerchiamo e vogliamo dalla vita anche se prima di tutto riusciamo a capire cosa non desideriamo avere accanto attraverso le esperienze vissute e gli inganni altrui. Arianna sa bene cosa non vuole essere. Sa chi non vuole ricordare. Sa di chi non sarà mai il riflesso. Di contro, sa chi vuole essere: una Donna, prima di tutto. Amava l’idea di studiare e progredire. Una banalità direte voi, ma per le mentalità dogmatiche e inflessibili rappresenta il peggiore degli incubi concretizzati in realtà. Ci fu un tempo in cui Viola conobbe l’amore, quello puro e immediato che toglie ogni primordiale timore di affrontare il mondo. Viola sentì al primo sguardo di Giuseppe la sua appartenenza animica e destinata a quell’uomo così diverso dalle sue ferree prospettive familiari e sociali da porla davanti alla scelta più difficile della sua vita: lasciarsi andare all’amore o fuggire nell’oblio sociale. Come di consuetudine a farla da padrona fu il sentimento, a discapito di qualsiasi convinzione politica, religiosa, tradizionale e familiare. Viola seguì il suo cuore, dimenticando però il coraggio di tutelarlo dall’ignoranza altrui. Quello che però donò inconsapevolmente a chi le ricorderà chi avrebbe potuto essere, se solo lo avesse voluto. Sofia vuole conoscere Marco attraverso le parole della madre Alice, che senza esitazione la coinvolge nel passato di quella giovane ragazza dalla forza di una rivoluzionaria che inseguiva gli occhi del lettore appassionato con cui riusciva a mostrarsi per ciò che era realmente. A soli pochi anni Sofia scopre cosa voglia dire l’amore per la cultura e la volontà di decidere per la propria vita senza dettami prefissati dalla religione o peggio dai politicanti. Arianna amava leggere, studiare e soprattutto amava farlo attraverso gli occhi di Marco, colui che le permetterà di essere se stessa, di seguire le sue idee anticonformiste, di fare ciò che nessuno aveva ancora il coraggio di fare da donna: esserlo! E, diventare una studentessa che persegue il suo sogno di cambiare la società patriarcale sostenuta da colei che mai avrebbe voluto rassomigliare nella società, simbolo di un dogma ben troppo fossilizzato. I dogmi. Li potrei definire il vero male del mondo. Convenzioni mentali che conducono a null’altro che a emozioni, sentimenti, relazioni convenzionate. Scusate il voluto gioco di parole, ma vorrei consolidare l’assomiglianza significativa e sonora della convenzione dogmatica esistenziale. Il dogma d’essere consente la convenzione mentale: ti dicono come devi essere e tu ti convinci che sia giusto così. Il tradimento più grave che tu possa fare a te stesso. “La libertà non è fare ciò che si vuole. Neanche l’uomo più ricco del mondo può fare quello che vuole. Ci sarà sempre il sole, l’ombra, il freddo ad obbligarlo a fare qualcosa di diverso. La vera libertà è essere se stessi, coltivare e mostrare al mondo quello che si è davvero.” (F.Caramagna) L’insegnamento più grande che la Musio ci ha dato con il suo “Farfalle nel vento” è che la vera forza motrice della società siamo noi e la nostra volontà. Noi solo possiamo determinare chi siamo e determinarlo a sua volta nella società in cui viviamo. Senza la capacità di amarsi come si è, accettarsi e volersi mostrare agli altri per la propria natura non saremo mai pronti a cambiare il mondo, perché non sappiamo neanche come vivere in esso. O, con quale faccia….








“In fondo erano due sconosciuti. Che si erano sfiorati in una città distrutta. E, senza spiegazione e senza ragione, avevano intrecciato i loro sogni” C. Musio Edizioni-La Zattera






MIMMA

Anche per te vorrei morire ed io morir non so Anche per te darei qualcosa che non ho. E così, io resto qui. Anche per te la vita potrebbe sorridere di nuovo, ricordandoti che amarsi non è poi quest’assurdità come ti han fatto credere. Anche per te in fondo, ci sarà una possibilità di riscatto d’amore che ti riaprirà il cuore sigillato dalla crudeltà degli eventi. E, anche per te, un sospiro ci sarà quando il tempo, di specchiarti di nuovo, ti permetterà.




Erano i tempi della guerra, tempi in cui ci si è scordati dell’amore, a favore della libertà e della giustizia. Un netto controsenso che determina ogni azione di dominio territoriale, aggravato dall’ideale razziale di supremazia. Proprio in questo contesto storico-sociale nasce Mimma, figlia di una cernitrice e un falegname, che si dedicherà allo studio prima e alla coltivazione dello zafferano poi, grazie al sostegno della sua amabile famiglia e madrina Anna. La vita di Mimma si dispiegherà in un’incessante alternanza di colpi di scena e critiche vicissitudini che porteranno il lettore a guardarsi dentro e riflettere su quando il passato possa insegnare e influenzare il futuro personale, ma soprattutto storico-sociale. Come riportato nel libro, la trama di saggia scelta editoriale “…. Le vite dei personaggi ruotano intorno a Mimma, intrecciandosi come pedine sulla scacchiera della Storia che determina conseguenze incontrollabili. Sullo sfondo prendono vita la dittatura di Mussolini, i manicomi, la Seconda guerra Mondiale fino ad approdare al clima di terrore delle Brigate Rosse. Colpi di scena, avventure e incontri segneranno la vita di questa donna forte e romantica. Mimma sarà capace di affrontare i dolori più grandi, saprà rinascere e apprenderà dalla scuola della vita e della natura che, per diventare farfalle, prima “bisogna nascere bruchi”.

Quando meno te l’aspetti il respiro si blocca. Ti sembra di non reggerti in piedi da quanto il ronzio alle orecchie è forte e rotei intorno alla stanza in cui ti trovi, ma in realtà non ti muovi di un millimetro. Tutto t’appare come un film in costante moviola senza aver piena consapevolezza di cosa stia realmente accadendo, sai solo che fa talmente male da sperare solo una cosa: non sentire più quella punta lacerante al petto, alla gola tanto da sfiorarla quasi ad accertarti non vi sia conficcata per davvero una lama tagliente. Invero il taglio vi è; ha solo una diversa forma, astratta, ma più vera della verità, in una significazione complementare detta dolore. Potrei, anzi, dovrei parlarvi di Mimma in termini più presentativi ed espositivi di quanto io abbia deciso di fare, ma questo libro per me non è solo tale. Innanzitutto è un’opera, frutto di una mente eccelsa ma ancor più di un animo sensibile e lungimirante, oltre che introspettivo, proprio di chi amo definire scrittore o scrittrice. Di seguito Mimma mi ha rapita, mi ha turbata, mi ha colta di sorpresa, mi ha smascherata, mi ha afflitta o all’unisono posso sussurrare che mi ha ricordata. Non riesco nel modo più assoluto a distaccarmene emotivamente e parlarvene in luogo d’arte. Proprio per queste motivazioni, sotto le note del mio amato Battisti come in Mimma si ricorda farò del mio possibile per mostrarvi la Mimma ribelle, forte, romantica, risoluta nei valori e nella fedeltà ad essi, amante dello studio e del lavoro, soprattutto quello creativo, nonché della Natura che altro non è che emanazione materna divina del mondo. Coll’animo ricolmo di ricordi il pensiero a Mimma va da ogni mia sfaccettatura caratteriale e personale…uno spirito così libero come il suo, la vita non poteva di certo lasciarlo sfuggire alle sue grinfie mettendolo alla prova fino allo stremo fino a farlo avvilire, denutrire, denaturare e, ancora, a desiderare di dimenticarsi… Intento spigolo nel mio siffatto dire che, secondo un percorso a noi ignoto quasi ironico se vogliamo, la vita al suono evocativo di libertà, soprattutto, spirituale s’indispone azionando la “messa in prova” continua, palesandosi come il dolore. La mia analogia giuridica non è casuale. Il caso infatti non esiste, ma la sensazione di essere in gabbia nel mondo, si. Quando il più volte citato dolore ti si presenta davanti lo fa con tutta la potenza indomabile, insolente, e imprescindibile. Lui decide di appropriarsi di te e farti dimenticare chi tu sia realmente, poiché ricordarsi significherebbe morire un’altra volta.

Anche per te vorrei morire ma io morir non so…

Morir dentro, proprio là dove risiede un vuoto ingombrante e tutto è ammesso per colmarlo e non sentirne più l’eco interiore assordante per giungere a dimenticare chi tu sei sempre stata per diventare ciò di cui hai bisogno per sopravvivere. Si tratta di una considerazione sin troppo semplicistica se la consideriamo dal punto di vista della contrapposizione contenutistica tra luce e oscurità. Basta solamente, spegnersi. Non sentire. Non sentirsi. L’oscurità pervade i sensi a tal punto da condurci nella dimensione più bassa in cui possiamo vivere, quella dell’odio. La cosa peggiore è ch’esso è rivolto a te stessa e di riflesso la ricerchi negli altri quasi a riprova della legittimità della tua scelta di assentarti da te, dal tuo Io, determinata però dal pathos e dall’esigenza di scappar da esso. Quando assaporerete intellettualmente lo spessore emotivo e familiare di Mimma, rifletterete su come i pregiudizi possano lacerare i rapporti umani tanto da far dimenticare anche chi ti ha aiutato a nutrirti, a crescere, a resistere. O, chi ti ha fatto del bene senza chieder nulla in cambio. Le mani della scrittrice Valeria Pecora ha dato vita a un capolavoro letterario, di stringente livello emotivo capace di lasciar il lettore stupefatto dall’evolversi degli eventi inaspettati e ben strutturati. Il racconto della vita di Mimma è narrato con una tale delicatezza terminologica da rendere ardua la lettura, senza un coinvolgimento sentimentale. Valeria narra di Mimma, ma inconsapevolmente parla della personificazione del vissuto di una qualsiasi donna sopravvissuta. Le resilienti, così amo definirle. Definirci.


"Se un figlio nasce qualcosa non muore, non morirà mai. Un figlio è eternità, dolore che diventa bellezza, piaga che guarisce, è l'inno più dolce da cantare nel tempio."
Edoardo Zanda





DIALOGHI

di
Harley Tokyo

-Se resisterai al dolore lui ti divorerà lo sai, questo, Tokyo?
-Ma io non resisto al dolore, Harley…quello l’ho accettato. Io resisto alle sue cicatrici. Resisto alla vita, non al dolore.
-Tokyo, il dolore non si accetta si subisce, ma finché non t’appelli al tuo angelo custode non lo supererai mai. Guardami! Ti basta per capirlo…
- Harley, io mi ci sono già appellata infatti mi ha salvata nascondendomi dietro un bancone del bar e i suoi cappuccini..- rise Tokyo amaramente.
-Tokyo …non ti potrà nascondere per sempre. Non pensare non ti permette di andare avanti e oltre.- disse l’amica bionda nel tentativo di far riflettere l’amica.
-Non importa Harley, ciò che conta è che mi faccia ridere, così almeno ci si distrae e non mi vedono, mi guardano e basta. Questo li convince di conoscermi.
-Farti ridere Tokyo? Pensi che sia la risposta a tutto? Lo sai anche tu che è di una banalità assoluta!!- sbottò Harley delusa dall’atteggiamento ostinato dell’amica incurante dei suoi traumi esistenziali. – Se ti conoscessero davvero non ti farebbero mai ridere perché capirebbero che non è ciò di cui hai bisogno, ma solo l’ennesimo superficiale tentativo di dimenticarti. Chi non lo capisce non ha capito nulla di te. Tu non hai bisogno di questo!!- sbottò l’amica.
- Non decidere per me Harley, io e solo io so cosa è giusto per me-intervenne con decisione Tokyo.
-Io una chiacchieratina con il tuo angelo custode me la rifarei, giusto per aggiustarti un po’…
-Si è rassegnato pure lui!- disse Tokyo nella speranza che il sarcasmo potesse perlomeno far tacere la sua amica ostinata a salvarla da se stessa, senza che lei glielo avesse mai chiesto.
-Credi di più e ridi di meno Tokyo- sentenziò Mimma.
-E, tu Mimma…Tu ci credi agli Angeli?-intervenne Harley con tono quasi sospirato per paura di ledere in qualsivoglia modo la sensibilità della donna che le si presentava davanti e la fissava come se la stesse guardando, ma in realtà scrutava l’amica mora con la sua classica giacchetta in pelle che si preparava l’ennesimo cappuccino, al sol fine d’isolarsi dai loro discorsi. -No. Non ricordo neanche chi siano- disse Mimma che continuava a fissa Tokyo.
-Sono i tuoi ricordi. Proteggili, amandoti e loro ti si riveleranno nell’Amore. Con l’Amore- sospirò la donna che amava celarsi dietro il bar per non ricordarsi del mondo, sempre e comunque vestita di nero e con la sua cup take away in mano, anche se per strade diverse da quelle anglosassoni.

E, tu che stai leggendo..Tu, credi negli Angeli? Ricordati di rispondere a questa domanda mentre leggerai di Mimma, la resiliente.




Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi Lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai Per te che un errore ti è costato tanto Che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto Anche per te vorrei morire ed io morir non so Anche per te darei qualcosa che non ho E così, e così, e così Io resto qui
Anche per te -L.Battisti